(pagina realizzata in collaborazione con l'ing. Daniele Palma, consulente energetico Aldar srl)
Le principali tecniche di raffrescamento dissipativo (detto anche “naturale”) si possono classificare in funzione del pozzo termico utilizzato.
• raffrescamento microclimatico, realizzato con aria a temperatura più bassa di quella dell’ambiente da raffrescare;
• raffrescamento geotermico: esso può essere passivo diretto, se avviene per contatto tra involucro e terreno (edifici ipogei) o ibrido indiretto, se realizzato attraverso condotti interrati, ad aria o ad acqua;
• raffrescamento evaporativo: si basa sulla sottrazione del calore contenuto nell’aria immessa in un ambiente, tramite il passaggio della stessa a contatto con superfici umide (es. vasche, canali, fontane) o getti nebulizzati (sistemi passivi diretti), o apparecchiature (sistema ibrido indiretto), che inducono l’evaporazione dell’acqua stessa;
• raffrescamento radiativo: viene attuato per dispersione notturna, verso la volta celeste, del calore accumulato nelle strutture (sistema passivo diretto) o trasportato da un fluido, tramite pannelli radianti (sistema ibrido indiretto).
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