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Comunicare l'energia

19 Maggio 2016

Certificazione EGE e diagnosi energetiche: gli obblighi e le opportunità. Intervista a Annalisa Galante*

(Maria Antonietta Giffoni)

Il 19 luglio prossimo scatta l’obbligo di certificazione per gli operatori del settore che dovranno condurre le diagnosi energetiche. Ma in quali casi è contemplato l’obbligo? E quali opportunità offre la certificazione? Ne parliamo con Annalisa Galante.

Architetto Galante, venerdì 13 maggio la Commissione europea ha presentato lo studio dal titolo “A Study on Energy Efficiency in Enterprises: Energy Audits and Energy Management Systems”, che fa un resoconto sullo stato di recepimento delle misure relative alle diagnosi energetiche previste dalla Direttiva 2012/27/Ue. In Italia tali misure sono state recepite dal Dlgs 102/2014, non senza ritardi e dubbi sulla loro applicazione.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza partendo dagli obblighi: chi è obbligato a fare le diagnosi?

Un piccolo passo indietro è doveroso: già il Dlgs 115/2008 (articolo 16 commi 1 e 2) prevedeva che - "allo scopo di promuovere un processo di incremento del livello di qualità e competenza tecnica per i fornitori di servizi energetici" - doveva essere approvata una procedura di certificazione volontaria per ESCo ed EGE. Successivamente, sulla scia della Direttiva 2012/27/Ue, all’articolo 8 il Dlgs 102/2014 ha previsto l’obbligo di diagnosi energetica.
Chiariamo subito che tale obbligo ha come soggetti le grandi imprese (ovvero imprese che occupano più di 250 persone, il cui fatturato annuo supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo supera i 43 milioni di euro). La diagnosi energetica andava eseguita entro il 5 dicembre 2015.
Per le imprese a forte consumo di energia il Dlgs prevede che siano "[…] tenute, ad eseguire le diagnosi, con le medesime scadenze, indipendentemente dalla loro dimensione e a dare progressiva attuazione, in tempi ragionevoli, agli interventi di efficienza individuati dalle diagnosi stesse o in alternativa ad adottare sistemi di gestione conformi alle norme ISO 50001". In entrambi i casi, entro 24 mesi dalla redazione, la diagnosi va rifatta e i soggetti che la redigono devono essere certificati.
Sono escluse dall’obbligo le grandi imprese che hanno adottato sistemi di gestione conformi EMAS e alle norme ISO 50001 o EN ISO 14001, con un audit conforme all’Allegato 2 del Dlgs 102/2014.

Ma c’è anche un altro ambito in cui è previsto l’obbligo di diagnosi energetica: l’accesso agli incentivi previsti dal nuovo Conto termico. Il Dm 16 febbraio 2016 prevede l’obbligo di diagnosi nel caso di richiesta dell’incentivo per la realizzazione di interventi relativi a:  

• isolamento termico di superfici opache disperdenti (articolo 4, comma 1, lettera a);
• sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con generatori di calore a condensazione, installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento di chiusure trasparenti con esposizione da Est-Sud-Est a Ovest, fissi o mobili, non trasportabili (articolo 4, comma 1, lettere da b) a d);

• sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con pompe di calore, elettriche o a gas, utilizzanti energia aerotermica, geotermica o idrotermica, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale o di riscaldamento delle serre esistenti e dei fabbricati rurali esistenti con impianti alimentati a biomassa, installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solar cooling (articolo 4 comma 2, lettere da a) a c), quando l’intervento stesso è realizzato su interi edifici con impianti di riscaldamento di potenza nominale totale del focolare maggiori o uguali a 100 kW.

È importante precisare che il Conto termico, prevede un incentivo pari al 100% delle spese per la diagnosi energetica e per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) per le PA (e le ESCO che operano per loro conto) e il 50% per i soggetti privati, con le cooperative di abitanti e le cooperative sociali. 

Infine, è utile ricordare come il Dlgs 102/2014 preveda anche che siano realizzati, tra il 2014 e il 2020, interventi di efficientamento sugli immobili della Pubblica Amministrazione e questi (anche se non obbligatoriamente esplicitato) avranno bisogno di una diagnosi preventiva che individui le misure di riqualificazione più efficaci. Senza contare che nei decreti interministeriali del 26 giugno 2015 - che hanno rivoluzionato il mondo della certificazione energetica - è previsto che nell’APE sia esplicitato negli interventi migliorativi la possibilità di consigliare l’esecuzione di una diagnosi.

