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Cessione quota incentivi

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Opzione cessione quote per beneficiari incentivi

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Cessione del credito
Diritto di acquisizione delle cessioni del credito
Aspetti problematici

L’articolo 26 del decreto-legge 91/2014, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 116, oltre alla rimodulazione dell'incentivo per il fotovoltaico (commi da 1 a 6), nei commi che vanno dal 7 al 13 contiene una opzione per "i soggetti beneficiari di incentivi pluriennali, comunque denominati, per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili".

Attenzione: tali incentivi comprendono sia le tariffe onnicomprensive per le rinnovabili elettriche (non fotovoltaiche) che le tariffe incentivanti dei vari Conti energia per il fotovoltaico. Ai sensi delle disposizioni di cui ai commi 7-13, alle quote di incentivi in Conto energia eventualmente cedute non si applicano, a decorrere dalla data di cessione, le misure di rimodulazione previste per il fotovoltaico.

Cerchiamo di vedere come funziona il meccanismo della cessione delle quote.


Cessione del credito

Il comma 7 dell'articolo 26 stabilisce che "i soggetti beneficiari di incentivi pluriennali, comunque denominati, per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili possono cedere una quota di detti incentivi, fino ad un massimo dell’80%, ad un acquirente selezionato tra i primari operatori finanziari europei". L’Acquirente preposto subentra ai soggetti beneficiari nei diritti a percepire gli incentivi pluriennali dal GSE.

Entro il 19 novembre 2014, l’Autorità per l’energia:
• seleziona - tra i primari operatori finanziari europei - l’Acquirente preposto. La selezione avviene tramite "procedura competitiva e non discriminatoria che abbia come principale criterio di scelta il minimo valore offerto del tasso di interesse…";
• stabilisce "l’importo minimo, comunque non inferiore a 30 miliardi di euro, che l’acquirente … rende complessivamente disponibile per l’acquisto delle quote di incentivi pluriennali";
• definisce "le condizioni, le procedure e le modalità di riscossione da parte dell’acquirente";
• stabilisce "i criteri e le procedure per determinare la quota annuale costante di incentivi pluriennali che può essere oggetto di cessione da parte di ciascun soggetto beneficiario, tenendo conto anche della tipologia e della localizzazione degli impianti".


Le aste al ribasso

Il meccanismo con il quale avviene la cessione degli incentivi è quello delle aste al ribasso. L’Autorità per l'energia, entro il 19 novembre 2014, stabilisce i criteri che regolano "la cessione delle quote di incentivi pluriennali, che deve essere attuata attraverso aste aggiudicate sulla base del tasso di sconto offerto, che non può essere inferiore al tasso T riconosciuto all’acquirente".

In pratica il beneficiario:
• offre il proprio pacchetto di incentivi residui (esempio: X tariffa onnicomprensiva eolico, 8 anni),
• sempre nel limite dell’80% del totale,
• ad un certo sconto;
• lo sconto offerto non potrà essere inferiore al tasso di interesse richiesto dall’Acquirente per rivendere i diritti all’Autorità (vedi punto successivo);
• vengono aggiudicate le offerte più scontate, e ovviamente gli altri partecipanti possono aderire o rinunciare.

Nota bene: come già specificato, alle quote di incentivi in Conto energia eventualmente che dovessero essere cedute non si applicano, a decorrere dalla data di cessione, le misure di rimodulazione per il fotovoltaico.

Sempre entro entro il 19 novembre 2014, l’Autorità per l’energia dovrà "stabilire per ciascuna asta le procedure di partecipazione, il tasso di sconto minimo e l’importo massimo destinato all’acquisto delle quote di incentivi pluriennali tenendo conto, nel caso le aste siano distinte sulla base della tipologia o della dimensione degli impianti, delle connesse specificità in termini di numerosità, costo presunto del capitale e capacità di gestione di procedure complesse".

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Diritto di acquisizione delle cessioni del credito

Sempre il comma 7 dell'articolo 26 stabilisce che l’Autorità, anche avvalendosi del GSE, mantiene l’opzione di riacquisire annualmente, dall’Acquirente preposto i diritti ceduti, a fronte della corresponsione di un "importo pari alla rata annuale costante, calcolata sulla base di un tasso di interesse T, corrispondente all’ammortamento finanziario del costo sostenuto per l’acquisto dei diritti di un arco temporale analogo a quello riconosciuto per la percezione degli incentivi".

In pratica, l’Autorità si riserva il diritto di ricomprare annualmente dall’Acquirente preposto i diritti ceduti, alle stesse condizioni economiche praticate ai privati, ma riconoscendo al cedente un interesse di attualizzazione dell’importo (in altre parole riconoscendogli il costo del denaro). E’ proprio sulla base di tale rateo di interesse che l’Autorità selezionerà l’Acquirente tramite gara al ribasso, dove vincerà chi chiede gli interessi più bassi.

La differenza tra lo sconto riconosciuto ai vincitori delle aste al ribasso (i primi beneficiari degli incentivi) e l’interesse riconosciuto dall’Autorità all’Acquirente intermedio, costituisce il delta di effettivo risparmio che lo Stato otterrà rispetto al normale pagamento degli incentivi. Se, ad esempio, le aste vengono vinte offrendo uno sconto dell’8% su un periodo di 10 anni e per lo stesso "lotto" di incentivi l’Acquirente ha diritto al 6% di attualizzazione, l’Autorità/GSE risparmierà il 2% di quella partita.

Il comma 10 dell’articolo 26 provvede a destinare tale risparmio alle bollette elettriche dei cittadini: "l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, nel rispetto di specifici indirizzi emanati con proprio decreto dal Ministro dello sviluppo economico, destina l’eventuale differenza tra il costo annuale degli incentivi acquistati dall’acquirente … e l’importo annuale … a riduzione della componente A3 degli oneri di sistema".

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Aspetti problematici

Durante il dibattito parlamentare di conversione in legge del decreto, sono emersi dubbi sui possibili disavanzi di bilancio che la norma potrebbe provocare. Infatti, mentre è certo che il meccanismo nel suo insieme possa portare a un alleggerimento degli oneri da incentivi, è possibile che una prima ondata di richieste di cessione del credito implichi la necessità di ingenti esborsi di cassa che rischiano di "sforare" le previsioni di bilancio (ricordiamo che il bilancio dello Stato funziona per entrate e uscite, e non per costi e ricavi d’esercizio, come nelle gestioni aziendali.)

Resta pur vero il fatto che il riacquisto da parte dell’Autorità dei diritti ceduti è una opzione e non un obbligo, dunque eventuali impossibilità di copertura si tradurranno semplicemente nella rinuncia all’opzione, con maggiori vantaggi per l’Acquirente preposto.

D’altra parte, alcuni osservatori fanno notare che non sarà facilissimo individuare un operatore finanziario che accetti il ruolo di Acquirente: infatti la richiesta di immobilizzare, o comunque rendere disponibile un importo non inferiore a 30 miliardi di euro costituisce una clausola piuttosto impegnativa. Soprattutto a fronte di un margine che, in caso di ampio subentro nei diritti da parte dell’Autorità, sarà limitato ad un puro interesse finanziario, che non potrà allontanarsi molto dai valori di mercato e cioè il 4/5%.

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