La cogenerazione industriale di grande taglia è una realtà già da molto tempo presente nel nostro Paese, con cifre importanti sia per numero di impianti che per potenza installata.

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Finora la diffusione della cogenerazione non ha coinvolto in maniera altrettanto capillare il settore vastissimo delle piccole e medie imprese. Questo ritardo, che in parte si sta iniziando a colmare, è imputabile a una serie di fattori, sia strutturali che culturali.
Una delle principali difficoltà è data dalla complessità del quadro autorizzativo, che spesso scoraggia chi vuole investire in tecnologie cogenerative di piccola e piccolissima taglia.
Le taglie dei cogeneratori per applicazioni di tipo industriale, vanno da un minimo di 5 kW, ad esempio per piccole aziende artigianali, fino a 1 megawatt e oltre.
Il collegamento alla rete elettrica consente di immettere e prelevare energia elettrica usufruendo dei benefici dello Scambio sul posto, assicurati a tutti gli impianti cogenerativi ad alto rendimento di potenza fino a 200 kW (vedi "Lo Scambio sul posto" nel menu di destra).
Gli impianti di potenza superiore a 200 kW possono comunque vendere elettricità alla rete, alle condizioni vantaggiose previste dal regime di Ritiro dedicato (Vedi "Il Ritiro dedicato" nel menu di destra).
Particolari processi industriali, come quelli legati alla surgelazione e alla conservazione dei cibi, possono trarre grandi benefici dalla trigenerazione, cioè dall'abbinamento tra un cogeneratore e una macchina frigorifera per la produzione di freddo.
Le tecnologie più diffuse sono i motori a combustione interna, ma si stanno affermando anche sistemi di microcogenerazione più innovativi, come i motori stirling e i turbogeneratori ORC.
Vantaggi• possibilità di scambiare e vendere energia
• importanti risparmi energetici
• autonomia e sicurezza energetica
Svantaggi
• scarsa conoscenza delle tecnologie
• ostacoli burocratici e amministrativi
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