Visione d'insieme
Approfondimenti
14 Maggio 2010
Certificati bianchi, le nuove schede analitiche
(Enrico Biele* e Dario Di Santo**)

Dall'inizio dell'anno sono state introdotte interessanti novità nell'ambito del meccanismo dei titoli di efficienza energetica, nell'ottica di continuare a far crescere un meccanismo che si sta rivelando, nella sua innovatività nel panorama europeo, efficace nel raggiungere i prefissati obiettivi in termini di contenimento dei consumi energetici.
 
Nel primo quadrimestre del 2010 sono state approvate sette schede di valutazione: quattro con metodologia di valutazione standardizzata (delibera EEN 2/10) e, più recentemente, tre con metodologia analitica (delibera EEN 9/10).
Riguardo a queste ultime, gli ambiti di applicazione sono:

la cogenerazione (21 bis),

il teleriscaldamento (22 bis),

i sistemi di climatizzazione centralizzati (26).

Il settore di applicazione è il civile, ossia residenziale, commerciale e terziario.
 
La vicenda giudiziaria
 
Le schede 21 bis e 22 bis rappresentano un'evoluzione delle precedenti 21 e 22, relative agli stessi ambiti di applicazione. Anche struttura, nomenclatura, e metodologia di calcolo dei risparmi sono rimasti sostanzialmente simili. La loro introduzione si è resa necessaria a seguito di una lunga vicenda giudiziaria amministrativa, cominciata nel 2006, in seguito a un ricorso al TAR della Lombardia da parte di un operatore. A valle della decisione del TAR sull'annullamento delle due schede, l'Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ricorse al Consiglio di Stato, il quale, a dicembre 2008, ne confermò l'annullamento, invitando l'Autorità a prendere posizione in maniera analitica e precisa sugli aspetti denunciati dall'operatore ricorrente; e cioè:

• metodologia di calcolo dei risparmi energetici relativi alla produzione di energia elettrica,

• rendimento termico di riferimento per le caldaie sostituite,

• metodologia di calcolo dei risparmi energetici relativi alla combustione dei rifiuti. 
 
Le conseguenze
 
Fino all'approvazione delle 21 bis e 22 bis il mercato dei titoli relativi alla cogenerazione e al teleriscaldamento in ambito civile ha risentito fortemente di questa impasse. A metà del 2006 – in corrispondenza del blocco delle schede – le richieste di verifica e certificazione approvate per interventi relativi a tali schede erano 102, corrispondenti a circa 77.000 titoli. Le richieste presentate in seguito, e dunque sospese, corrispondono a circa 130 ktep, ma è possibile che alcuni soggetti abbiano rinunciato a presentare progetti a causa della perdurante incertezza del periodo 2006-2010.
In ambito industriale, invece, era ed è sempre possibile presentare progetti a consuntivo, cosa non possibile per le utenze civili: in quanto tale modalità di valutazione dei risparmi non è infatti applicabile agli ambiti coperti da schede semplificate (standardizzate o analitiche).
 
Valutazioni e confronti
 
Dato che per le schede analitiche il risparmio netto dipende da un numero elevato di parametri da misurare, per fare qualche considerazione è stato necessario riferirsi a casi reali, su cui sono stati impostati i conti. Nel seguito si forniscono alcune indicazioni sui dati principali, finalizzate a comprendere l’entità dei risparmi riconosciuti e, nel caso delle schede su cogenerazione e teleriscaldamento, il beneficio percentuale rispetto alle versioni precedenti. Chiaramente si tratta di valori indicativi e si consiglia agli interessati di verificare i valori effettivi riferiti al proprio caso predisponendo un foglio di calcolo basato sugli schemi di rendicontazione presenti nelle schede pubblicate dall'Autorità.
 
Raffronto tra la scheda 21 bis e la precedente scheda 21
Applicando la scheda 21 bis, per un impianto di media potenza alimentato a gas naturale di potenza 400 kW termici funzionante 4.000 ore anno, si ottengono risparmi per circa 90 tep/anno. Si osserva un incremento, di alcune unità di tep, al crescere dell'indice elettrico. Stante la possibilità di ottenere titoli per dieci anni (cogenerazione ad alto rendimento), nelle ipotesi di vendita del titolo a 90 euro/tep (recentemente il valore è stato ancora maggiore) e fattore di attualizzazione del 5%, si osserva che l'impatto dell'incentivo sul costo di acquisto del cogeneratore pesa per valori compresi tra il 10 e il 25%. Tali valori, sebbene possano non apparire elevati se confrontati con altre forme incentivanti nel settore delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, sono maggiori di quelli ottenibili  dalla maggior parte delle schede in vigore (elaborazioni FIRE). A ciò va ad aggiungersi il fatto che la cogenerazione è già di per sè una tecnologia interessante, energeticamente ed economicamente, che consente di ottenere in media un risparmio in fonti primarie del 20-30%.
Applicando la scheda 21 bis ad impianti in ambito civile, di media potenza e alimentati a gas naturale, i risparmi netti crescono dal 5 al 10% rispetto alla precedente scheda 21.
 
