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Il programma di incentivazione CIP6

Questa è un una pagina dell'Archivio di Nextville. Quanto in essa contenuto non è più in vigore.
Aggiornamento 11 gennaio 2010
Il testo dei successivi capoversi dà conto della storia del CIP6 e delle contraddizioni che ne hanno segnato la vita.
Prima di questa presentazione, pensiamo comunque utile proporre un brevissimo aggiornamento sull'evoluzione normativa più recente.

La risoluzione anticipata delle convenzioni

Il Dm Sviluppo economico del 2 dicembre 2009 attua quanto disposto dalla Legge 99/2009 in materia di meccanismi per la risoluzione anticipata delle convenzioni Cip 6/92.
I contenuti del decreto si possono così riassumere:


Premesse e obiettivi stabiliti dalla legge 99/2009:
- promuovere l’uscita degli impianti dal regime di convenzione definito dalla deliberazione Cip 6/92 “ritenuto scarsamente efficiente rispetto ad un assetto di mercato liberalizzato”;
- rispettare il criterio di adesione volontaria dei produttori alla risoluzione di convenzione,
- liquidare ai produttori aderenti corrispettivi inferiori a quelli che si avrebbero nel caso di non risoluzione della convenzione,
- e quindi ridurre gli oneri per il sistema, con relativa riduzione delle componenti tariffarie in bolletta.


Impianti che possono usufruire dell’uscita anticipata
L’opportunità di risoluzione anticipata è rivolta esclusivamente agli impianti di produzione di energia elettrica che risultano in convenzione Cip 6 alla data dell’1 gennaio 2010 e che sono:
alimentati da combustibili di processo o residui o recuperi di energia,
alimentati da combustibili fossili.
Per meglio comprendere a quali impianti si rivolge il decreto, è necessario ripercorrere la storia del Cip6 riportata nel testo a seguire. In pratica, comunque, si tratta degli impianti che meno hanno a che fare con il concetto di “fonti rinnovabili” e che nel provvedimento Cip6 erano iscritti nella categoria “fonti assimilate”. 

Si rinviano invece a successivo provvedimento i meccanismi di risoluzione anticipata per gli impianti alimentati a fonti rinnovabili e a rifiuti. E questi ultimi sono il vero punto dolente del Cip6, come meglio spiegato nei capoversi successivi.

Poco quindi interessano, in questa sede, le modalità e le condizioni alle quali (volontariamente) i produttori interessati possono chiedere di uscire dalla convenzione. Ne riportiamo qualche cenno, nel caso si pensi di procedere in modo analogo per le altre tipologie di impianti.


Tempi
Il Dm Sviluppo economico del 2 dicembre 2009 è stato pubblicato in Gazzetta il 21 dicembre  2009. Entro quella stessa data i produttori hanno comunicato al GSE “con effetti non vincolanti l’interesse alla risoluzione anticipata (…) e il GSE ha trasmesso al Ministero dello sviluppo economico e all’Autorità l’elenco degli impianti 
 
Gli impianti interessati sono 30 per una potenza contrattuale complessiva di circa 4.300 MW, di cui 2.140 MW corrispondono a 10 impianti alimentati da combustibili di processo o residui o recuperi di energia e 2.160 MW corrispondono a 20 impianti alimentati da combustibili fossili.
 
Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dello sviluppo economico i soggetti titolari delle convenzioni  possono presentare al GSE istanza vincolante di risoluzione.
 
 
Corrispettivi riconosciuti
Il calcolo per il riconoscimento del corrispettivo è rappresentato da una formula piuttosto complessa, che evitiamo di riportare. Il corrispettivo è in pratica costituito dalla somma di due elementi:

“costo evitato dell’impianto” (vedi paragrafi seguenti), rivalutato secondo gli indici Istat, rapportato alla potenza e al numero di ore equivalenti/anno per gli anni residui della convenzione;
 
Nota bene: Il numero di “ore equivalenti/anno” necessario per applicare la formula verrà stabilito, caso per caso, da un decreto del Ministro dello sviluppo economico (si suppone sulla base di dati GSE).
 
“componente di incentivazione” (vedi paragrafi seguenti), calcolata come sopra.

Il tutto sarà scontato al tasso del 6%: è dunque questo il minor costo a carico del sistema, in cambio naturalmente del fatto che la somma verrà liquidata tutta e subito (o ratealmente, ma in questo caso con i necessari riaggiustamenti legati all’andamento del tasso ufficiale di sconto).
Non vi è dunque alcun reale minor onere a carico del sistema, salvo quello che deriva – in termini puramente finanziari – dal pagamento anticipato di un debito.


