Edizioni Ambiente Reteambiente Nextville Verdenero Puntosostenibile Gestione rifiuti on line
Visione d'insieme
Approfondimenti
2 Febbraio 2010
Cogenerazione? Sì, grazie! Anzi, no!
(Dario Di Santo - direttore Fire - per gentile concessione di Staffetta Quotidiana)

Nelle ultime settimane sono uscite diverse prese di posizione da parte di associazioni e operatori sul tema della cogenerazione. Le pagine pubblicate congiuntamente dalle associazioni della cogenerazione e delle ESCO sui principali quotidiani nazionali testimoniano che la richiesta di intervento alle Istituzioni ha assunto una forza inusuale nel nostro paese di individualismi. Ma perché tanto rumore? La cogenerazione ad alto rendimento (CAR) non è già supportata più che adeguatamente? Di più: il problema riguarda solo la CAR? Di seguito si offre un quadro della situazione e saranno poi i lettori a giudicare.

La CAR è una delle soluzioni fondamentali per arrivare ad impiegare meglio le preziose e costose risorse energetiche di cui abbisogniamo, consentendo in media di ottenere un risparmio in fonti primarie del 20-30%, importante anche ai fini del raggiungimento degli obiettivi comunitari su emissioni e rinnovabili. Non per niente è una delle poche soluzioni che può vantare una direttiva comunitaria dedicata, la 2004/8/CE. E del resto i governi che si sono succeduti nell'ultimo decennio in Italia sono intervenuti a più riprese con leggi e decreti legislativi per promuoverla.

Per questo motivo l'elenco dei provvedimenti di legge favorevoli è lungo. La cronica incapacità di attuarli nei tempi previsti attraverso gli appositi provvedimenti fa però sì che le leggi e i decreti legislativi assomiglino più alle indicazioni di un libro bianco che a obblighi. Basta considerare la seguente lista: D.M. 20 luglio 2004 (incentivazione con certificati bianchi); legge 239/2004 (omologazione per impianti sotto il MWe); D.M. 3 novembre 2004 (progetti pilota per mini e microcogenerazione); D.Lgs. 20/2007 (semplificazioni autorizzative sotto il MWe, incentivazione con certificati bianchi potenziata, scambio sul posto fino a 200 kWe, accesso agevolato alle reti); atto AEEG 54/2007 (possibilità di esercire impianti di generazione distribuita da parte di un soggetto terzo come una ESCO in presenza di un solo punto di connessione con la rete nella titolarità di un utente finale); D.Lgs. 115/2008 (semplificazioni amministrative sotto i 300 MWt, sistemi efficienti di utenza - SEU); D.L. 78/2009 (certificati verdi per il calore prodotto da impianti di teleriscaldamento al servizio di aree agricole); legge 99/2009 (certificati bianchi a 10 anni, DIA per impianti sotto il MWe). In corsivo sono indicate le disposizioni non attuate o di cui non si hanno notizie circa la concreta attuazione.

Il ministero dello Sviluppo Economico sta predisponendo i provvedimenti attuativi sulle semplificazioni e i certificati bianchi, per cui il quadro sarà meglio delineato se e quando l'iter sarà completato. Nel frattempo la situazione è quella di seguito descritta.

I certificati bianchi per usi industriali sono limitati, nei settori che tradizionalmente usano la cogenerazione, dagli effetti dell'addizionalità, mentre per gli usi civili la situazione è imbarazzante, visto che le relative schede di valutazione dell'Autorità - la 21 e la 22 - non producono TEE (Titoli di efficienza energetica ndr) per i richiedenti dal luglio del 2006, da quando in seguito ad un ricorso al TAR, con sentenza definitiva del Consiglio di Stato del dicembre 2008, le schede sono state sospese. Quattro anni di ritardo negli incassi in un periodo di scarsa liquidità non è degno di un paese serio.

Occorre osservare che dovrà essere attuata la legge 99/2009, che all'articolo 30 comma 11 prevede l'estensione a 10 anni dei TEE per la CAR. L'incentivo va però indicizzato alla situazione in vigore negli altri paesi europei. Si tratta di una condizione di non banale applicazione (come si valutano gli incentivi negli altri paesi? Si deve tenere conto dei costi di accesso alla rete, dei relativi oneri e dell'addizionalità dell'incentivo rispetto alla realtà climatica e produttiva locale?) che potrebbe portare alla fine ad una situazione peggiore di quella attuale (ammesso che le schede fossero in funzione).

