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IVA e fatturazioni

Detrazioni risparmio energetico e detrazioni ristrutturazioni edilizie

IVA: aliquote, modalitÓ di esposizione in fattura, importi detraibili e detraibilitÓ dell'imposta

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IVA facilitata per interventi di recupero del patrimonio immobiliare
Importi fiscalmente detraibili e detraibilità dell'IVA
Fatturazione e modalità di pagamento
La ritenuta d'acconto dell'8%
Conservazione della documentazione

La normativa che disciplina l’imposta sul valore aggiunto (IVA) prescinde da quelle che regolano le detrazioni fiscali. L’IVA viene determinata  rispetto a specifici prodotti e servizi e li "segue" nelle diverse filiere contabili, qualsiasi sia l’ambito nel quale viene poi regolata l’imposta, a meno che non siano dettate specifiche limitazioni.

Un esempio di facile comprensione è quello dei libri, ai quali è attribuita l’IVA del 4%, per facilitarne la diffusione.  Ma con un limite: l’IVA agevolata non può essere attribuita ai volumi con scopi promozionali o pubblicitari che sono assoggettati all’aliquota normale, il 22%.

Così, il fatto che i prodotti e servizi sottoposti ad IVA facilitata siano utilizzati per le detrazioni di imposte sui redditi, non è determinante ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. La facilitazione è accordata agli "interventi di recupero edilizio" per promuoverne la diffusione, ed è del tutto ininfluente il fatto che le spese vengano poi effettivamente detratte in sede di  dichiarazione dei redditi.

IVA facilitata per interventi di recupero del patrimonio immobiliare

Le cessioni di beni (materiali e prodotti) e le prestazioni di servizi (manodopera e altre specifiche prestazioni) effettuate per la realizzazione degli interventi ammessi alle detrazioni per il risparmio energetico e per le ristrutturazioni edilizie, sono assoggettate all’IVA in base alle aliquote previste per i cosiddetti "interventi di recupero del patrimonio immobiliare".

La definizione dei casi in cui l’aliquota agevolata è applicabile è piuttosto complessa. Un primo riferimento è la circolare 71/2000 dell’Agenzia delle Entrate,  mentre la più autorevole fonte di stabilizzazione del regime agevolato per interventi di manutenzione realizzati su immobili residenziali (detrazioni ristrutturazioni edilizie) è la Finanziaria 2010. Per implicita assimilazione, tutti gli interventi ammessi alle detrazioni per il risparmio energetico sono ammessi allo stesso regime.

La regola base e le eccezioni

La base del ragionamento è che si applica il 10% alla manodopera e ai prodotti e materiali necessari all’esecuzione dei lavori, mentre si applica il 22% alle prestazioni professionali e ai beni "significativi" (cioè i prodotti finiti di un certo "valore" acquistati da terzi).
Questa regola base è però stata assoggettata, negli anni, ad una serie di distinguo e di precisazioni contenute in diverse leggi e circolari dell’Agenzia delle Entrate. Il quadro che ne risulta – non del tutto privo di ambiguità – può essere riassunto nei punti che seguono.

Fornitore unico
Se il fornitore dei beni e dei servizi necessari all’intervento è unico – e si configura quindi come "appaltatore" dell’operazione complessiva – non è più rilevante la distinzione rispetto a chi fornisce i beni all’utilizzatore finale e l’intera fornitura può essere assoggettata a IVA 10%, con i limiti previsti nei capoversi seguenti.
Attenzione però: se i beni vengono acquistati separatamente e dunque non fatturati dall’appaltatore, essi tornano ad essere assoggettati all’IVA 22%.

Beni significativi
Anche all’interno di una fornitura unica (appalto) vi sono comunque dei limiti all’applicazione dell’IVA facilitata: la più importante è quella relativa ai "beni significativi".
L'Agenzia delle Entrate precisa che "qualora l’appaltatore fornisca beni di valore significativo l’aliquota ridotta si applica ai predetti beni soltanto fino a concorrenza del valore della prestazione considerato al netto del valore dei beni stessi. Tale limite di valore deve essere individuato sottraendo dall’importo complessivo della prestazione, rappresentato dall’intero corrispettivo dovuto dal committente, soltanto il valore dei beni significativi".

In parole più semplici, se il valore imputato ai beni significativi (per le regole su come imputare il valore ai beni significativi vedi oltre in questa pagina) eccede quello della manodopera assommata ai beni non significativi, può godere dell’IVA 10% solo la quota di beni pari a quello della manodopera.