Il Cip6 per il 2010
E' stato pubblicato il decreto annuale sulle modalità di vendita nel mercato dell'elettricità Cip6. Per il 2010 la capacità assegnabile sarà di 4.100 MW (contro i 4.300 dello scorso anno). Le modalità di assegnazione restano invariate. Il prezzo di assegnazione del 1° trimestre è fissato a 57 euro/MWh e sarà aggiornato trimestralmente dall'Autorità. Ma nel 2010 il funzionamento del meccanismo sarà appunto influenzato dalle risoluzioni anticipate delle convenzioni.

 
Flash back: il Cip6, antesignano degli incentivi a favore della liberalizzazione
 
La prima operazione di incentivazione delle energie rinnovabili attivata nel nostro paese è quella nota come CIP6, varata dal Comitato Interministeriale Prezzi nel 1992.
 
L’obiettivo era quello di facilitare la liberalizzazione del mercato elettrico, caratterizzato da trent’anni di monopolio Enel, incoraggiando l’afflusso di investimenti negli impianti di generazione elettrica alimentati da energie rinnovabili. Lo strumento utilizzato era quello dell’incentivazione alla costruzione di impianti, mediante la corresponsione di una tariffa incentivante per l’elettricità prodotta.
 
 
Il meccanismo

Il meccanismo del CIP6, al momento del varo, era il seguente:
 
beneficiari: gli impianti di produzione di energia elettrica entrati in funzione dopo il gennaio 1991, e basati su fonti rinnovabili (o assimilate, vedi paragrafi successivi). Gli impianti venivano ammessi in seguito a specifiche autorizzazioni e graduatorie.
 
beneficio: contratto con garanzia di acquisto (all'epoca da parte dell’Enel), dell’energia prodotta da tali impianti ad un prezzo incentivante, differenziato per tipologia di fonte. Tale prezzo veniva costruito secondo due parametri: il cosiddetto “costo evitato”, che rappresentava appunto la stima dei costi del combustibile, della gestione e della manutenzione che Enel non avrebbe più dovuto sopportare, e la “componente di incentivazione”, cioè la quota di beneficio a fondo perduto.
Dopo la liberalizzazione del mercato dell'energia, la gestione del CIP6 è passata al GSE.
 
durata: il contratto poteva durare fino a 15 anni, ma la “componente di incentivazione” era garantita per un massimo di otto anni.
 
quantità incentivate: non erano previste soglie limite all’incentivazione.
 
 
Finanziamento

L’operazione è stata finanziata (ed è tuttora finanziata) da uno specifico sovrapprezzo nella bolletta degli utenti (componente A3 della bolletta). Si valuta che nel periodo 1992-2012 la sola componente di incentivazione peserà complessivamente sui consumatori per circa 13 miliardi di euro.


Risultati ottenuti

L’operazione ha avuto il pregio di smuovere la situazione monopolistica e di attirare l’attenzione sulla generazione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto eolico e biomasse. Nel primo priodo del CIP6, quando ancora non esistevano i Certificati Verdi, è grazie a questo incentivo che sono di fatto nati i primi produttori indipendenti di energia.


Problemi e criticità: le fonti “assimilate”
 
Il punto più critico dell’operazione non è però l’onerosità del programma, né il finanziamento diretto dei consumatori, bensì l’impostazione normativa che ne ha delineato i beneficiari, distorcendone in parte gli obiettivi di partenza.
 
La delibera CIP6/92 identificava 2 classi di impianti incentivabili:

impianti alimentati da fonti rinnovabili: il sole, il vento, l’energia idraulica, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso, la trasformazione dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali;
 
impianti alimentati da fonti assimilate a quelle rinnovabili: cogenerazione, impianti che utilizzano calore di risulta, fumi di scarico, scarti di lavorazione e/o di processi, fonti fossili prodotte da giacimenti minori isolati.
 
Si noti che il testo della normativa CIP6 inseriva "la trasformazione dei rifiuti organici ed inorganicii" tra le "fonti rinnovabili" di energia e non tra le "fonti assimilate”. In pratica, in Italia per legge si decise di considerare l'incenerimento di tutti i rifiuti come una fonte rinnovabile. Ciò costituisce una violazione delle direttive europee in materia, che consente di ritenere assimilata esclusivamente l'energia ricavata dalla parte organica dei rifiuti. 
 
