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Comunicare l'energia

6 Dicembre 2017

Mercato elettrico, grandi sfide ci attendono

(Maria Antonietta Giffoni)

L’irruzione nel settore elettrico di fonti rinnovabili, accumulo elettrochimico e digitalizzazione verificatasi nell’ultimo decennio ha rotto gli equilibri esistenti, richiesto la definizione di nuovi criteri di funzionamento e aperto a nuove opportunità.

Ne parliamo con G.B. Zorzoli, Presidente del Coordinamento Free e autore del libro Quale mercato elettrico? Storia, tecnologie e liberalizzazione del settore elettrico, pubblicato nella collana “Quaderni dell’AIEE”.

Ingegner Zorzoli, nel 2015 venticinque tra i principali gruppi energetici europei denunciarono un deficit di bilancio complessivo di 3,5 miliardi di euro. Quale la causa di questa crisi?

I deficit furono in larga misura provocati dalla svalutazione degli impianti convenzionali, la cui redditività era crollata a causa del ridotto numero di ore di funzionamento, in quanto la crescente presenza di generazione eolica e fotovoltaica con costo proporzionale nullo ha provocato la crescita di situazioni in cui l’abbondanza dell’offerta ha portato a prezzi zero per il kWh (in Germania addirittura negativi).

Nel suo libro, lei parla di “crisi annunciata”. Perché? E quali sono state le conseguenze?

Con il lungo termine, come parametro dominante per gli investimenti nei sistemi elettrici, si è viceversa privilegiata la contrattazione a pronti (o mercato spot, in cui la liquidazione dei contratti di compravendita negoziati in ogni giornata è eseguita con un differimento molto breve, ndr) come modalità prevalente nel mercato elettrico liberalizzato: la contraddizione era evidente, anche se all’inizio pochi se ne accorsero e, soprattutto, ne colsero la portata. Ad aggravare la situazione è intervenuta la schizofrenia dei legislatori europei, che tra l’ultimo decennio del secolo scorso e il primo dell’attuale hanno contemporaneamente discusso e approvato direttive sul mercato elettrico, conforme alla sua organizzazione tradizionale (grandi centrali per la produzione di energia elettrica, veicolata ai consumatori attraverso reti di trasmissione e distribuzione) e strategie energetico-climatiche che comportavano un accelerato sviluppo delle rinnovabili, cioè della generazione distribuita.

Come hanno reagito le utility e come potrebbe cambiare un mercato elettrico che tenga in debito conto del ruolo che possono svolgere le nuove tecnologie (rinnovabili, accumuli, digitalizzazione) e i consumatori?

La crisi del 2015 ha spinto molte utility europee a seguire la strategia varata da Enel nel 2014, basata su tre priorità - rinnovabili e mobilità elettrica, reti (per chi le ha), servizi ai clienti - e sulla tendenza a vendere più energia di quanta viene prodotta, a privilegiare il modello BSO (build, sell, operate) e a diversificare in business non energetici (come Open Fiber). Dismettendo o collocando in una “bad company” gli impianti termoelettrici e nucleari.
Di fronte a un modello di mercato che le mette in crisi, le utility lo hanno quindi autoriformato: ridotta allo stretto necessario la produzione in house, puntano su un mix di attività regolate (reti, mobilità elettrica, rinnovabili) e di nuovi mercati (servizi alla clientela e a terzi, iniziative non energetiche).
I servizi ai clienti, la digitalizzazione, i contatori digitali di seconda generazione e la mobilità elettrica metteranno a disposizione delle utility un’enorme massa di informazioni sui consumatori. La rilevanza che assumerà la gestione di questi dati e la parallela crescita all’interno delle utility di una cultura aziendale incentrata sullo sviluppo dell’ICT (Information and Communications Technology) e sulle sue applicazioni, ridurrà la distanza che oggi separa il loro core business da quello dei big del web.
Nel caso estremo avremmo utility che possiedono solo le reti di distribuzione e traggono utili da queste e dalla vendita di kWh, ma in misura crescente dal trattamento del Big Data di cui dispongono, utilizzato sia direttamente per gestire in modo ottimale la propria attività e modificare tempestivamente il business mix, sia per offrire alla clientela servizi appropriati, grazie alla messe di informazioni sui loro consumi e sugli stili di vita. In prospettiva, le grandi utility potrebbero non essere così diverse dai giganti del web.

Le misure contenute nel Clean Energy Package, varato dalla Commissione europea nel 2016, sono sufficienti per agevolare questa transizione?

Il Clean Energy Package contiene proposte che, per la prima volta (venti anni dopo la prima direttiva europea sul mercato elettrico!), prendono atto della realtà: valorizzazione dell’autoproduzione, delle reti e delle comunità energetiche locali, del prosumer come nuovo operatore attraverso la vendita peer to peer; ruolo delle rinnovabili e della domanda nella fornitura dei servizi ancillari, pertanto accompagnata da proposte che tendono a far crescere l’empowerment dei consumatori.
La previsione era di concludere l’iter decisionale entro fine 2017, obiettivo ormai irrealistico, mentre nel confronto all’interno del Parlamento e del Consiglio europeo sono emerse opposizioni a non poche proposte di riforma. Alla fine avremo un pacchetto di modifiche adeguato, ma soprattutto arrivato in tempo utile per risultare efficace? Il tempo è un fattore decisivo, dato che le grandi utility europee il mercato elettrico lo stanno di fatto già autoriformando.


>> Questi e altri temi saranno al centro dell'incontro per la presentazione del libro "Quale mercato elettrico?", che si terrà a Milano il 12 dicembre 2017 presso la sala di Camera di Commercio Svizzera in Italia, via Palestro, 2 alle ore 16.30.

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