Ecco un esempio in merito tratto dalla Guida dell'Agenzia delle Entrate:

Costo totale dell’intervento 10.000 euro, di cui:
a) per prestazione lavorativa 4.000 euro;
b) costo dei beni significativi (ad esempio rubinetteria e sanitari) 6.000 euro.
Su questi 6.000 euro di beni significativi, l’Iva al 10% si applica solo su 4.000 euro, cioè sulla differenza tra l’importo complessivo dell’intervento e quello dei beni significativi (10.000 - 6.000 = 4.000).
Sul valore residuo (2.000 euro) l’Iva si applica nella misura ordinaria del 22%.

“Beni significativi“ ammessi all’IVA 10%

I beni significativi sono stati espressamente individuati dal decreto 29 dicembre 1999. Si tratta di:

• ascensori e montacarichi;

• infissi esterni e interni;

• caldaie;

• stufe a pellet quando utilizzata come generatore di calore per riscaldare l'acqua che alimenta il sistema di riscaldamento, oltre che per produrre acqua sanitaria. Non rientrano tra i beni significativi le stufe a pellet intese come impianti finalizzati a riscaldare solo l'ambiente in cui si trovano, senza la possibillità di produrre acqua sanitaria o quella che alimenta il sistema di riscaldamento (precisazione contenuta nel Parere dell'Agenzia delle entrate, in risposta alla Consulenza giuridica n. 954-3112014 del 18 marzo 2014 presentata dalla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa).

• video citofoni;

• apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria;

• sanitari e rubinetteria da bagni;

• impianti di sicurezza.

Per differenza, sono da considerare beni non significativi (quindi da assommare alla manodopera nell’effettuare il calcolo dell’IVA facilitata), tutti i materiali e i prodotti non compresi in questo elenco.

Con la Circolare 12 luglio 2018, n. 15/E, l'Agenzia delle entrate, chiarische che "l’elenco deve considerarsi tassativo, in quanto la limitazione all’applicazione dell’aliquota Iva nella misura del 10 per cento opera solo in relazione ai beni indicati dal decreto ministeriale.
Peraltro, i termini utilizzati per individuare i beni costituenti una parte significativa degli interventi di recupero devono essere intesi nel loro significato generico e non tecnico. Conseguentemente, sono classificabili come "beni significativi" anche quelli che hanno la medesima funzionalità di quelli espressamente menzionati nell’elenco citato, ma che per specifiche caratteristiche e/o per esigenze di carattere commerciale assumono una diversa denominazione (a titolo esemplificativo, la stufa a pellet utilizzata per riscaldare l’acqua per alimentare il sistema di riscaldamento e per produrre acqua sanitaria deve essere assimilata alla caldaia (bene significativo); diversamente, la stufa a pellet utilizzata soltanto per il riscaldamento dell’ambiente non può essere assimilata alla caldaia)".

Determinazione del valore dei beni significativi

La legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), al comma 19, ha fornito "un'interpretazione autentica" su come determinare il valore dei beni significativi a cui applicare l'IVA agevolata, quando con l’intervento vengono forniti anche componenti e parti staccate degli stessi beni (si pensi, per esempio, alle tapparelle e ai materiali di consumo utilizzati in fase di montaggio di un infisso).
La legge ha precisato che la determinazione del valore va effettuata sulla base dell’autonomia funzionale delle parti staccate rispetto al manufatto principale.
Nel caso in cui vengano forniti parti staccate di un manufatto (per esempio di infissi, caldaie, ecc.), nel determinarne il valore occorre verificare se tali parti abbiamo o meno un'autonomia funzionale rispetto al manufatto stesso. Se la parte in questione è utile al normale funzionamento del manufatto, allora è considerata come sua parte integrante e va ricompresa nel valore dei beni significativi e non in quello della prestazione.
Se, invece, i componenti o le parti staccate hanno una loro autonomia funzionale, allora non devono essere ricompresi nel valore del bene ma in quello della prestazione (e quindi assoggettati ad aliquota Iva ridotta del 10%).

Nella Circolare 12 luglio 2018, n. 15/E, l'Agenzia delle entrate fa l'esempio dell'installazione di infissi forniti insieme a parti staccate, come, ad esempio, tapparelle o altri sistemi oscuranti. Ai fini della determinazione del valore degli infissi in quanto beni significativi, bisognerà verificare se queste parti sono utili alla normale funzionalità dell'infisso. Se così è, allora il valore della parte staccata va ricompresa nel valore dell'infisso, intesto come bene significativo. Se, invece, la parte ha una sua autonomia rispetto all'infisso, il suo valore non va ricompreso nel valore dell'infisso, ma nel valore della prestazione per gli interventi di ristrutturazione edilizia.

