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Approfondimenti

21 Settembre 2012
Detrazioni 50% e fotovoltaico, si puņ fare?
(Alexander Albrecht* e Daniele Palma*)

Le “strettoie” burocratiche e l’esiguo budget del Quinto Conto energia hanno portato molti operatori del settore a chiedersi se, anziché percorrere la strada del Conto energia, non sia più conveniente, per l’installazione di un impianto fotovoltaico, accedere alle detrazioni fiscali a beneficio delle ristrutturazioni edilizie (ex 36%), in assenza di cumulo con la tariffa incentivante.

L’Agenzia delle Entrate, nella Guida alle ristrutturazioni edilizie pubblicata il mese scorso, non ha riportato nessuna precisazione rispetto a quanto già espresso dalla norma nazionale. E i dubbi rimangono.
Si procederà pertanto ad un'analisi della questione, facendo riferimento alla normativa e alla prassi esistente; data la rilevanza del tema, che interesserà molti contribuenti, tuttavia, si auspica che l’Agenzia delle Entrate intervenga al più presto, con un documento di prassi, a dirimere la questione.

Un po’ di storia

A partire dal 1998, anno della loro introduzione, le agevolazioni fiscali per le ristrutturazione edilizie hanno subito diverse modifiche: la percentuale fiscalmente detraibile, inizialmente del 41%, fu poi ridotta al 36%.
Dopo numerose proroghe susseguitesi nel corso degli anni, il Decreto legge n. 201/2011, convertito in Legge 214/2011, ha incorporato nel Tuir le agevolazioni fiscali in parola, rendendo così permanente la percentuale di detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie.
Il Dl 22 giugno 2012 n. 83, conosciuto come “Decreto crescita” e convertito in Legge n. 134/2012, ha cambiato ancora una volta l'ammontare dell'incentivazione: a partire dal 26 giugno 2012, data di entrata in vigore del Decreto, e fino al 30 giugno 2013, la percentuale di detrazione del 36% aumenta al 50% e l’importo massimo di spesa per ogni unità abitativa sale da 48.000 a 96.000 euro. Si deve evidenziare peraltro che, salvo ulteriori modifiche o proroghe, sia la percentuale del 36% sia il limite massimo di spesa agevolabile di 48.000 euro torneranno applicabili in relazione alle spese sostenute a decorrere dal 1° luglio 2013.

Il risparmio energetico tra gli interventi ammessi

Oltre a rendere permanente l'incentivazione alle ristrutturazioni edilizie, il Dl 201/2011 ha introdotto, tra gli interventi ammessi a usufruire della detrazione (cfr. articolo 16-bis del Tuir, lettera h), quelli finalizzati al conseguimento di risparmi energetici ed in particolare "interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia. Le predette opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia".

Secondo quanto stabilito dal Dl 201/2011, la lettera h in commento dell'articolo 16-bis del Tuir avrebbe dovuto entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2013. Il Dl 83/2012 ha abrogato il rimando a gennaio. Ciò significa, in pratica, che si può ricorrere al nuovo 50% per le opere finalizzate al risparmio energetico e all'installazione di impianti a fonti rinnovabili a partire dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto).

Fotovoltaico e detrazioni

Sulla base del dato normativo, l’installazione di un impianto fotovoltaico sembrerebbe rientrare tra le “opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia”.

Le conclusioni di una precedente Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, n. 207/E del 2008, lasciano tuttavia alcuni dubbi sull’effettiva possibilità per gli impianti fotovoltaici installati su edifici di rientrare a pieno titolo tra gli interventi agevolati.
Giova evidenziare che tale Risoluzione rispondeva ad un interpello riguardante l’altra categoria di detrazioni, vale a dire quelle del 55% a favore dell'efficientamento energetico degli edifici.

Nel chiarire che esse non sono cumulabili con le tariffe erogate dal Conto energia, il documento precisava che “non è possibile realizzare la produzione di energia mediante interventi volti al contenimento del fabbisogno energetico per la climatizzazione invernale dell'edificio né, per altro verso, è possibile conseguire un risparmio energetico mediante la installazione di impianti volti alla produzione di energia. In base a tali considerazioni si deve ritenere che le spese sostenute per la realizzazione dei pannelli fotovoltaici, finalizzati alla produzione di energia elettrica e non alla riduzione del consumo per il riscaldamento invernale, non possono assumere rilievo ai fini della applicazione della detrazione d'imposta del 55%, consentita in relazione agli interventi di risparmio energetico”.

I contesti sono certamente diversi: nella Risoluzione citata si fa riferimento alle detrazioni del 55% espressamente dedicate agli interventi di efficientamento energetico degli edifici e non alle detrazioni del 50% (ex 36%) riferite, invece, alla ristrutturazione edilizia. Ma ciò non esclude che l’Agenzia delle Entrate possa applicare lo stesso tipo di ragionamento anche a quest’ultime, ritenendo che l’esclusione degli impianti fotovoltaici dalle detrazioni del 55% possa valere anche per il 50%.

