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Approfondimenti

18 Aprile 2017

Quale sarÓ l'impatto delle nuove Linee guida sui Certificati Bianchi?

(Direttivo AssoEge)

╚ difficile dire se le modifiche apportate dal decreto saranno migliori o peggiori di quelle applicate finora, ma alcune considerazioni possono comunque essere fatte.

Dopo un lunghissimo periodo di gestazione, ben oltre le previsioni iniziali, finalmente ha visto la luce il Decreto ministeriale 11 gennaio 2017, che dà il via all’aggiornamento delle regole del principale strumento di incentivazione dell’efficienza energetica italiano: il meccanismo dei Certificati Bianchi o Titoli di Efficienza Energetica.

Già dalla seconda metà del 2015 si era iniziato ad affrontare il tema delle nuove linee guida sui Certificati bianchi, che avrebbero sostituito le "vecchie", emanate con la delibera EEN 9/11 dell'ottobre 2011; si è passati quindi all’inchiesta pubblica del Ministero rivolta agli operatori, per poi arrivare alle successive indicazioni di uscita del documento per l’estate 2016, posticipato quindi all’inverno dello stesso anno, concludendo l’iter nella primavera 2017.

Molti dei cambiamenti che ora possiamo leggere in una legge dello Stato erano stati anticipati e spiegati in ogni occasione pubblica, oltre ad averli osservati nei documenti circolati durante il lungo periodo d'attesa. Inoltre alcuni dei principi ispiratori delle nuove linee guida erano già in fase di applicazione da parte del GSE, nonostante l’assenza di un riscontro normativo, con buona pace dei richiedenti l’incentivo. È opinione comune degli addetti ai lavori che questa particolare condotta abbia reso il meccanismo poco affidabile, con la diretta conseguenza di una riduzione dell’interesse da parte di ESCo ed EGE nel diffonderlo verso i propri clienti.

Nel frattempo il nostro Paese, con il Dlgs 102/2014, si è impegnato a rispettare gli obblighi europei di raggiungimento dei target di efficienza energetica proprio attraverso il meccanismo dei Certificati Bianchi, nella misura di almeno il 60% dell’obiettivo finale.
E’ ben noto che, se realizzato correttamente, il miglioramento dell’efficienza energetica porta vantaggi a tutti i soggetti coinvolti nell’iniziativa e, come tale, anche il meccanismo che incentiva l’efficienza energetica deve portare vantaggi ancora più grandi. Proprio per questa ragione c’è grande interesse da parte di tutti affinché queste nuove regole, doverose a distanza di anni dall’ultimo aggiornamento, diano nuovo lustro a questo incentivo, riconosciuto a livello internazionale come uno dei migliori nel suo genere.

Il peso delle modifiche apportate

Rispetto a quanto conosciuto in passato molti sono i cambiamenti introdotti, primo fra tutti l’eliminazione del coefficiente "tau", che comporterà la distribuzione su un periodo più lungo dei titoli complessivamente acquisibili, riallineando i concetti di vita tecnica e vita utile. Molte altre le variazioni, alcune più tangibili altre meno percepibili. Ovviamente per i più nostalgici, o (ancora di più) per chi è riuscito a costruire business molto redditizi sui Certificati Bianchi, questi cambiamenti risulteranno indigesti.

Cercando di guardare avanti, con la consapevolezza che il meccanismo avesse bisogno di un consistente aggiornamento, sarebbe interessante provare a capire l’impatto che le nuove regole porteranno al mercato dell’efficienza energetica.
È difficile dire se le modifiche apportate dal decreto saranno migliori o peggiori di quelle applicate finora, ma alcune considerazioni possono comunque essere fatte

• innanzitutto abbiamo l’impegno da parte dello Stato che il meccanismo dei Certificati Bianchi rimane il principale sistema di incentivazione per le attività di efficienza energetica;

• abbiamo delle regole scritte (anche se non ancora complete) a cui poter fare riferimento durante l’intero processo di approvazione e rilascio titoli;

• viene richiesta una maggiore conoscenza della realtà presso cui si realizza l’intervento ed un maggior coinvolgimento e impegno da parte dell’utente finale;

• si richiede di attivare un monitoraggio di lungo periodo per la costruzione della baseline, che dovrebbe spingere ancora di più il consumatore finale a considerare gli strumenti di monitoraggio energetico come un prerequisito per una corretta gestione dell’energia e non come un oggetto funzionale al solo riconoscimento dei Titoli di Efficienza Energetica. Per contro, un periodo di monitoraggio lungo ingesserà il meccanismo al suo riavvio, non consentendo se non tra un anno di portare a consuntivazione alcun progetto, con un crescente rischio di perdita ulteriore di interesse.

• riducendo la dimensione minima del risparmio atteso per richiedere i titoli, si amplia la base dei potenziali fruitori dell’incentivo.

Le criticità

Importante è anche ricordare che, per avere un quadro completo di ciò che ci attenderà nel prossimo periodo, oltre al Decreto ministeriale uscito ad inizio aprile, dovremmo attendere l’uscita delle linee guida operative, il contratto tipo e le sempre utili FAQ del Gestore dei Servizi Energetici.
Fino ad allora possiamo segnalare che, tra le criticità osservate nella lettura del provvedimento del Ministero dello Sviluppo, sicuramente c’è la poca chiarezza su come dovrà essere gestito il periodo di chiusura delle vecchie regole, soprattutto per quanto riguarda i progetti analitici, a cui si aggiunge la grande libertà che viene data al GSE, il quale, guardando al recente passato, non ha dimostrato una reale apertura verso gli operatori di mercato, gestendo in molti casi il rapporto verso i propri interlocutori con scelte unilaterali, molto discutibili e facendo valere la propria forza burocratica.
Probabilmente, quest’ultimo aspetto è quello più critico e dove viene riposta la maggior speranza che le cose migliorino. Anche perché, sempre guardando al recente passato, sembra esserci poco margine di intervento da parte dei richiedenti l’incentivo, i quali si trovano in balia di un soggetto molte volte inavvicinabile, se non dinanzi al TAR.

I tempi di reazione del mercato

In ultima analisi, la bontà e l’efficacia delle nuove regole la potrà definire solo il mercato, il cui tempo di reazione non permetterà di avere un primo riscontro oggettivo (approvazione progetti e rilascio delle prime rendicontazioni) prima di 12-18 mesi; attualmente non rimane che colmare questa zona grigia verificando, misurando e condividendo tra noi operatori quello che attendiamo maggiormente, ovvero un nuovo modo di operare da parte del GSE, soggetto che più di tutti dovrebbe adoperarsi affinché i Certificati Bianchi ritrovino nuova forza vigore nel panorama dell’efficienza energetica italiana.
Sicuramente noi di Assoege facciamo il tifo perché ciò avvenga.

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