Sulla determinazione del valore specifico dei beni significativi, la Circolare 12 luglio 2018, n. 15/E precisa che da questo deve essere escluso il mark-up, vale a dire il margine aggiunto dal prestatore al costo di produzione o al costo di acquisizione del bene: ciò che conta è solo il costo "originario".

La legge di bilancio 2018 (legge 205/2017) e la Circolare 12 luglio 2018, n. 15/E hanno anche stabilito che la fattura emessa dal prestatore d'opera che realizza l’intervento di ristrutturazione edilizia deve indicare puntualmente, oltre al corrispettivo complessivo dell’operazione, comprensivo del valore dei beni significativi forniti nell’ambito dell’intervento, anche il valore degli stessi beni, evidenziando separatamente l’ammontare dell’imposta con applicazione dell’aliquota del 10% e quello risultante dall’applicazione dell’aliquota ordinaria.

Tutto quanto finora precisato, si applica dal 1° gennaio 2018. Non si applica alle fatture emesse e agli accordi contrattuali stipulati prima di tale data.

Beni finiti

L’aliquota IVA del 10% si applica, inoltre, alle forniture dei cosiddetti beni finiti, vale a dire quei beni che, benché incorporati nella costruzione, conservano la propria individualità (per esempio, porte, infissi esterni, sanitari, caldaie, eccetera).
L’agevolazione spetta sia quando l’acquisto è fatto direttamente dal committente dei lavori sia quando ad acquistare i beni è la ditta o il prestatore d’opera che li esegue.

Regole speciali per pannelli solari

Vi sono regole specifiche che riguardano "le cessioni di impianti termici che producono calore-energia impiegando come fonte energetica quella solare". L’installazione di pannelli solari (beni e manododpera) infatti è sempre assoggettata all’aliquota IVA del 10%.

I dettagli sono indicati nella Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 167/2007.

Prodotti e materiali non ammessi all’IVA 10%

In qualunque caso non si può invece  applicare l’Iva agevolata al 10% su:

• materiali o ai beni forniti da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori;

• materiali o ai beni acquistati direttamente dal committente;

• prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero edilizio;

• prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso la ditta subappaltatrice deve fatturare con Iva al 22% alla ditta principale che, successivamente, fatturerà la prestazione al committente con l’Iva al 10%, se ricorrono i presupposti per farlo.

Dichiarazione di responsabilità

Per usufruire dell’aliquota agevolata non occorre alcun adempimento particolare: è sufficiente una dichiarazione scritta del committente all'impresa che effettuerà i lavori in cui richiede che venga applicata in fattura l'aliquota IVA agevolata. Tale dichiarazione è definita "di responsabilità" perché appunto la responsabilità finale dell’ambito di applicazione (interventi di recupero del patrimonio immobiliare) è sempre del committente.

Nel menu di destra è disponibile un esempio di tale dichiarazione.

Fatturazione

Per usufruire dell’agevolazione, al contrario di quanto accadeva in passato, non occorre più indicare in fattura il costo della manodopera utilizzata separato da quello dei beni acquistati.

Le fatture devono essere intestate allo stesso soggetto che richiede la detrazione.

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Importi fiscalmente detraibili e detraibilità dell'IVA

Per tutte le detrazioni, l’importo massimo detraibile è:

• comprensivo di Iva, quando questa rappresenta un costo, cioè per i privati

• rapportato all'imponibile (IVA esclusa) per le aziende

Dunque se per un intervento con massimo di importo detraibile di 60.000 euro si ha una fattura di 55.000 euro + iva 10% (euro 550), il privato potrà chiedere la detrazione di 55.550 euro, mentre l'azienda (o il professionista con partita IVA) potrà chiedere solo la detrazione di 55.000 euro, cioè dell'imponibile. Ovviamente l'azienda scaricherà l'IVA normalmente, come per tutti i propri costi d'esercizio.

Un caso particolare di non detraibilità dell'IVA:
accade di frequente che una azienda (o più probabilmente un libero professionista) installi pannelli solari che, oltre alla proprio ufficio, forniscono acqua calda anche a privati.
Rispetto a tali impianti, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che, essendo l’IVA detraibile solo dalle società o dai professionisti iscritti ai registri IVA, la detraibilità sussite solo se l’impianto è utilizzato nell’esercizio di impresa, arte o professione. In caso di uso misto impresa / privati, l’IVA può essere detratta solo per la quota relativa all’esercizio di impresa.