Per contro va detto che in una Circolare di più vecchia data, la n. 57 del 1998, riferita precipuamente alle detrazioni fiscali per il recupero del patrimonio edilizio, il Ministero delle Finanze era di diverso avviso. Al punto 3, tra gli interventi ammessi alla detrazione, figuravano le opere finalizzate al risparmio energetico e cioè “quelle previste dall’art. 1 del decreto del Ministro dell’Industria, del commercio e dell’artigianato del 15 febbraio 1992 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 1992, n.107”.
Ed in particolare, alla lettera e) del citato articolo 1 si fa specifico riferimento proprio a “impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica”.

L’attestazione del conseguimento di risparmio energetico

Secondo quanto stabilito dalla lettera h) dell'articolo 16-bis del Tuir, affinché l’installazione di impianti basati sull'impiego di fonti rinnovabili di energia possa accedere alle detrazioni del 50%, occorre acquisire “idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia". Occorre, quindi, una “prova” che le opere effettuate abbiano portato a un effettivo risparmio di energia per l’edificio oggetto degli interventi.
A nostro avviso, la “prova” che si può portare a verifica di ciò è l’Attestato di Certificazione Energetica; l’unico documento che, in applicazione della normativa vigente in materia, è in grado di attestare il consumo in termini di energia dell’edificio ante e post operam.

Ma secondo quando disposto dalle norme che regolano la certificazione energetica degli edifici, un impianto fotovoltaico può essere considerato un intervento in grado di generare un risparmio energetico? A nostro parere si può ragionevolmente affermare che ciò sia possibile. Vediamo come nel dettaglio.

La Direttiva europea

La Direttiva 2006/32/CE definisce il risparmio energetico come “la quantità di energia risparmiata, determinata mediante una misurazione o una stima del consumo prima e dopo l’attuazione di una o più misure di miglioramento dell’efficienza energetica, assicurando nel contempo la normalizzazione delle condizioni esterne che influiscono sul consumo”.

La medesima definizione è presente anche nella Proposta di Direttiva sull’efficienza energetica presentata alla Commissione europea il 22 giugno 2011, approvata dal Parlamento europeo l’11 settembre 2012 e di prossima pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea.

Il miglioramento dell'efficienza energetica è a sua volta definito come "l'incremento dell'efficienza energetica risultante da cambiamenti tecnologici, comportamentali e/o economici".

L’efficienza energetica è, invece, definito come "il rapporto tra un risultato in termini di prestazioni, servizi, merci o energia e l'immissione di energia".

Infine, la prestazione energetica è definita come "la quantità annua di energia effettivamente consumata o che si prevede possa essere necessaria per soddisfare i vari bisogni connessi ad un uso standard dell'edificio, compresi la climatizzazione invernale e estiva, la preparazione dell’acqua calda per usi igienici sanitari, la ventilazione e l'illuminazione. Tale quantità viene espressa da uno o più descrittori che tengono conto della coibentazione, delle caratteristiche tecniche e di installazione, della progettazione e della posizione in relazione agli aspetti climatici, dell'esposizione al sole e dell'influenza delle strutture adiacenti, dell'esistenza di sistemi di trasformazione propria di energia e degli altri fattori, compreso il clima degli ambienti interni, che influenzano il fabbisogno energetico".

Tra i “sistemi di trasformazione propria di energia” si possono senz’altro annoverare gli impianti fotovoltaici, sistemi in grado di fornire a un edificio la possibilità di trasformare autonomamente energia solare in energia elettrica.

L’ACE e la norma italiana

L’efficienza energetica può migliorare se migliorano le prestazioni energetiche di un edificio. La prestazione energetica di un edificio si attesta mediante l'Attestato di Certificazione Energetica (ACE).

L'Attestato di Certificazione Energetica o di rendimento energetico dell’edificio è il documento redatto nel rispetto delle norme, attestante la prestazione energetica ed eventualmente alcuni parametri energetici caratteristici dell’edificio. Esso comprende i dati relativi all’efficienza energetica propri dell’edificio, i valori vigenti a norma di legge e valori di riferimento, che consentono ai cittadini di valutare e confrontare la prestazione energetica dell’edificio.

Secondo quanto stabilito dal DLgs. 192/05, “l’indice di prestazione energetica EP esprime il fabbisogno di energia primaria totale riferito all’unità di superficie utile o di volume lordo, espresso rispettivamente in kWh/m2 anno o kWh/m3 anno”.

La determinazione delle prestazioni energetiche degli edifici richiede metodologie di calcolo armonizzate a livello europeo, descritte in particolare dalla norma UNI-TS 11300, parti 1/2/3/4.