Valutazione della scheda 22 bis
Riguardo alla scheda 22 bis (teleriscaldamento per utenze civili), i risultati sono leggermente inferiori a quelli relativi alla scheda 21 bis: l’incremento percentuale dei titoli è inferiore al 5%. L’esempio considerato riguarda una rete di teleriscaldamento alimentata a biomassa con una parte limitata di cogenerazione ed una fornitura complessiva di energia alle utenze di circa 16.000 MWh termici.
 
Valutazione della scheda 26
La mancanza di una scheda dedicata alle caldaie centralizzate, nonostante tale intervento fosse previsto sin dalle prime consultazioni fatte dall’Autorità, rappresentava una lacuna vistosa nel contesto del meccanismo, considerato la centralità di tale soluzione nel settore civile. L’unica opzione per chi realizzava progetti di questo tipo era il ricorso al progetto a consuntivo, con le relative complessità e soglie elevate di risparmio minimo.
La scheda 26 dà una risposta completa e intelligente a questo problema, allargando l’ambito di applicazione a qualunque sistema di riscaldamento e/o raffrescamento per usi civili, indipendentemente dalla tipologia di edificio, e tenendo conto anche degli eventuali sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore. Questi ultimi possono anzi essere conteggiati indipendentemente dalla realizzazione di una nuova centrale termica, in sistemi centralizzati già esistenti. L’unico vincolo è quello di raggiungere i 50 tep della soglia minima (100 tep per distributori e aziende con energy  manager nominato), anche mettendo insieme interventi realizzati presso differenti utenti finali.
Sono dunque ricompresi in questa tipologia di intervento le caldaie alimentate da combustibili fossili e rinnovabili (ad esempio pellet e cippato), le pompe di calore, gli assorbitori e gli altri sistemi che consentono una produzione centralizzata di acqua calda o fredda.
 
Per la scheda 26 si è preso come riferimento un sistema centralizzato di potenza 300 kW (20-30 appartamenti) alimentato a gas naturale, a fini di riscaldamento al servizio di un condominio (senza sistemi di raffrescamento né caldaie ausiliarie per acqua calda sanitaria, ma con contabilizzazione di calore). Il sistema è ubicato in zona climatica E, attivo per un numero di ore/anno  riferito al carico standard di una famiglia tipo.
I risparmi attesi sono di circa 13 tep/anno (circa 50 tep/anno nel caso di alimentazione a biomasse), che per cinque anni, sotto le stesse ipotesi assunte per la scheda 21 bis relativamente al tasso di interesse e al prezzo dei titoli, danno un contributo dell'ordine di qualche punto percentuale del valore dell'investimento iniziale (un po’ più del 10% nel caso di alimentazione a biomasse).
Oltre ai risparmi energetici conseguibili, i sistemi centralizzati risultano particolarmente interessanti dal punto di vista economico. Al beneficio derivante dalla vendita dei titoli si può infatti sommare, per alcuni investimenti (ad esempio caldaie a condensazione), la detrazione  fiscale del 55%. Si rilevano anche interessanti vantaggi in termini di costi di gestione e sicurezza di un sistema centralizzato rispetto a numerosi generatori di calore indipendenti al servizio di singole unità.
 
I vantaggi in termini di indipendenza di singole unità possono essere ugualmente ottenuti con l'inserimento di sistemi di contabilizzazione dell'energia termica associati a valvole termostatiche, intervento che consente di massimizzare le performance di tali dispositivi.
Si ricorda che i titoli di efficienza energetica possono essere richiesti solo dai soggetti abilitati, ossia società di servizi, distributori, società ad essi collegate ed energy manager nominati. Restando nell'ambito di un condominio, il beneficio del 55% può essere richiesto dai condomini, mentre la società di servizi energetici che realizza l’impianto può mettere insieme più caldaie realizzate presso utenti diversi per raggiungere la soglia minima dei 50 tep e integrare i flussi di cassa legati al canone annuo (o alla spesa di investimento sostenuta dai condomini nel caso in cui il contratto non sia a prestazione).
 
Incrementare la semplificazione
 
La percentuale di utilizzo delle schede semplificate (standard più analitiche) pesa circa per l'85% dei risparmi conseguiti nell’ambito del meccanismo dei Certificati Bianchi: è evidente dunque che vale la pena incrementare gli sforzi per introdurre nuove schede relative a interventi ancora lasciati al campo dei progetti a consuntivo, che oltre ad essere più complessi da presentare presentano soglie minime superiori (100 tep nel caso di interventi realizzati da parte di società di servizi energetici).
Le tre nuove schede hanno il merito di coprire ambiti energeticamente ed economicamente interessanti, ma soprattutto di sbloccare l'annosa situazione di stallo generata dal ricorso sulle schede 21 e 22. Non si tratta di somme in grado di stravolgere i business plan degli investimenti, ma indubbiamente possono aiutare gli interessati a realizzare interventi e a strutturarsi per affrontare al meglio le sfide di un mercato in crescita.
 
 
 * Enrico Biele, collaboratore area tecnica FIRE
** Dario Di Santo, Direttore FIRE
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