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19 Giugno 2013
Edifici a energia quasi zero, si parte nel 2019 con gli edifici pubblici
(Maria Antonietta Giffoni)

Il decreto di recepimento della direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici ha stabilito che a partire dal 2019 gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero.

La Direttiva 2010/31/Ue, sulla prestazione energetica in edilizia, anche nota come Direttiva EPBD 2 (Energy Performance of Buildings Directive) e che abroga e sostituisce la Direttiva 2002/91/Ce, stabilisce che a partire dal 31 dicembre 2020 (fine 2018 per gli edifici pubblici) tutti i nuovi edifici dovranno essere a energia quasi zero.

Le disposizioni della direttiva sono state recepite con il Decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, che modifica il decreto legislativo 192/2005 (con il quale era stata recepita la precedente direttiva EPBD, la 2002/91/Ce).

Cosa sono gli edifici a energia quasi zero

Ma cosa sono gli edifici a energia quasi zero? E che caratteristiche devono avere? Secondo la definizione - peraltro abbastanza vaga - fornita dalla direttiva e ripresa dal decreto di recepimento, l'edifico a energia quasi zero è un "edificio ad altissima prestazione energetica ... con un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo, coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili, prodotta all'interno del confine del sistema (in situ)".

Per saperne un po' di più, aiutiamoci con quanto scritto dagli autori del volume "LombardiA+. L’edilizia a consumo quasi zero in Lombardia"

"Quella dell’edificio a energia quasi zero è una nuova frontiera, un obiettivo sicuramente ambizioso che pone qualche elemento a cui prestare attenzione.
Le scelte progettuali che riguardano questi edifici con prestazioni che arrivano al limite dell’autosufficienza energetica si inseriscono tuttavia in un percorso che di fatto si è già avviato da tempo e che ha definito un approccio completamente nuovo. Questi nuovi paradigmi possono essere così sintetizzati:
• le prestazioni energetiche dell’involucro edilizio, grazie all’uso più diffuso dei materiali isolanti, di sistemi vegetali ombreggianti e all’installazione di dispositivi schermanti, sono notevolmente migliorate e si riducono quindi i carichi termici invernali ed estivi;
• i principi dell’architettura bioclimatica diventano principi costruttivi e si diffondono nell’architettura corrente (sfruttamento del comportamento passivo dell’edificio, guadagni diretti, serre solari ecc.);
• le fonti energetiche rinnovabili rappresentano la fonte energetica primaria da utilizzare al massimo della sua potenzialità;
• nel bilancio energetico le fonti energetiche convenzionali dell’edificio hanno una funzione integrativa e/o di backup;
• si passa da un unico sistema di generazione del calore a più sistemi di generazione utilizzati in funzione della convenienza economica;
• lo sfruttamento dell’inerzia termica dell’edificio consente di ridurre le potenze degli impianti; all’inerzia termica dell’edificio si affianca l’inerzia termica dei sistemi impiantistici ottenuta, per esempio, attraverso accumuli inerziali;
• dal punto di vista impiantistico gli edifici non sono più isolati ma diventano elementi di un sistema energetico diffuso a scala territoriale; questo approccio consente di utilizzare tecnologie che cedono l’energia in eccesso alla rete (per esempio impianti solari fotovoltaici o sistemi di cogenerazione): dalla generazione centralizzata si passa quindi alla generazione distribuita, il che implica la disponibilità di infrastrutture energetiche intelligenti (smart grid);
• la domotica diventa lo strumento fondamentale per gestire in modo ottimale i servizi energetici.

Non esistono, dunque, barriere tecnologiche alla realizzazione degli edifici a energia zero, così come sono stati concepiti dalla direttiva 31: le tecniche per la realizzazione di involucri efficienti e di impianti ad alte prestazioni e quelle per lo sfruttamento efficiente e conveniente delle fonti energetiche rinnovabili già ci sono".

Gli obblighi per gli edifici pubblici e privati

Gli edifici di nuova costruzione occupati da pubbliche amministrazioni e di proprietà di queste ultime, ivi compresi gli edifici scolastici, devono essere edifici a energia quasi zero a partire dal 1° gennaio 2019.

Dal 1° gennaio 2021 toccherà, invece, a tutti gli edifici di nuova costruzione, sia pubblici che privati.

Il piano d'azione

Entro il 31 dicembre 2014, un decreto del Ministero dello Sviluppo economico dovrà definire il Piano d'azione destinato ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero. Il Piano dovrà, tra l'altro, contenere:

• l'applicazione della definizione di edifici a energia quasi zero alle diverse tipologie di edifici e indicatori numerici del consumo di energia primaria, espresso in kWh/m² anno;

• le politiche e le misure finanziarie o di altro tipo previste per promuovere gli edifici a energia quasi zero, comprese le informazioni relative alle misure nazionali previste per l'integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, in attuazione della direttiva 2009/28/Ce;

• gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015, in funzione dell'attuazione degli obblighi.

L'esperienza della Regione Lombardia

Gli edifici a energia quasi zero "ci sono e funzionano ... i numeri sono davvero importanti, in Italia come in Europa, e sono numeri che ovviamente tendono a crescere. Ma al di là dei numeri, è altrettanto importante mostrare ciò che è stato fatto in modo concreto". E il freebook "LombardiA+. L’edilizia a consumo quasi zero in Lombardia", curato da Giuliano Dall'O', è stato redatto proprio con questo spirito: presentare una raccolta di edifici di eccelenza energetica già realizzati. Il libro presenta, infatti, numerose schede tecniche di edifici pubblici, residenziali e per il terziario e l'industria ad alta efficienza realizzati negli ultimi anni in Lombardia.

Il freebook è scaricabile gratuitamente sul sito di Freebook Ambiente, la biblioteca on line gratuita di Edizioni Ambiente. Scarica il frebook "LombardiA+. L’edilizia a consumo quasi zero in Lombardia".

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