Tutti i provvedimenti relativi alle semplificazioni, importanti soprattutto per piccoli impianti, non hanno ancora avuto riscontro e il tema degli oneri per l'accesso alle reti sembra una telenovela: dopo il passo avanti dell'atto 54/2007 dell'AEEG che in sintesi rendeva operativo il modello delle ESCO e del finanziamento tramite terzi per la generazione distribuita, sono intervenuti le limitazioni dei SEU ("agevolazioni" ancora da definire solo per gli impianti a fonti rinnovabili e cogenerativi ad alto rendimento sotto i 10 MWe e area nella titolarità o piena disponibilità dell'utente finale) e le previsioni della legge 99/2009 circa l'applicazione dei corrispettivi di rete (oneri di sistema, dispacciamento, trasporto) anche all'energia elettrica autoprodotta nei sistemi diversi dalle reti efficienti di utenza - RIU - non caratterizzate peraltro da alcun vincolo di efficienza e limitate a poche aree industriali).

Lo schema di decreto di modifica del D.Lgs. 115/2008 approvato il 17 dicembre scorso prevede l'equiparazione dei SEU alle RIU relativamente agli oneri di rete, ma il recente rinvio della X Commissione della Camera rimanda tutto alla prossima puntata. In ogni caso, anche se fosse approvato, tutti gli impianti che non risultino compresi in SEU o RIU si trovano a pagare dall'oggi al domani circa 20-30 €/MWh sull'autoproduzione.

A ciò si aggiunga che alcuni benefici prima usufruiti dai cogeneratori, come l'esonero dall'obbligo di acquisto dei certificati verdi sull'energia cogenerata per i soggetti obbligati, sono in fase di eliminazione e potranno avere conseguenze negative per una parte degli impianti in esercizio. Altri, come l'agevolazione fiscale sui combustibili per impieghi civili o quelle per il teleriscaldamento, sono ormai limitati a particolari categorie di utenza o di fonti.

Per chiudere l'excursus, l'introduzione dal 2011 delle nuove regole per la definizione della CAR comporterà delle conseguenze importanti sui nuovi impianti per il riconoscimento degli incentivi, in quanto solo una parte dell'energia elettrica prodotta sarà considerata cogenerativa ad alto rendimento. Ciò avrà ripercussioni soprattutto su alcune tipologie di impianti (quelli operanti sotto i limiti di rendimento di primo principio indicati dalla direttiva e quelli di teleriscaldamento nei primi anni di funzionamento, quando la rete non è ancora funzionante a regime).

Le conseguenze di tutto questo le possono tirare i lettori. Si comprende che la reazione delle associazioni di categoria non è una banale richiesta di incentivi e, a ben vedere, è tutto lo schema della generazione distribuita ad essere a rischio. Le forze contrarie dopo il calo della domanda conseguente alla crisi sono varie, dalle associazioni dei consumatori che vorrebbero alleggerire le bollette del residenziale, ai produttori termoelettrici che si sono viste diminuire le ore di funzionamento degli impianti, ai nuclearisti, che necessitano di risorse tratte dalle tariffe. In un sistema elettrico pieno di distorsioni molte critiche alla generazione distribuita sono opinabili, ma ritengo che sia essenziale guardare oltre gli interessi perché è in gioco la competitività del paese.

Per esempio si potrebbe spingere verso un'elettrificazione dei consumi (elettrotecnologie nei processi industriali, pompe di calore nel civile, auto elettriche ammesso che siano confermati benefici energetici) per dare respiro contemporaneamente all'offerta termoelettrica e alla generazione distribuita. Visto che le pompe di calore elettriche sono ormai considerate fonti rinnovabili si potrebbero cogliere più "piccioni" con una fava: riduzione dei bisticci per la domanda scarsa, incremento delle fonti rinnovabili, riduzione dell'inquinamento locale, miglioramento dei consumi in fonti primarie, perché all'aumento di quelli elettrici si sommerebbe una più forte riduzione di quelli termici. In ogni caso è opportuno e corretto, nei confronti dei cittadini e di chi investendo traina l'economia di un paese che deve recuperare credibilità, scegliere il mix dei "volatili" che più aggrada e smettere di cambiare continuamente le regole del gioco. Vale per chi legifera, ma anche per chi alle Istituzioni si rivolge per chiedere modifiche alle regole.