Essendo quindi previsti gli incentivi non solo alle fonti rinnovabili, ma anche alla parte non organica dei rifiuti e alle fonti “assimilate”, nel programma sono entrati di forza impianti che nulla avevano a che fare con le rinnovabili, e in particolare inceneritori di rifiuti (di qualunque tipologia di rifiuti) e gassificatori di bitume. Si valuta che circa il 60% degli incentivi totali del CIP6 siano andati a queste tipologie di impianto.
 
Secondo la memoria presentata dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas nel febbraio 2009 (Memoria per l'audizione presso la X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati), il CIP6 "nell'anno 2007 (ultimo anno di cui si dispone di dati consolidati, forniti dal GSE), ha generato un onere di ritiro pari a 5,22 miliardi di euro e un ricavo pari a 2,82 miliardi di euro, con costo netto per il sistema pari a 2,4 miliardi di euro. Il 18% dell'energia ritirata è stata prodotta da fonti rinnovabili e l'82% da fonti assimilate. In termini di incentivi riconosciuti, tuttavia, poichè alle fonti rinnovabili è riconosciuta una remunerazione maggiore, esse incidono per il 41% contro il 59% delle fonti assimilate.
In termini unitari, l'onere medio della produzione CIP6 è stato, nel 2007, pari a circa 52 €/MWh per ogni MWh prodotto (circa 119 €/MWh per le fonti rinnovabili; circa 37 €/MWh per le fonti assimilate). Tale costo si ripercuote sui clienti finali per circa 7 € per ogni MWh prelevato dalla rete (di cui poco più di 3 €/MWh sono riferibili alle fonti rinnovabili)".
 
Al luglio 2007 risultavano operativi nel programma CIP6 circa 400 impianti, per una potenza complessiva di circa 8.250 MW, di cui il 66% da fonti assimilate e il 34% da fonti rinnovabili (rifiuti compresi).
 
L’esclusione dell’incentivazione alle fonti assimilate, e in particolare quella relativa alla parte non biodegradabile dei rifiuti, è specificamente sancita dalla direttiva europea 2001/77/CE. Ma purtroppo la pratica è continuata, in un balletto normativo che via via spostava la dead-line dell’autorizzazione agli impianti “in costruzione”, con ciò comprendendo anche quelli solo vagamente progettati.
 
Ancora una proroga del riconoscimento in deroga, per tutto il 2009....
 
Sembrava arrivata una parola definitiva con la Finanziaria 2008, che dichiarava chiusa una volta per tutte la parentesi dei “riconoscimenti in deroga”, stabilendone la data ultima al 31 marzo 2008.

Finanziaria 2008, art. 2, comma 137 (testo originale):
"La procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi ... per gli impianti autorizzati e non ancora in esercizio e, in via prioritaria, per quelli in costruzione, è completata dal Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, inderogabilmente entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge." (cioé il 31 marzo 2008, ndr).
 
Ma, a seguito dell'emergenza rifiuti di Napoli, il Dl 172/2008, convertito in Legge 210 il 30 dicembre 2008, ha riaperto la partita inceneritori. La deroga  per gli impianti autorizzati ma non in esercizio è infatti spostata a fine del 2009 per gli inceneritori nelle zone in emergenza. Ma la deroga vale anche per tutti gli impianti entrati in esercizio entro la fine del 2008, seppure con conseguenze diverse.

Poiché il testo dell'articolo modificato nella Finanziaria 2008 (vedi sotto) può dare adito a difficoltà interpretative, val la pena di farsi guidare dalla presentazione stessa del disegno di legge emergenza rifiuti, che così commentava al proposito:
 
L’articolo 9 reca modifiche alla normativa in materia di erogazione dei finanziamenti e degli incentivi pubblici di competenza statale destinati alla produzione di energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e assimilate (CIP 6). In particolare, la disposizione, oltre a differire al 31 dicembre 2009 il termine di riapertura per la concessione dei benefìci medesimi, estesa anche agli impianti entrati in esercizio fino alla data del 31 dicembre 2008, prevede norme specifiche relative al ciclo dei rifiuti nazionali.
Proprio in considerazione della situazione di emergenza che il carente sistema di smaltimento dei rifiuti determina in varie regioni (...) dispone che gli impianti connessi con l’emergenza citata, dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (...) abbiano accesso ai finanziamenti e agli incentivi sopra richiamati senza distinzione fra parte organica e inorganica dei rifiuti. Per gli altri impianti il riconoscimento si riferisce alla sola parte organica dei rifiuti.
 
