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Approfondimenti

6 Novembre 2019

IEA: l'efficienza energetica procede troppo lentamente

(Filippo Franchetto)

Nel 2018 il "global primary energy intensity" - uno dei più importanti indicatori della quantità di energia utilizzata dall'economia globale - è migliorato di appena l'1,2%, il tasso più basso dal 2010.

Stando ai dati riportati nell'Energy Efficiency 2019, il rapporto annuale dell'Agenzia internazionale dell’energia (IEA, International Energy Agency) sull'efficienza energetica, lo scorso anno è stato il terzo anno consecutivo il cui il tasso di miglioramento ha rallentato. Restando peraltro molto al di sotto del 3%, che secondo le stime della IEA rappresenta la percentuale minima di incremento annuo necessaria per raggiungere gli obiettivi globali in materia di clima ed energia.


Vediamo nel dettaglio quali sono le cause individuate dalla IEA e anche i possibili interventi da mettere in campo per invertire la tendenza.


Industria e fattori climatici

Sul lato della domanda di energia, nel 2018 si è registrato un aumento della quota di produzione industriale imputabile alle industrie ad alta intensità energetica di grandi economie, Cina e Stati Uniti in primis, a cui è corrisposto anche un aumento della domanda di tutti i combustibili energetici primari. Sul lato dell'offerta, dopo tre anni di crescita zero o addirittura di decremento, la produzione di carbone è aumentata sia nel 2017 (3%) che nel 2018 (2,5%), per far fronte alla crescita della domanda di energia elettrica.

Anche il clima ha giocato la sua parte: negli Stati Uniti, un inverno molto rigido seguito da un'estate più calda della media hanno aumentato il consumo di energia sia per il riscaldamento che per il raffreddamento. Specularmente, l'inverno particolarmente mite registrato in Europa ha contribuito in maniera determinante a migliorare del 2% l'intensità energetica (nel 2017 era migliorata dell'1,4%).

Fattori strutturali

Secondo la IEA, il rallentamento registrato è imputabile anche a fattori più strutturali e a tendenze di lungo periodo. Ad esempio, negli ultimi anni i notevoli miglioramenti delle tecnologie e dei processi energivori sono stati fortemente attenuati dall'aumento della mobilità individuale e dalla crescente superficie media degli edifici per persona.

Il settore dei trasporti, da questo punto di vista, è esemplare: la preferenza dei consumatori verso automobili di grande taglia e la diminuzione del tasso medio di occupazione dei veicoli sono due fattori problematici, che contribuiscono all'incremento del consumo di energia del settore.

Analogamente, gli incrementi di efficienza energetica ottenuti dal settore residenziale a partire dal 2014 sono stati compensati o addirittura superati da una crescita significativa dell'area abitativa media pro capite in tutte le economie, oltre che da un aumento dell'utilizzo di dispositivi elettronici nelle abitazioni.

Le politiche e gli investimenti non aumentano

A livello globale, nel 2018 la quota di energia sottoposta a politiche obbligatorie di riduzione e di efficientamento è aumentata, ma grazie quasi esclusivamente a obblighi preesistenti. Complessivamente, sia la copertura che l'intensità di riduzione richiesta dagli obblighi di efficienza energetica sono rimasti di fatto invariati.

Con 240 miliardi di dollari, gli investimenti in efficienza incrementale negli edifici, nei trasporti e nell'industria nel 2018 sono stati circa l'1,6% in più rispetto al 2017, ancora ben al di sotto dei livelli richiesti per cogliere tutte le potenziali opportunità economiche.

L'efficienza energetica continua a offrire vantaggi

Tutti i problemi finora elencati, però, non cancellano i numerosi vantaggi che le politiche di efficientamento energetico continuano ad offrire. La IEA ha calcolato che nel 2018, il processo di miglioramento dell'efficienza energetica avviato dall'anno 2000 ha consentito di ridurre le importazioni di petrolio nelle principali economie mondiali di oltre 165 milioni di tonnellate, pari alla domanda annuale combinata di petrolio di Germania, Australia e Belgio.


Vanno considerati anche i vantaggi in termini di riduzione delle emissioni cllimalteranti. Tra il 2015 e il 2018, i miglioramenti dell'efficienza hanno ridotto le emissioni di carbonio legate alla produzione e al consumo di energia di 3,5 gigatonnellate di anidride carbonica, equivalente alle emissioni di energia del Giappone nello stesso periodo.

Modernizzare il settore attraverso la digitalizzazione

In un momento caratterizzato da profondi mutamenti nel sistema energetico, a causa dell'aumento della quota di fonti rinnovabili, il processo di digitalizzazione sta rendendo l'efficienza energetica (sul lato della domanda) una risorsa più preziosa di quanto non fosse in passato. Infatti, oltre a dare "semplicemente" un risparmio economico negli usi finali, molte tecnologie digitali sono in grado di fornire anche altri servizi, come ad esempio la flessibilità del sistema elettrico.

Secondo la IEA, solo rimuovendo le barriere (fiscali, politiche, burocratiche) che rallentano questo processo sarà possibile aumentare in maniera consistente il valore dell'efficienza energetica tramite la digitalizzazione.

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