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Comunicare l'energia

26 Novembre 2019

100 idee per un lavoro verde e sicuro. Intervista a Tessa Gelisio e Marco Gisotti

(Maria Antonietta Giffoni)

La green economy offre sempre maggiori opportunitą di lavoro a giovani che hanno le competenze per contribuire alla costruzione di un mondo pił equo e sostenibile. Ma quali sono i profili professionali pił spendibili in un mercato in piena trasformazione?

Ne parliamo con Tessa Gelisio e Marco Gisotti, autori del libro 100 Green Jobs per trovare lavoro.

Nel 2009 uscì - sempre per Edizioni Ambiente - la vostra prima "Guida ai green jobs". A 10 anni di distanza, quali sono secondo voi le principali differenze nei profili lavorativi legati alla green economy?

Rispetto a 10 anni fa, sono cambiati sostanzialmente due aspetti. Innanzitutto è aumentato il numero dei green workers, che è passato da circa 900 mila unità a più di 3 milioni. Una vera esplosione di lavoratori verdi. Inoltre, come avevamo ipotizzato già nel nostro primo volume, le competenze green nel campo dell’ecologia e della sostenibilità sono diventate trasversali in tutti i settori. La green economy sta rivoluzionando in modo globale i prodotti e i servizi forniti dalle aziende e, di conseguenza, anche i lavoratori devono possedere competenze verdi, specifiche nel caso di professioni ambientali in senso stretto, ma anche trasversali, cioè presenti nei curricula di professionisti che apparentemente non si occupano di ecologia. Pensiamo ad esempio ai cuochi, ai quali oggi è richiesto di avere conoscenze in materia di agricoltura biologica, stagionalità dei prodotti e vocazionalità gastronomiche dei territori. Tali competenze consentono loro di essere sostenibili in cucina, risparmiando, riducendo l’impatto ambientale e migliorando gli aspetti legati alla salute e al benessere.

Come sottolineate nel libro, la spinta verso l'ecosostenibilità arrivata dai consumatori è stata immediatamente colta dalle imprese, che hanno investito in tecnologie verdi ma soprattutto in competenze green e digitali. Di conseguenza, è mutato anche il mondo del lavoro. Secondo voi, l'offerta formativa nazionale (Università, corsi post-laurea, ecc.) ha colto questa trasformazione? Si sta adeguando alle nuove competenze e ai nuovi profili richiesti dal mercato?

In generale, purtroppo, il mondo della formazione arriva sempre un pò in ritardo rispetto ai mutamenti della società e del mercato del lavoro. Va, però, sottolineato che stanno aumentando notevolmente le possibilità di formazione negli ambiti legati all’ambiente e alla sostenibilità, con corsi di specializzazione e indirizzi di laurea ad hoc. Si tratta di un processo più lento rispetto al trend di cambiamento che caratterizza il mondo del lavoro, ma comunque una grande possibilità per i giovani che intraprendono nuovi percorsi di studio.

In un'epoca storica come quella che stiamo vivendo, a metà tra una crisi economica apparentemente senza fine e una rivoluzione verde dalle mille promesse, cosa consigliereste a un ragazzo che si appresta a scegliere il suo percorso formativo?

Indipendentemente dal percorso formativo scelto, sicuramente consigliamo di approfondire quanto più possibile le competenze verdi nel campo dell’ecologia e della sostenibilità, studiando autonomamente oppure frequentando il mondo delle associazioni, un ottimo modo non solo per individuare le proprie abilità e stimolare il proprio talento personale, ma anche per entrare direttamente nel mondo del lavoro.

Le proteste della sedicenne Greta Thunberg contro la crisi climatica hanno spinto milioni di giovani a scendere in piazza per chiedere ai potenti della Terra di agire in fretta. Certamente, l'idea di contribuire a salvaguardare il Pianeta in prima persona con il proprio lavoro potrebbe essere allettante per i ragazzi dei Fridays for Future. Ma il lavoro verde è in grado di garantirgli un futuro solido e sicuro, oltre che sostenibile?

Assolutamente sì. I lavori verdi rappresentano per i giovani una grande opportunità per garantirsi un futuro professionale solido, sicuro e soprattutto sostenibile, considerando che si tratta di professioni altamente qualificanti, che assicurano una elevata qualità di vita, una buona remunerazione e ottime probabilità di carriera a lungo termine.

L'efficienza energetica e le fonti rinnovabili saranno, coerentemente con il percorso intrapreso dall'Unione europea, le due strade più importanti per raggiungere gli obiettivi climatici previsti dall'Accordo di Parigi. Il nostro Paese, dopo gli anni "ruggenti" degli incentivi al fotovoltaico (2007-2013), da qualche tempo ha rallentato la propria corsa. Quali ripercussioni (qualitative e quantitative) ha avuto questo rallentamento sui profili lavorativi richiesti dal settore?

Qui bisogna fare una distinzione tra il settore dell’efficientamento energetico e quello degli investimenti sulle fonti rinnovabili. Nel primo caso, l’innovazione e le possibilità occupazionali sono ancora in pieno sviluppo, con grandissime potenzialità per il futuro. Sono proprio le aziende a spingere per l’efficienza energetica nella produzione di prodotti e servizi, in primis per conseguire un apprezzabile risparmio economico.
Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, invece, c’è stata inevitabilmente una contrazione negli investimenti, direttamente proporzionale al crollo degli incentivi. L’occupazione ne ha certamente risentito, ma sono ancora molti i profili professionali richiesti dalle imprese che operano nel campo delle energie green. Si tratta di un settore certamente in crescita, forse non al ritmo del passato, ma sicuramente con buone possibilità di sviluppo.

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