Ed ecco l'articolo modificato:
 
Finanziaria 2008, art. 2, comma 137 (testo vigente):
"La procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi ... per gli impianti autorizzati e non ancora in esercizio, e, in via prioritaria, per quelli in costruzione o entrati in esercizio fino alla data del 31 dicembre 2008, con riferimento alla parte organica dei rifiuti, è completata dal Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, inderogabilmente entro il 31 dicembre 2009. Sono comunque fatti salvi i finanziamenti e gli incentivi ... per gli impianti, senza distinzione fra parte organica ed inorganica, ammessi ad accedere agli stessi per motivi connessi alla situazione di emergenza rifiuti che sia stata, prima della data di entrata in vigore della medesima legge, dichiarata con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri.
 
Poiché entrambi i testi sono tutt'altro che chiari, riassumendo si ha la seguente situazione.
Hanno diritto a rientrare nel Cip6:
• gli impianti in zone in emergenza, autorizzati e non ancora in esercizio o in costruzione alla data del 31 dicembre 2009,
• gli impianti in zone non in emergenza che sono entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2008.

I primi (zone in emergenza) hanno diritto agli incentivi CIP6 anche per la parte inorganica dei rifiuti, mentre i secondi (zone non in emergenza) hanno diritto agli incentivi CIP6 solo per la quota organica dei rifiuti inceneriti.
 
Vengono dunque nuovamente sottratte al sistema dei Certificati Verdi, per tutti questi impianti, le biomasse da rifiuti, concedendo loro un beneficio superiore e molto più sicuro in termini finanziari.

Se comunque verrà rispettato il termine ultimo di autorizzazione del 2009, tutti gli impianti a venire dovrebbero essere sottoposti ai Certificati Verdi, di cui - indirettamente - la norma emergenza rifiuti anche si occupa.
 
... e una grande facilitazione per le biomasse da rifiuti in vista dei "nuovi" Certificati Verdi
 
Infatti, il Dl 172 non si limita a riaprire il CIP6. Interviene su un altro problema dibattuto da anni: la modalità di valutazione della percentuale biodegradabile dei rifiuti che affluiscono agli inceneritori. La mancata soluzione tecnica di questo punto ha provocato, tra l’altro, l’avvio a discarica del Cdr (combustibile da rifiuti), penalizzando – anziché incentivare – questa importante fonte energetica.
 
La soluzione prevista dal decreto è molto semplice: riattribuisce la responsabilità del problema ai ministeri competenti e al GSE, indicando, fino ad allora, una percentuale fissa del 51% come componente di biomassa nel Cdr e nei rifiuti urbani “a valle delle raccolte".
 
Anche in questo caso si tratta di una modifica al testo della Finanziaria 2008, negli articoli che introducono le nuove regole dei Certificati Verdi (vedi voci nell'area Incentivi).
 
Finanziaria 2008, art. 2, comma 143 (testo vigente):
"La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili, entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007,... è incentivata con i meccanismi di cui ai commi da 144 a 154. Con le medesime modalità è incentivata la sola quota di produzione di energia elettrica imputabile alle fonti energetiche rinnovabili, realizzata in impianti che impiegano anche altre fonti energetiche non rinnovabili. Le modalità di calcolo di tale quota sono definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Ai fini della definizione delle modalita' di calcolo, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ... sviluppa e sottopone all'approvazione del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, l'aggiornamento delle procedure e dei metodi per la determinazione della quota di produzione di energia elettrica imputabile alle fonti energetiche rinnovabili, anche quando realizzate in impianti che impiegano contestualmente fonti energetiche non rinnovabili; con il medesimo decreto, sono altresì identificate le tipologie dei rifiuti per le quali è predeterminata la quota fissa di produzione di energia elettrica riconosciuta ai fini dell'accesso ai meccanismi incentivanti. Nelle more della definizione delle modalita' di calcolo di cui al periodo precedente, la quota diproduzione di energia elettrica imputabile a fonti rinnovabili riconosciuta ai fini dell'accesso ai meccanismi incentivanti è pari al 51 per cento della produzione complessiva per tutta la durata degli incentivi nei seguenti casi:
a) impiego di rifiuti urbani a valle della raccolta differenziata;
b) impiego di combustibile da rifiuti ai sensi dell'art. 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, prodotto esclusivamente da rifiuti urbani."


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