Il 19 luglio 2016 scatta l’obbligo di certificazione per gli EGE (Esperti di Gestione dell’Energia) e per gli AE (Auditor energetici). Innanzitutto che differenza c’è tra EGE e AE? E poi, in quali casi il professionista è obbligato ad accreditarsi?

Non è semplice rispondere a questa domanda, poiché non esiste ancora una definizione normativa della figura dell’Auditor Energetico, solo accennata nell’articolo 12 del Dlgs 102/2014 e che prevedeva la successiva emanazione - da parte di UNI-CEI in accordo con CTI ed ENEA - di una norma per la certificazione volontaria di questi professionisti per i settori dell’industria, del terziario e dei trasporti.
A mio parere, è plausibile che si individui l’Auditor Energetico in un professionista con competenze specifiche nel settore dell’efficienza energetica applicata al settore civile, industriale (di piccole dimensioni, per esempio PMI) e dei trasporti (cosa che compete meno all’EGE). In ambito residenziale e terziario, vista la compresenza anche della figura dell’EGE civile, potrà probabilmente essere responsabile della diagnosi di edifici di piccole e medie dimensioni e gli potrà essere richiesta un’esperienza, in termini temporali e di ambiti di competenza, più limitata rispetto a quella necessaria per l’EGE.
L'EGE, invece, è una figura professionale interdisciplinare che associa alle competenze tecniche specialistiche, delle solide basi in materie ambientali, economico-finanziarie, di gestione aziendale e di comunicazione. L’EGE, inoltre si presta naturalmente al ruolo di responsabile del sistema gestione energia nell’ambito della norma ISO 50001.
Si tratta di capacità sviluppabili attraverso un percorso formativo adeguato e, soprattutto, mediante un’adeguata esperienza sul campo, tarata in base al titolo di studio conseguito. In particolare, all’EGE si chiede un’esperienza lavorativa:

• nel settore Industriale attraverso attività nei processi e nei sistemi produttivi, distribuzione e produzione di energia, acqua, gas, sistemi di trasporto (ove applicabili);
• nel settore Civile attraverso attività relative a impianti, sistemi di servizi, infrastrutture, logistica, e commercio nelle applicazioni civili, nell’edilizia pubblica e privata.

Rispetto all'obbligo di certificazione, a partire dal 19 luglio i professionisti e le ESCo che vogliano eseguire diagnosi energetiche presso soggetti obbligati (grandi imprese e imprese energerivore) e partecipare al meccanismo dei Certificati Bianchi, possono farlo solo se in possesso di certificazione secondo le norma UNI CEI 11352 (ESCo) e UNI CEI 11339 (EGE).

Si vocifera che il legislatore stia pensando a una revisione del Dlgs 102/2014 e che novità attendano proprio i professionisti che svolgono le diagnosi. Sembra che vogliano introdurre l’obbligo di certificazione anche per l’ambito civile.
In attesa di capire se ciò sia vero o meno, al di là dell’obbligo, quali sono le opportunità offerte dalla certificazione di Ente terzo? Se chi opera nell’ambito civile non è obbligato, che vantaggi ha a certificarsi?

La questione è duplice: da un lato si parla di estensione degli obblighi e dall’altro quanto convenga ottenere comunque una certificazione delle proprie competenze.
Si parla, tra gli esperti di settore, di una revisione del Dlgs 102/2014 a causa di alcune incongruità nel recepimento della Direttiva 2012/27/Ue.
Spero che questa possa essere l’occasione per fare chiarezza sulla figura dell’Auditor Energetico e sull’estensione degli obblighi di diagnosi nel settore civile, comunque responsabile (come emerso dai PAES dei singoli Comuni) di almeno il 40-45% delle emissioni (e dei consumi energetici).
L’ideale sarebbe avere l’EGE come responsabile in ambito civile delle diagnosi di grandi complessi residenziali e del terziario, di ospedali, centri commerciali e tutte quelle destinazioni d’uso che prevedono una molteplicità di impianti e una complessità elevata nella gestione dei processi energetici, e l’Auditor Energetico come professionista (a cui è richiesta meno esperienza) che si occupa delle diagnosi di tutti gli altri edifici. Entrambe le figure, però, inquadrate nell’ambito di un percorso certificato da ente terzo indipendente.
E qui arriviamo alla seconda questione: perché certificarsi se non è obbligatorio? Se un professionista, seppur già competente e con esperienza, vuole lavorare in un sistema di qualità (nell’accezione di ACCREDIA) e ottenere una certificazione di un ente terzo accreditato -  che qualifica in modo obiettivo e non discrezionale le sue competenze ed esperienze -  ed è fermamente convinto (come la sottoscritta che ha lavorato 12 anni in un ente di certificazione delle competenze) che la qualità in ambito professionale sia una discriminante importante nella valutazione del committente per un incarico di consulenza, allora obbligo o meno, la certificazione è fondamentale. Se poi ci rivolgiamo a ambiti come il pubblico o il terziario avanzato, forse l’obbligo di presentare un certificato che attesti la credibilità e l’esperienza professionale va al di là di qualsiasi imposizione di legge. Io ho sempre sostenuto che operare in ambito di qualità fa la differenza tra un professionista che ha esperienza e uno che ne ha altrettanta, ma dimostrata, certificata e mantenuta!
Forse è anche arrivato il momento storico (vista la crisi) in cui bisogna mettere un freno ai professionisti improvvisati a basso costo (vedi la certificazione energetica): la certificazione delle competenze è l’unica strada possibile per contrastare questa tendenza e qualificare in modo oggettivo chi invece investe in formazione, aggiornamento continuo e lavora in qualità.

