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Approfondimenti

5 Novembre 2012
Fotovoltaico e grid parity: a che punto siamo
(Gabriele Insabato*)

Il consistente sviluppo del fotovoltaico in Italia è da ascriversi, in gran parte, agli incentivi elargiti dallo Stato in questi ultimi anni, attraverso il Conto energia.
Siamo ora al Quinto Conto Energia, che dovrebbe essere l’ultima fase di sostegno per il fotovoltaico, avviandolo alla cosiddetta grid parity, cioè al raggiungimento di una sostanziale parità di costi di approvvigionamento energetico tra fonti tradizionali e fonte solare.
Ma quanto è vicina questa parità di costo? È possibile valutare se l’installazione di un impianto fotovoltaico ha già un ritorno economico accettabile, anche senza incentivi?

Proviamo ad analizzare due casi: un impianto domestico da 3 kW ed uno ad uso aziendale di 200 kW, entrambi installati su edificio per poter sfruttare i benefici economici derivanti dal parziale autoconsumo dell’energia prodotta.
Con un’avvertenza: le valutazioni sono influenzate da alcune variabili che è difficile da stimare, soprattutto sull’orizzonte temporale di vita dell’impianto, decisamente lungo, che in questa sede abbiamo assunto pari a 30 anni.
Parametri importanti da considerare, per il loro peso, sono inoltre il costo dell’energia elettrica e i suoi aumenti, l’utilizzo o la cessione dell’energia elettrica prodotta, la localizzazione dell’impianto. Variazioni di queste voci possono avere importanti risvolti sulla sostenibilità economica dell’impianto senza incentivi.
È inoltre necessario stabilire un parametro che indichi quando si raggiunge la grid parity. Questo potrebbe essere il Tasso Interno di Rendimento (TIR) dell’investimento, fissato ad un valore convenzionale per tipologia di utenza, che viene raggiunto mediante la valutazione dei prezzi di acquisto degli impianti.

Impianto da 3 kW ad uso residenziale

Cominciamo col prendere in considerazione un impianto da 3 kW, ad uso residenziale, installato su edificio. I parametri considerati sono i seguenti:

• costo dell’energia per l’utenza di 15 c€/kWh,

• regime di Scambio sul posto,

È importante precisare che lo Scambio sul posto, per come è attualmente strutturato, valorizza ad un prezzo inferiore l’energia immessa rispetto al prezzo di quella prelevata dalla rete. L’impianto è totalmente finanziato mediante capitale proprio.

• autoconsumo contestuale del 30% della produzione,

• decadimento dell’efficienza dei moduli di 0,7% l’anno, con un costo di manutenzione e assicurazione di 200 € l’anno per i primi 10 anni, che poi si riduce a 100 € per la rinuncia all’assicurazione,

• aumento dei costi dell’energia del 2% l’anno.

Fissando un TIR del 4%, la grid parity potrebbe essere raggiunta solo se l’impianto avesse un costo chiavi in mano di:

1.500-1.600 € per ogni kW installato, se situato nel Nord Italia (con una produzione di 1.100 kWh/kWp),

• circa 1.900-2.000 €/kWp, se installato nel Centro Italia (con una produzione di 1.250 kWh/kWp),

2.200-2.300 €/kWp, se ubicato nel Sud Italia (con una produzione di 1.400 kWh/kWp).

Impianto da 200 kW su edificio, ad uso artigianale

Consideriamo ora un impianto da 200 kW installato presso un’azienda artigiana, commerciale o industriale che ha la capacità di utilizzare direttamente almeno il 50% dell’energia elettrica prodotta, mentre per la restante parte si avvale del regime di Scambio sul posto. Per un’utenza del genere il costo di approvvigionamento energetico può essere ridotto, considerando un prezzo di acquisto dell’energia di 12 c€/kWh. Il costo della manutenzione e dell’assicurazione è fissato in 7.000 €, per poi scendere a 5.000 € per la sola manutenzione. Anche il finanziamento di questo impianto è considerato in full equity.

È ora necessario fissare il TIR. Su un impianto di questa taglia e in riferimento al soggetto imprenditoriale che lo realizza, il TIR potrebbe essere elevato di qualche punto, in quanto ci si muove in un ambito differente rispetto a quello dell’utenza famigliare. Ipotizziamo, dunque, un TIR fissato al 6%, in relazione alla rischiosità non particolarmente elevata dell’investimento, che deve anche essere visto come un supporto all’attività imprenditoriale.

Per il raggiungimento della grid parity, le ipotesi formulate prevedono un costo d’impianto che:

• per il Nord Italia dovrebbe essere di 1.200-1-300 €/kWp,

• di 1.500-1.600 €/kWp per il Centro Italia,

• e 1.700-1.800 €/kWp per il Sud Italia.

Anche l’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano ha provato a fare delle ipotesi sulla grid parity nei propri report annuali, a cui si rimanda per un confronto. Vedi Riferimenti.

Al Sud la grid parity è sostanzialmente raggiunta

Le valutazioni appena presentate devono essere necessariamente paragonate all’offerta degli impiantisti, in termini qualitativi ed economici. Tra diverse zone dell’Italia possono ritrovarsi prezzi di acquisto differenti per uguali taglie di potenza, in ragione di una maggiore o minore concorrenza. Ne consegue che il confronto tra i prezzi qui riportati e quelli di mercato deve essere eseguita per ogni singolo caso.
Inoltre, queste valutazioni possono essere positivamente o negativamente influenzate dalla variazione del prezzo dell’energia e dall’autoconsumo. Un aumento del prezzo dell’energia rispetto al 2% annuale qui considerato può portare a TIR maggiori a parità di costi d’acquisto o ad incrementi del prezzo di acquisto, per kWp, necessario a raggiungere la soglia di rendimento desiderato.
La quota di energia elettrica consumata direttamente dall’utenza ha una leva ancora maggiore su TIR o prezzo d’acquisto, in quanto un suo aumento rispetto alle percentuali considerate potrebbe portare a risultati più incoraggianti. Inoltre l’autoconsumo è una variabile che può essere in parte influenzata dall’utenza presso cui è installato l’impianto, cambiando in parte il proprio stile di consumo per le utenze domestiche o alcuni parametri o cicli produttivi per quelle industriali. Sempre per questi ultimi soggetti un autoconsumo del 100% potrebbe essere raggiunto nel caso di produzioni particolarmente energivore e di impianto di taglia sottodimensionata rispetto alle necessità aziendali.

Le variabili in gioco appena descritte rendono difficile la definizione di un parere univoco sul raggiungimento o meno alla grid parity. Tuttavia, è possibile affermare che al Sud Italia è stata sostanzialmente raggiunta; è in avvicinamento al Centro, mentre al Nord si dovrà ancora attendere una decisa riduzione del prezzo degli impianti.

Queste considerazioni valgono per impianti installati presso utenze che hanno la parziale capacità di assorbire l’energia elettrica generata e che, per la taglia di potenza, possono avvalersi del regime di Scambio sul posto per i surplus energetici durante gli orari di produzione. Le eventuali modifiche che subirà lo scambio sul posto dal 2013 potranno influenzare le valutazioni presentate.

* Gabriele Insabato, Politecnico di Milano - Polo di Cremona

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