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Fatturazione e modalità di pagamento

Le fatture dell’appaltatore o dei singoli fornitori devono essere intestate allo stesso soggetto che richiederà la detrazione e che effettuerà il pagamento.
Tutte le fatture inerenti gli interventi per i quali viene richiesta la detrazione 50% e 65% devono essere saldate mediante bonifico bancario o postale, servendosi di uno specifico modello fornito dalle Poste o dalla banca sia allo sportello, sia in modalità on line. Il modello da richiedere è denominato "Bonifico SEPA per detrazioni fiscali (Art. 16 bis-DPR 22 dicembre 1986, n.917)".
Nel bonifico va sempre indicato il riferimento alla detrazione 65% (ex 55%) o 50% (ex 36%) e:

• il nominativo e codice fiscale/partita IVA del beneficiario della detrazione,

• la ragione sociale e il codice fiscale/partita IVA della società o del professionista che ha emesso la fattura.

Attenzione: i bonifici a diversi fornitori devono essere eseguiti separatamente.

Attenzione: se il bonifico non verrà compilato servendosi del modello fornito dalla banca o dalle poste e con i giusti riferimenti, la detrazione decade.

Nel caso in cui il pagamento delle spese sia materialmente effettuato dalla società finanziaria che ha concesso un finanziamento al contribuente che vuole accedere alle detrazioni, deve essere la società finanziaria stessa che, nel momento in cui paga il corrispettivo al soggetto fornitore con bonifico bancario o postale, a indicare la causale del versamento, gli estremi della norma agevolativa, il codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento e il numero di partita Iva del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato (punto 4.4 della Circolare Agenzia delle entrate n. 11 del 21 maggio 2014).

Le spese che non è possibile pagare con bonifico (per esempio, oneri di urbanizzazione, diritti pagati per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori, ritenute fiscali sugli onorari dei professionisti, imposte di bollo) possono essere pagate con altre modalità.

In caso di più soggetti che sostengono le spese
Quando vi sono più soggetti che sostengono la spese per gli interventi effettuati e tutti intendono fruire della detrazione, il bonifico deve riportare il numero di codice fiscale di tutte le persone interessate al beneficio fiscale.

Condomìni
Ritenendo superate le indicazioni fornite con la Circolare n. 11/E del 2014 e con la Risoluzione n. 74/E del 2015, con la Circolare n. 3/E del 2016, per gli interventi realizzati su parti comuni di un condominio minimo, l'Agenzia delle entrate consente ai condòmini di usufruire delle detrazioni anche a prescindere dalla richiesta del codice fiscale da parte del condominio. Ciò nel presupposto che i bonifici di pagamento siano stati assoggettati a ritenuta d’imposta da parte di banche e poste.
In assenza del codice fiscale del condominio, i contribuenti devono riportare nei modelli di dichiarazione le spese sostenute indicando il codice fiscale del condomino che ha effettuato il bonifico.


Attenzione
: "il contribuente è tenuto, in sede di controllo, a dimostrare che gli interventi sono stati effettuati su parti comuni dell'edificio, e, se si avvale dell'assistenza fiscale, è tenuto ad esibire ai Caf o agli intermediari abilitati, oltre alla documentazione ordinariamente richiesta per comprovare il diritto alla agevolazione, una autocertificazione che attesti la natura dei lavori effettuati e indichi i dati catastali delle unità immobiliari facenti parte del condominio". 

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La ritenuta d'acconto dell'8%

Il 1° luglio 2010 era stata resa obbligatoria la ritenuta 10% ai beneficiari dei bonifici effettuati dai contribuenti per ottenere le detrazioni d’imposta del 65% (ex 55%) o del 50% (ex 36%). La Legge 15 luglio 2011, n. 111, di conversione del Dl 6 luglio 2011, n. 98, all'articolo 23, comma 8 aveva previsto una riduzione della ritenuta, dal 10% al 4%. Infine, dal 1° gennaio 2015, la Legge di Stabilità 2015 l'ha rialzata portandola all'8%. Per maggiori informazioni, vedi la voce nel menu di sinistra.

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Conservazione della documentazione

E' importante conservare con cura gli originali delle fatture o le ricevute fiscali pagate, nonché le ricevute dei relativi bonifici bancari: in fase di dichiarazione dei redditi verranno allegate delle fotocopie, ma in caso di controlli fiscali il beneficiario della detrazione dovrà esibire i documenti originali.

Attenzione: nella documentazione relativa alle detrazioni 65% (ex 55%) va conservata anche l’Asseverazione del tecnico qualificato, che non va invece comunicata all'Enea. Per maggiori informazioni vedi voce "Procedure 65% (ex 55%)" nel menu di destra.

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