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Approfondimenti

29 Settembre 2017

Edilizia, gli incentivi fiscali tra i fattori di ripresa

(Maria Antonietta Giffoni)

I dati del 2016 evidenziano, per la prima volta dopo dieci anni, una crescita del mercato delle costruzioni in cui la componente del rinnovo è preponderante. Una buona parte è alimentata dalle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica.

Questo è uno dei dati più significativi contenuti nella quinta edizione dello studio "Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell'impatto delle misure di incentivazione", predisposto dal Servizio studi della Camera in collaborazione con l'istituto di ricerca CRESME. Rispetto alla precedente edizione (Settembre 2016), è stato aggiornato il dato a consuntivo relativo al 2016, mentre i dati riguardanti il 2017 si basano su rilevazioni riguardanti i primi sette mesi dell'anno. Il documento, inoltre, presenta una prima analisi sull'articolazione regionale del ricorso all'ecobonus.

Interventi realizzati

Dal documento emerge che, su un valore della produzione dell'intero settore delle costruzioni pari a 166,2 miliardi di euro, la spesa in interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria ammonta a 121,6 miliardi di euro, pari al 73,1%. Nel 2006, anno di picco del ciclo immobiliare del primo decennio degli anni 2000, era pari a circa il 55%.
Numeri significativi se si pensa che su tale incremento dell'attività edilizia hanno inciso, in misura rilevante, gli incentivi per il recupero edilizio, ossia le detrazioni fiscali del 50% introdotte nel 1998 e quelle dedicate alla riqualificazione energetica, introdotte nel 2005. Il loro impatto è stato rilevante in specie negli ultimi cinque anni, in corrispondenza con la maggiorazione delle aliquote (da 35% a 50% per le ristrutturazioni e da 55% a 65% per la riqualificazione energetica).
Più in generale, tra il 1998 e il 2017, gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni e quellì per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti hanno interessato 16 milioni di interventi, ossia il 62% del numero di famiglie italiane.

Capitale investito e lavoro generato

Dal 1998 al 2017, le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a 264 miliardi di euro, di cui 229,4 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e 34,6 miliardi la riqualificazione energetica.
Il dato a consuntivo per il 2016 indica un volume di investimenti pari a 28.243 milioni di euro, riconducibili a 3.309 milioni di euro per la riqualificazione energetica e a 24.934 milioni di euro per il recupero edilizio.
Le previsioni per il 2017, sulla base delle dinamiche registrate nei primi sette mesi dell'anno, indicano un volume di spesa complessivo sui livelli del 2016, con 28.030 milioni di euro, imputabili per 3.249 milioni di euro alla riqualificazione energetica e per 24.781 milioni al recupero edilizio.

Per quel che riguarda, invece, il lavoro generato, nel documento si afferma che "le misure di incentivazione fiscale hanno avuto un rilevante impatto sull'occupazione, i cui effetti risulterebbero maggiori alla luce dei nuovi dati, considerato che nel periodo 2011-2017 i predetti investimenti avrebbero attivato 1.729.248 occupati diretti, mentre si stimano in 864.625 quelli attivati nell'indotto. Nel 2017 le stime riguardano 418.431 occupati, comprensivi anche dell'indotto, di cui 278.954 impiegati nell'attività edilizia diretta e 139.477 nell'indotto industriale e di servizio. Tali stime hanno caratterizzato gli incentivi come una misura anticiclica in un settore in grave crisi economica ed occupazionale".
Insomma, "le imprese e il fattore lavoro vantano un saldo positivo di +212,5 miliardi di euro quale risultato di un fatturato (positivo), all'interno del quale sono compresi i compensi e le retribuzioni per gli occupati delle imprese stesse, nonché le imposte e gli oneri sociali sostenuti dalle imprese e attribuibili agli incentivi fiscali (negativi)".

Impatto sulla finanza pubblica

A fronte di minori introiti conseguenti alla defiscalizzazione, pari a 122,7 miliardi di euro, si stima "un gettito fiscale e contributivo pari a 100,0 miliardi di euro con un saldo totale negativo di 22,7 miliardi di euro, pari a 1,1 miliardi di euro medi annui dal 1998 al 2017. Considerando però che lo Stato incassa i proventi spettanti nell'anno di esecuzione dei lavori e "spalma" le detrazioni fiscali (il mancato gettito) nell'arco dei successivi dieci anni, l'introduzione di ulteriori elementi di natura finanziaria basati sull'attualizzazione dei valori precedentemente esposti modificherebbe il saldo generando un risultato di -1,1 miliardi di euro".
Un ulteriore affinamento dell'analisi - che prende in considerazione sia il minore consumo di energia per gli interventi di efficienza energetica (e quindi minori introiti legati alle accise sui consumi di energia), sia la quota di gettito per lo Stato derivante dai consumi e dagli investimenti mobilitati dai redditi aggiuntivi dei nuovi occupati - determinerebbe un risultato differente, che si tradurrebbe in un saldo positivo per lo Stato di 8,8 miliardi di euro.
Ampliando il campo della valutazione a tutti gli attori che hanno un ruolo nel sistema in cui si inseriscono le agevolazioni, ossia Stato, famiglie e imprese, si delineerebbe, nel periodo 1998-2017, un saldo per il sistema Paese di oltre 21 miliardi di euro.

Maggiore ricorso agli incentivi nel nord-ovest

L'analisi di come si è articolato sul territorio il ricorso alle agevolazioni per gli interventi di rinnovo edilizio e di riqualificazione energetica si basa sui dati relativi agli importi in detrazione nelle dichiarazioni dei redditi dal 2011 al 2016 (periodo d'imposta 2010-2015).
Tale analisi evidenzia un maggior ricorso agli incentivi nelle regioni del nord-ovest, dove si concentra il 38% degli importi in detrazione per quanto riguarda il recupero edilizio e ben il 42% con riferimento all'efficientamento energetico.

Il documento segnala, inoltre, che nel biennio 2015-2016 "nelle regioni meridionali l’incremento del ricorso agli incentivi è stato più significativo, con tassi di crescita del 92% al Sud e del 99% nelle Isole. La maggiore dinamicità nei tassi di incremento dei lavori portati in detrazione nel Mezzogiorno (sommando Sud e Isole) può essere considerata un segnale positivo".

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