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Biocarburanti liquidi

Da quali biomasse si ricava il biodiesel?

Il biodiesel da oli vegetali vergini e da oli vegetali esausti
Essendo ricavato principalmente da oli vegetali, il biodiesel utilizza ovviamente la medesima materia prima impiegata per la produzione di olio vegetale: le piante oleaginose.

Delle oltre 4.000 specie di piante oleaginose presenti sul pianeta, alcune vengono massicciamente utilizzate per produrre olio vegetale, mediante spremitura dei semi, e quindi biodiesel in seguito a un processo di transesterificazione.

Nei climi temperati, le principali colture oleaginose sono:

• soia

• colza

• girasole

Tutte e tre queste specie vengono coltivate anche in Italia, in particolare nelle regioni centro-settentrionali.

Interessanti per il clima mediterraneo, tipico dell'Italia meridionale, risultano alcune specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, in particolare Brassica carinata, conosciuta anche come cavolo abissino, e Crambe abyssinica. Si tratta di specie che oggi hanno una diffusione limitata a pochi ettari, ma che in futuro potranno dare un'importante contributo alla creazione di filiere energetiche su scala regionale.

Nelle regioni tropicali prevale soprattutto la coltivazione di palma da olio, che da sola rappresenta circa il 20% della produzione globale di oli vegetali. Nei climi caldi si può ricavare olio vegetale anche dalla palma da cocco, dall'arachide e dal cotone.

La palma da olio, in particolare, offre ottime rese energetiche ma è anche causa di notevoli problemi ambientali. Infatti la crescente richiesta di olio di palma per usi alimentari, cosmetici e anche energetici, ha portato alla distruzione di vastissime aree di foresta pluviale, soprattutto in Indonesia e Malesia (per approfondire, vedi anche "Aspetti ambientali").

La rigenerazione degli oli vegetali esausti 

Attraverso una corretta raccolta differenziata e il successivo avvio a processi di rigenerazione, gli oli vegetali usati consentono di ottenere lubrificanti, mangimi animali e anche biodiesel.

Nell'acceso dibattito sulla sostenibilità ambientale dei biocarburanti, spesso si trascura il fatto che la maggior parte degli oli vegetali venga utilizzata per scopi alimentari, come olio di frittura o all'interno di alimenti confezionati, anzichè energetici.

Di tutto l'olio vegetale impiegato nel settore alimentare italiano, alcune decine di migliaia di tonnellate diventano olio esausto, residuo soprattutto di fritture del settore della ristorazione. Si tratta di un'olio che, a causa del trattamento termico subito, ha perso le sue caratteristiche originarie e si è trasformato in una sostanza pericolosa per l'ambiente.

L'olio vegetale non è completamente biodegradabile e, se smaltito attraverso gli scarichi fognari, provoca un grave danno ambientale. Inoltre lo smaltimento non corretto causa seri problemi ai depuratori urbani.

 
Al fine di organizzare la raccolta dell'olio esausto e di impedirene la dispersione in ambiente, dal 2001 è attivo il C.O.N.O.E., Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti.

Le rese agricole

La tabella sottostante mostra il confronto tra le rese per ettaro delle principali oleaginose. I dati sulla produttività si riferiscono alla situazione italiana (palma da olio esclusa, ovviamente).

COLTURA ton. semi/ha
litri olio/ha
 GIRASOLE  2,5-4  952
 SOIA  3-4  446
 COLZA  2,5-3  1.190
 PALMA DA OLIO
 n.d  4.500

La produzione nazionale di olio vegetale

Da coltivazione di oleaginose

La superficie italiana destinata alla produzione di colture oleaginose presenta numeri importanti, riportati nella tabella sottostante (dati in ettari, fonte Istat).

COLTURA
 ANNO 2006
ANNO 2007 ANNO 2008
ANNO 2009
 Soia  171.000 130.000
110.000
 135.000
 Girasole  144.000 126.500
115.000
 125.000
 Colza  3.500 7.000
12.500
 23.000
 Totale 318.500 263.500 237.500 283.000

Nel 2009, risultavano circa 3.000 ettari di girasole e oltre 20.000 ettari di colza destinati alla produzione di olio vegetale puro e biodiesel.

Nonostante la crescita delle superfici dedicate a coltivazioni no food, il nostro paese è ancora oggi fortemente dipendente dall’import di semi e olio dall’estero. Tra i principali problemi, incide soprattutto il mancato avvio di filiere produttive su scala locale, a causa anche dello scarso coinvolgimento degli agricoltori nel ciclo produttivo. Dall'altro lato, i produttori italiani di biodiesel trovano spesso più conveniente importare semi e olio dagli altri paesi europei o extraeuropei.

Da oli vegetali esausti

Il Consorzio C.O.N.O.E. stima in 280.000 tonnellate la quantità di oli e grassi vegetali ed animali esausti prodotti ogni anno in Italia. Nonostante l'obbligo dello smaltimento differenziato e i crescenti risultati ottenuti dal consorzio, molte decine di milioni di kg scompaiono ancora nel "nulla", smaltiti illegalmente negli scarichi oppure riutilizzati nel settore alimentare. 

Non mancano tuttavia i buoni esempi da imitare. Nel Regno Unito, alcune famose catene di fast food hanno organizzato il recupero su scala nazionale degli oli di frittura esausti, per la trasformazione in biodiesel e per l'utilizzo nei veicoli aziendali. E' inoltre in  progetto in Galles una centrale elettrica da 50 megawatt, alimentata anch'essa da olio di frittura, in grado di fornire energia elettrica ad almeno 60mila abitazioni.

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