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Approfondimenti

15 Aprile 2019

Una bioeconomia a tutta energia

(Mario Bonaccorso*)

Pur in assenza di una strategia sulla bioeconomia l’Australia – dodicesima economia mondiale, in crescita da quasi 30 anni – sta dimostrando con i fatti di puntare in modo deciso su un futuro sempre più biobased.

L’Australia è il sesto paese del mondo per estensione. Ricco di risorse naturali e trainato da uno spiccato dinamismo economico, il paese guidato dal primo ministro Scott John Morrison non ha ancora una propria strategia sulla bioeconomia, ma certamente ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo di questo settore a livello globale.

Tutto ciò grazie soprattutto all’iniziativa presa dallo Stato del Queensland, che nel 2016 ha presentato un proprio piano decennale focalizzato sulla creazione della bioindustria del futuro: Queensland Biofutures, 10-Year Roadmap and Action Plan. "La nostra visione è per un settore dei bioprodotti e delle biotecnologie industriali sostenibile e orientato all’export da un miliardo di dollari, che attragga significativi investimenti internazionali e crei posti di lavoro ad alta intensità di conoscenza e ad alto valore a livello regionale. La bioindustria del futuro potrebbe avere un effetto trasformativo sull’economia del Queensland, ma ciò non accadrà senza l’impegno del governo. Noi siamo determinati a vedere diventare realtà un forte e sostenibile settore dei bioprodotti e delle biotecnologie industriali", si legge nella prefazione del documento che punta ad affrancare nel medio-lungo termine la regione nord-orientale dell’Australia dall’impiego delle fonti fossili.

Se il Queensland è alla guida della transizione verso la bioeconomia, l’intero paese, pur in assenza di una strategia, sta comunque dimostrando con i fatti di puntare in modo deciso su un futuro sempre più biobased. L’economia che rappresenta la dodicesima realtà mondiale e che conosce una crescita ininterrotta dal 1991, ha infatti implementato negli ultimi anni una serie di politiche per favorire la crescita del settore bioenergetico, testando nuovi tipi di materia prima che vanno dagli scarti agricoli e forestali alle alghe.

Il settore delle bioenergie

L’Australia ha una necessità: aumentare la propria sicurezza energetica, stimolando lo sviluppo regionale e riducendo al contempo le emissioni di gas a effetto serra. Attualmente, la bioenergia rappresenta circa l’1% della produzione di elettricità in Australia e il 7% della produzione di elettricità rinnovabile. Mentre i biocarburanti rappresentano tra l’1 e il 3% del consumo di carburante complessivo. La maggior parte dell’attuale capacità bioenergetica dell’Australia deriva dalla cogenerazione di bagassa.

La chiara volontà politica è favorire una crescita continua e sostenibile del settore, grazie a una certezza nel lungo termine per gli investimenti e a un’accresciuta consapevolezza da parte della comunità dei cittadini. In questa prospettiva nel 2015 è stato lanciato l’Australian Bioenergy Fund dalla Clean Energy Finance Corporation (CEFC), una green bank di proprietà del governo di Canberra che gestisce complessivamente 10 miliardi di dollari americani per progetti di energia pulita. Il fondo Bioenergy è un fondo azionario per la bioenergia e l’energia dai rifiuti, compresi i rifiuti agricoli e forestali, in cui il CEFC ha impegnato 100 milioni, con altri 100 i messi da investitori privati, per investire in nuove tecnologie che consentano di accrescere l’impiego di scarti agricoli e forestali o di alghe per la produzione di nuove energie e carburanti biobased. Queste tecnologie avanzate consentono lo sviluppo sostenibile dell’industria bioenergetica senza competere con l’agricoltura tradizionale per terra e risorse, come nel caso della tecnologia sviluppata dall’Università di Melbourne per ricavare biodiesel da biomassa microalgale.

A ottobre 2018 a nome del governo australiano, l’Agenzia australiana per le energie rinnovabili (ARENA) ha annunciato un finanziamento di 23 milioni di dollari per lo sviluppo del primo progetto di energia da rifiuti nell’Australia Occidentale, che ha l’obiettivo di ridurre i rifiuti destinati alla discarica.

Sviluppato insieme da Macquarie Capital (Australia) Limited e Phoenix Energy Australia Pty Ltd, l’impianto da 668 milioni di dollari sorgerà nell’area industriale di Kwinana, a 40 km a sud di Perth. La struttura produrrà energia dai rifiuti, con una capacità elettrica di circa 36 MW sufficiente per alimentare 50.000 famiglie e recuperando fino a 400.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi urbani non riciclabili provenienti dalla raccolta porta a porta. L’impianto sarà anche in grado di trattare rifiuti commerciali e industriali e rifiuti di costruzione e demolizione, ottenendo un sottoprodotto di ceneri comunemente usato come base stradale o nel settore delle costruzioni in Europa.

L’impianto di Kwinana sarà di proprietà di un consorzio di cui fanno parte tra gli altri Macquarie e il Fondo olandese per le infrastrutture (DIF). L’impianto di Kwinana sarà di proprietà di un consorzio di cui fanno parte tra gli altri Macquarie e il Fondo olandese per le infrastrutture (DIF). In questo progetto – la cui conclusione è prevista per la fine del 2021 – la Clean Energy Finance Corporation prevede di investire fino a 90 milioni di dollari. L’impianto sarà realizzato da Acciona e gestito da Veolia; si prevede che creerà più di 800 posti di lavoro durante la costruzione e 60 posti di lavoro a tempo pieno una volta operativo.

Secondo l’amministratore delegato di ARENA, Darren Miller, "ogni anno in Australia vengono prodotti più di 23 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, questo progetto potrebbe aiutare a deviare i rifiuti non riciclabili dalle discariche e recuperare energia nel processo".

I grandi player della biochimica

Non c’è solo l’energia nella bioeconomia australiana. Due delle più dinamiche società della chimica biobased a livello mondiale hanno il proprio quartier generale in Australia. Si tratta di Circa Group e di Leaf Resources.

La prima, basata a Parkville nei pressi di Melbourne, è stata fondata nel 2006 con lo scopo di creare un business sostenibile che convertisse la cellulosa non alimentare in prodotti chimici rinnovabili ad alte prestazioni. La cellulosa è il polimero più abbondante e rinnovabile al mondo. Milioni di tonnellate di cellulosa sono sottoutilizzate ogni anno e Circa vede una chiara opportunità di ricavarne più valore.

... Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 26 (marzo 2019)

*Mario Bonaccorso è giornalista, fondatore del blog Il Bioeconomista.

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