Il 7 giugno prossimo inizierà un corso propedeutico alla certificazione EGE civile da lei coordinato. Ci racconta come lo ha pensato e perché un professionista dovrebbe scegliere di seguirlo?

Diciamo subito, al di là di ogni possibile equivoco, che per sostenere l’esame EGE, sia civile che industriale, non è obbligatorio seguire nessun tipo di corso di formazione, ma vi si può accedere dimostrando all’Ente di certificazione delle competenze accreditato ACCREDIA secondo la norma UNI EN ISO 17024 (come SACERT, per esempio), di possedere i requisiti minimi dettati dal titolo di studio e dall’esperienza previsti dalla norma UNI CEI 11339.
Detto questo, il corso è stato pensato come propedeutico alla preparazione dell’esame EGE civile (nel nostro caso abbiamo qualificato il percorso formativo con SACERT) ma, soprattutto, come occasione, oltre che di aggiornamento professionale, anche di imparare sul campo come condurre una diagnosi energetica: dai dati e strumenti per il rilievo, a cosa rilevare durante il sopralluogo presso un edificio vero (un condominio), a come redigere il report finale (oggetto del laboratorio in aula con tutor esperti del settore).
Insieme al corpo docenti, che ho selezionato tra professionisti che operano sul campo e docenti del Master Ridef 2.0 (Politecnico di Milano), abbiamo pensato, più che a un corso tradizionale nozionistico, a un momento formativo in cui provare un’esperienza vera di diagnosi, portando a casa un metodo di lavoro professionale e degli strumenti conoscitivi imparati sul campo attraverso l’applicazione pratica. Credo sia l’unico corso di formazione, in materia di diagnosi degli edifici, in cui è previsto un vero sopralluogo presso un edificio, ecco perché anche io sceglierei di seguirlo!

*Annalisa Galante, Architetto, Adjunct Professor di Fisica Tecnica Ambientale e Tecnologia presso il Politecnico di Milano e membro del Centro Studi di ANACI LECCO

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Riferimenti

Direttiva Parlamento e Consiglio Ue 2012/27/Ue - Direttiva sull'efficienza energetica
in Nextville (Osservatorio di normativa energetica)


Dlgs 4 luglio 2014, n. 102 - Attuazione della direttiva 2012/27/Ue sull'efficienza energetica
in Nextville (Osservatorio di normativa energetica)


Dlgs 30 maggio 2008, n. 115 - Efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici - Attuazione della direttiva 2006/32/Ce
in Nextville (Osservatorio di normativa energetica)


Dm Sviluppo economico 16 febbraio 2016 - Aggiornamento degli incentivi per interventi di piccole dimensioni per l'incremento dell'efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili
in Nextville (Osservatorio di normativa energetica)


Corso di formazione: Esperto di Gestione dell'Energia (ambito civile)

Nuovo Conto termico (Dm 16 febbraio 2016)
in Nextville (Incentivi e bandi)


Dm Sviluppo economico 26 giugno 2015 - Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici
in Nextville (Osservatorio di normativa energetica)


Dm Sviluppo economico 26 giugno 2015 - Schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell'applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici
in Nextville (Osservatorio di normativa energetica)


Certificazione energetica e certificatori
in Nextville (Obblighi e requisiti)


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