Nextville - logo

Approfondimenti

8 Maggio 2019

Mercato immobiliare, sempre meno edifici in classe G

(Maria Antonietta Giffoni)

╚ quanto emerge dall'indagine realizzata per il sesto anno consecutivo dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali (FIAIP), insieme a ENEA e all'Istituto per la CompetitivitÓ (I-Com).

Le compravendite di abitazioni in Italia nel 2018, secondo il Rapporto sul mercato immobiliare presentato a Roma dalla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (FIAIP), insieme ad Enea ed I-Com, hanno registrato un netto aumento dei volumi degli scambi immobiliari (+6,6%) ed una discreta contrazione dei prezzi degli immobili (-2,5%).

Ma quanto incide l'efficienza energetica degli edifici nella compravendita immobiliare?

In calo il numero di edifici venduti in classe G

Nonostante il peso che gli immobili di classe G continuano ad avere nelle transazioni immobiliari, la percentuale di quelli venduti nel 2018 ricadenti nella classe energetica più scadente varia tra il 37% delle villette e il 46% delle ville unifamiliari. Lo stesso dato, per il 2017, era compreso tra il 54% e il 67%.

Il miglioramento della situazione è anche testimoniato dalla diminuzione della percentuale di immobili compravenduti appartenenti alle ultime quattro classi energetiche (D-G) rispetto all’anno precedente. Infatti, per il 2018, tale valore è pari a circa l’80%, a fronte di un valore superiore al 90% per il 2017.

Gli immobili di pregio guidano ancora la classifica

Cresce ulteriormente rispetto al 2017 il dato degli immobili di pregio compravenduti e ricadenti nelle prime tre classi energetiche (A+, A e B) che passa del 22% al 28%. Tale percentuale migliora per tutti i segmenti analizzati, ad eccezione degli immobili ubicati nelle zone centrali (10% circa). Ciò non sorprende vista la complessità di eseguire interventi strutturali sul sistema edificio-impianto in immobili spesso molto datati e ubicati nei centri storici.

Edifici nuovi e ristrutturazioni

Per quel che riguarda la vendita di edifici nuovi, la percentuale di immobili di elevata qualità energetica (A+, A e B) rappresenta il 77% degli immobili di nuova costruzione venduti nel 2018, continuando il trend di crescita evidenziato negli anni precedenti ed interrotto solo dal dato del 2017. Secondo il Rapporto, "il dato positivo sugli edifici di nuova costruzione si inquadra bene nella necessità di dover rispettare gli elevati standard imposti per legge alle nuove costruzioni, e nel fatto che il notevole stock di invenduto del segmento delle nuove abitazioni, che comprende quindi edifici costruiti tempo addietro ma che non sono mai stati oggetto di compravendita, si sta via via esaurendo".
Positivi anche i segnali che vengono dal segmento degli edifici ristrutturati per i quali si è passati dal 10% del 2017 al 22% del 2018 nelle percentuali di edifici appartenenti alle classi energetiche più performanti (A+, A e B).


APE ancora poco utile

I dati relativi al ruolo dell’Attestato di prestazione energetica come bussola per le compravendite rimangono ancora poco incoraggianti: sebbene nella percezione degli agenti immobiliari, sia chi compra (con quasi l’80%) che chi vende (87%) ha almeno una capacità sufficiente di apprezzare e valorizzare la qualità energetica degli immobili, essa rimane tra gli ultimi elementi che influenzano le scelte di chi compra un immobile, dopo l’ubicazione, l’esposizione e la vicinanza ai servizi. "Forse, anche in considerazione di questa valutazione,  - si legge nel rapporto - risulta molto divisiva l’idea di inserire nei listini immobiliari, accanto alle voci classiche, anche la voce “ristrutturato green” al fine di fornire una quotazione per immobili riqualificati anche dal punto di vista energetico (poco più della metà del campione intervistato non vede di buon occhio questa opzione)".

Il risparmio energetico deve diventare una pratica sociale

Nonostante i miglioramenti di questi anni, l’evidenza "mostra che la cultura del risparmio energetico in edilizia e, in particolare, la riqualificazione energetica, non sono ancora diventati una vera pratica sociale".
Secondo il rapporto, "affinché ciò avvenga è necessario comprendere in primo luogo che tali temi devono essere socializzati e compresi come risultato della coevoluzione di know-how, leggi e altri programmi istituzionalizzati, nonché di tecnologie e prodotti.
In pratica, non è possibile creare una pratica sociale da una legge o da una direttiva europea prima di essere sostenuta da routine comuni e convenzionali, sia mentali che comportamentali e condividendo un know-how comune. Senza questa coevoluzione nessuna pratica nuova o modificata si potrà formare".

Riferimenti

Efficienza edifici

Condividi:
© Copyright riservato - riproduzione vietata Edizioni Ambiente Srl, Milano
La pirateria editoriale è reato ai sensi della legge 18 agosto 2000 n. 248
Annunci Google