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Approfondimenti

27 Novembre 2017

Certificati bianchi: una revisione annunciata?

(Dario Di Santo*)

Sono passati pochi mesi dall'uscita delle nuove linee guida sui Certificati bianchi (TEE), eppure giÓ si parla di un intervento ministeriale a fine anno.

La principale ragione è l’aumento dei prezzi dei Certificati bianchi, passati nel giro di un anno e mezzo da poco più di 100 euro a 350 (figura 1). Questa crescita ha avuto tre conseguenze immediate: mettere in difficoltà in termini di liquidità i soggetti obbligati ad acquistare i TEE per raggiungere i propri target, consentire ai soggetti titolari di progetti approvati negli ultimi anni di incassare molto di più dalla vendita dei Certificati e, soprattutto, aumentare in modo consistente il costo del meccanismo.


Figura 1 (Fonte Fire)

In merito al terzo aspetto, conviene ricordare che le spese sostenute dai soggetti obbligati sono in buona parte coperte da un contributo tariffario, finanziato attraverso apposite componenti delle tariffe di elettricità e gas. Tale contributo è fondamentalmente collegato al prezzo medio pesato del mercato spot del GME nell'anno precedente a quello considerato. Ne consegue che, a parità di titoli consegnati dai distributori per adempiere i propri obblighi, un raddoppio del contributo determina un raddoppio del costo dello schema. La figura 2 consente di stimare il costo complessivo e quello per famiglia tipo con un contributo tariffario variabile fra i 200 e i 350 euro. Giova ricordare che il contributo è stato pari a circa 115 euro nel 2015 e 191 euro nel 2016, mentre ad oggi saremmo intorno ai 295 euro (figura 1), ma tutto dipenderà dall'andamento dei prezzi da qui fino al 31 maggio 2018, termine per la presentazione dei Certificati relativi all'anno d'obbligo 2017.


Figura 2 (Fonte: GSE)

È evidente che un simile aumento di costi non risulta sostenibile, soprattutto perché non si accompagna a un aumento di risparmi energetici generati. Questi ultimi si sono sostanzialmente stabilizzati (figura 3), rendendo lo schema meno performante di quanto ipotizzato nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati al 2020 dalla direttiva sull'efficienza energetica. Il risultato è che dei prezzi alti hanno beneficiato quasi esclusivamente i progetti presentati negli scorsi anni, per cui evidentemente 100 euro a Certificato erano stati considerati un valore adeguato, con un rapporto fra costi e benefici peggiorato sensibilmente. Da cui la necessità di intervenire da parte del Ministero dello sviluppo economico.


Figura 3 (Fonte Fire)

Perché si è assistito a questa ascesa? Le ragioni sono diverse. Quella additata dai più è il mercato corto, ossia l'offerta di TEE di poco superiore alla domanda rappresentata dai target minimi (soglia di flessibilità al 60%) dei soggetti obbligati. Questo elemento ha sicuramente giocato la sua parte, ma sono sempre stati disponibili abbastanza Certificati per ottemperare agli obblighi e dunque non giustifica le vette raggiunte e le rampe di crescita.
Un secondo aspetto è legato alle modalità di rimborso dei soggetti obbligati, che non offre un forte freno all'acquisto di TEE a prezzi crescenti: ai distributori non dotati di ESCo in-house e non attive con consistenti progetti propri, l'acquisto continuativo consente di avvicinarsi al contributo tariffario minimizzando il rischio di creare un gap elevato.
Terzo elemento è la modifica delle regole: venendo meno il coefficiente moltiplicatore tau, compreso fra 2,65 e 3,36, ci si poteva attendere un incremento mirato a compensare la riduzione di titoli collegati a un singolo progetto. In virtù dell'allungamento della vita utile da cinque a sette o dieci anni, peraltro, un incremento di 1,5-2,0 volte sarebbe stato sufficiente, attualizzando per tenere conto del valore del denaro: anche in questo caso l'aumento atteso non è stato certo quello che avrebbe potuto avere senso. Una quarta opzione è rappresentata da comportamenti opportunistici o speculativi. L'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico avrebbe però escluso almeno i secondi attraverso un'apposita indagine (delibera 292/2017/E/ EFR).
Un ultimo elemento, che sicuramente si è sommato ai primi tre, è l'aspettativa negativa sulla possibilità di proporre nuovi progetti in grado di generare sufficienti TEE per garantire un'offerta adeguata nei prossimi anni. Il Dm 11 gennaio 2017, a dispetto delle indicazioni riportate nella Strategia energetica nazionale (SEN) del 2014, è stato visto da molti come una riduzione delle opportunità e non un potenziamento o una semplificazione delle regole. Ciò a causa della riduzione degli interventi ammessi, della definizione di addizionalità restrittiva e del venire meno dei progetti standard. Del resto, l'elevata percentuale di proposte di progetto respinte negli ultimi dodici mesi rispetto a quelle con valutazione conclusa (pari al 48%) rivela la mancanza di una sufficiente comprensione delle regole da parte degli operatori, che si sono trovati spiazzati di fronte al cambio di approccio manifestatosi negli ultimi tre anni (teso a garantire una maggiore qualità dei progetti, a indirizzare le risorse verso progetti che ne avessero maggiore necessità, e ad assicurare un processo di controllo e verifica più puntuale). 

Cosa attendersi dall'intervento ministeriale? Presumibilmente delle misure volte a riequilibrare domanda e offerta, o comunque a riportare i prezzi in un intorno sostenibile, e misure volte a superare alcune delle problematiche emerse, anche perché questo è quanto è stato appena deciso nell'ambito della SEN 2017. Sarebbe inoltre utile, anche se difficilmente potrà essere conseguito per decreto, un'attività di supporto verso gli operatori che consenta loro di qualificarsi e crescere per rispondere agli standard richiesti dai nuovi progetti, compresi quelli standard.
Nel frattempo si vedrà quanti progetti saranno presentati dopo la fine del transitorio in cui è stato possibile avvalersi delle regole precedente – peraltro si attendono ancora le nuove schede standard – e quanto incideranno i TEE non emessi in seguito alle indagini della Guardia di finanza sulle truffe legate alle schede standard sugli inverter (e chissà cos'altro).

* Dario Di Santo, direttore della Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia (FIRE).

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