In particolare, la specifica tecnica UNI TS 11300-4 riporta il metodo di calcolo del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda sanitaria, nel caso vi siano sottosistemi di generazione che forniscono energia termica utile da energie rinnovabili o con metodi di generazione diversi dalla combustione a fiamma di combustibili fossili. La UNI TS 11300-4 può essere utilizzata anche per “valutare il risparmio di energia conseguibile con interventi sugli impianti; valutare il risparmio di energia primaria utilizzando energie rinnovabili o altri metodi di generazione”.

In particolare, i risparmi energetici conseguenti all’installazione di un impianto fotovoltaico possono essere stimati mediante l’applicazione delle metodologie di calcolo previste per la certificazione energetica (UNI TS 11300).

Il fabbisogno di energia primaria dell’edificio è dato da una formula in cui, tra altri parametri, compare un termine che rappresenta l’energia elettrica fornita all’edificio (con il segno più) e un termine (con il segno meno) che rappresenta l’energia elettrica esportata dall’edificio (l'eventuale surplus immesso in rete). In presenza di un impianto fotovoltaico, da un lato si riduce il fabbisogno di energia elettrica fornita all’edificio, dall’altro può esserci una quota di energia elettrica esportata, per cui ambedue i termini contribuiscono a ridurre il fabbisogno di energia primaria dell’edificio.
Infatti, la metodologia di calcolo considera parte del contributo di energia elettrica generata dall’impianto fotovoltaico sottraendola al fabbisogno di energia elettrica di pompe di calore (se presenti) per climatizzazione e per eventuale produzione di acqua calda sanitaria, degli ausiliari degli impianti di produzione di energia dell’edificio (es. pompe di circolazione) e di illuminazione (nel caso di destinazioni non residenziali).
Sostanzialmente il fotovoltaico riduce l’energia elettrica richiesta alla rete, comportando così un risparmio energetico di sistema. L’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico (che si può considerare “gratuita”) comporta una minore produzione della rete, e di conseguenza genera un risparmio energetico in termini di energia primaria.
La metodologia di calcolo tiene conto anche dell’energia elettrica esportata dall’edificio (l'eventuale surplus immesso in rete), termine che riduce ulteriormente il fabbisogno di energia primaria dell’edificio stesso.

Se si effettuano simulazioni con programmi di calcolo che implementano le metodologie di calcolo UNI TS 11300, si può verificare che i fabbisogni energetici si riducono a seguito dell’installazione di impianti fotovoltaici. La riduzione risulta particolarmente sensibile allorquando sono presenti impianti termici con generatori del tipo pompa di calore elettrica. Ma anche con impianti a combustione si registra un miglioramento delle prestazioni, grazie al contributo del fotovoltaico nella riduzione del fabbisogno elettrico degli ausiliari (es. pompe di circolazione).

Ovviamente si potrebbe discutere sulle differenze di risparmio tra i valori stimati dai programmi di calcolo e quelli reali, come anche su fenomeni anomali come un aumento reale degli usi elettrici dovuto alla consapevolezza di avere un impianto che produce energia “gratuita” sul tetto (cosiddetto “rebound effect”), argomenti che meriterebbero approfondimenti ad hoc.
Ma, ciò che interessava verificare in questo contesto è che, da un punto di vista tecnico-normativo, l’introduzione di un impianto fotovoltaico comporta, effettivamente, un risparmio di energia primaria, attestato dalle metodologie di calcolo previste.

I rischi di una lettura favorevole alla norma

Dato il contesto normativo incerto, è lasciata in questo momento al contribuente la decisione se optare o meno per la detrazione di cui all'articolo 16-bis del Tuir in caso di installazione di "impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia", adottando quindi un'interpretazione favorevole basata sull'interpretazione letterale della norma (ovviamente munendosi dell'appropriata documentazione).

Qualora tuttavia l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate dovesse essere differente (e quindi la detrazione non fosse applicabile), trascurando in tale sede l'eventualità di un contenzioso, la conseguenza sarebbe una decadenza dai benefici e, di conseguenza, un recupero delle minori imposte non versate in forza della detrazione applicata. Resta da valutare la possibile applicazione di sanzioni, tuttavia sarebbe opportuno che - anche qualora adottasse un'interpretazione differente - l'Amministrazione finanziaria applicasse nella specifica situazione i principi di cui all'articolo 10, comma 3, dello Statuto del Contribuente, che esclude sanzioni quando la violazione dipende da "obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria". Stante la lettera della norma, e le interpretazioni di prassi parzialmente confliggenti, si ritiene che sarebbe del tutto fondata la non applicazione delle sanzioni anche in caso di differente interpretazione da parte dell'Amministrazione finanziaria della norma di cui all'articolo 16-bis del Tuir.

*Dottor Alexander Albrecht, Dottore commercialista, LL.M. Studio Professionale Associato a Baker & McKenzie

*Ingegner Daniele Palma, esperto in efficienza energetica, ERISSE Soluzioni per l'Energia S.r.l.

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