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2 Luglio 2013

Le rinnovabili e la politica del carciofo

(G.B. Zorzoli*)

La sentenza del TAR della Lombardia, che ha accolto il ricorso contro gli oneri di sbilanciamento fissati dall’Autorità per l’energia per le fonti non programmabili, non è solo importante in sé, in quanto dichiara “illegittimo un sistema che equipari le fonti energetiche non programmabili a quelle programmabili nella determinazione dei corrispettivi di sbilanciamento in quanto si tratta di fonti che non si trovano nelle stesse condizioni di fatto nel prevedere lo sbilanciamento da esse prodotto”, violando quindi il principio di non discriminazione.

In particolare la ricorrente ha dimostrato, con relazione depositata in data 10 gennaio 2013, che gli impianti eolici, secondo le rilevazioni del GSE, non possono partecipare ad un mercato fondato sulla rilevazione oraria se non con un altissimo grado di errore, compreso tra il – 35% ed il + 50% della previsione. Tale rilevazione non ha trovato adeguata replica nelle difese dell’amministrazione. Ne consegue che la regolazione dei corrispettivi di sbilanciamento effettivo, che impone agli impianti eolici di partecipare ad un mercato fondato su rilevazioni orarie, finisce per essere discriminatorio in quanto l’imposizione del corrispettivo di sbilanciamento viene a gravare sui produttori eolici nella stessa misura prevista per i produttori da fonti che hanno ben altra prevedibilità.

Essa rappresenta, infatti, una risposta di segno positivo alla politica del carciofo in atto ormai da almeno un anno nel nostro paese. Da un lato si cerca di delegittimare le rinnovabili agli occhi dell’opinione pubblica, accusandole di ogni nefandezza, omettendo di ricordare che esse rappresentano uno strumento essenziale per contrastare il cambiamento climatico (c’è chi va oltre, come il Corriere della Sera,  che il 5 giugno scorso ha avuto il coraggio di uscire con un articolo intitolato “Sos Terra: dal fallimento del solare al clima che cambia - Le soluzioni migliori per l'ambiente stanno nella crescita economica”). In parallelo, si avanzano proposte e si prendono decisioni che colpiscono in modo mirato le rinnovabili.

Tarpare le ali al nuovo per conservare il vecchio

Oggi come oggi, nel mirino sono principalmente eolico e ancor più fotovoltaico, perché il loro apporto alla produzione di energia sta mettendo in crisi l’assetto tradizionale del sistema elettrico. Invece di modificare quest’ultimo, per ammodernarlo, adattandolo al cambiamento di paradigma imposto dal passaggio alla prevalenza della generazione distribuita, si prendono di mira quelle sue caratteristiche che la differenziano dalle tradizionali tecnologie energetiche. Invece di adeguare il vecchio al nuovo, si vogliono tarpare le ali al nuovo per conservare il vecchio.

In alternativa alle scelte penalizzanti contenute nella delibera oggetto del ricorso al TAR, il problema del bilanciamento delle produzioni energetiche non programmabili va infatti affrontato e risolto mediante una riduzione della non prevedibilità, conseguita ricorrendo alla gestione integrata (i cosiddetti Virtual Power Systems) degli impianti ubicati in un medesimo ambito territoriale.

La soluzione VPS è ovviamente più efficace se integra impianti sia non programmabili che programmabili (Complemented Power Systems: impianti geotermici, solari termodinamici, a biomasse), in modo da minimizzare, al limiti azzerare gli oneri derivanti dalla non programmabilità.

In tal modo, come confermano diverse simulazioni e prove sul campo, grazie alla legge dei grandi numeri e alle compensazioni fra le condizioni meteo in punti diversi di uno stesso ambito territoriale, l’aleatorietà della produzione viene radicalmente ridotta. Questa soluzione, rafforzata da sempre più affidabili meccanismi di previsione meteorologica su cui il GSE sta già operando, minimizzerebbe la non prevedibilità. Questa scelta va naturalmente accompagnata dalla realizzazione di microgrid, reti limitate a un appropriato ambito territoriale, che integrano generazione distribuita, consumatori e, in una prospettiva ravvicinata, sistemi di accumulo (per arrivarci in tempi brevi, basterebbe applicare anche da noi le misure adottate in Germania).

Un regalo alla produzione termoelettrica

Ancora più grave è l’operazione in corso in merito a un’altra caratteristica della generazione distribuita, che può vendere direttamente energia a consumatori limitrofi, creando un mercato nuovo, che oltretutto non obbliga a potenziare ulteriormente le grandi rete elettriche. Non a caso sono definiti Servizi Efficienti di Utenza (SEU), dal Decreto Legislativo 115/2008, secondo il quale "entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas definisce le modalità per la regolazione dei sistemi efficienti di utenza, nonché le modalità e i tempi per la gestione dei rapporti contrattuali ai fini dell'erogazione dei servizi di trasmissione, distribuzione e dispacciamento, tenendo conto dei principi di corretto funzionamento del mercato elettrico e assicurando che non si producano disparità di trattamento sul territorio nazionale …. L’Autorità per l'energia elettrica e il gas provvede inoltre affinché la regolazione dell'accesso al sistema elettrico sia effettuata in modo tale che i corrispettivi tariffari di trasmissione e distribuzione, nonché quelli di dispacciamento e quelli a copertura degli oneri generali di sistema, di cui (…) siano applicati esclusivamente all’energia elettrica prelevata sul punto di connessione".

Viceversa, l’Autorità per l’energia non solo non ha ottemperato a quanto richiesto da una norma dello Stato, ma, dopo avere a lungo tergiversato, ha emesso due documenti di consultazione, che in sostanza propongono di far ricadere non solo sui SEU, ma anche sui SESEU (sistemi equiparati ai SEU) e sui RIU (Reti Interne di Utenza) oneri correlati all’utilizzo delle reti nazionali, oltre che gli oneri generali di sistema, in aperto contrasto con quanto normato dal Decreto Legislativo 115/2008.

Di nuovo, invece di valorizzare la spinta innovativa della generazione distribuita, che consente di aprire un nuovo segmento di mercato senza oneri aggiuntivi, consentendo la vendita diretta fra il produttore e il consumatore limitrofo, con beneficio economico per entrambi, si vorrebbe introdurre un onere addizionale ingiustificato (facendo pagare i costi di linee elettriche che non si utilizzano). Oltre a proteggere i produttori elettrici tradizionali dalla concorrenza della vendita diretta, questa soluzione, secondo quanto ha dichiarato il ministro Zanonato, consentirebbe di utilizzare i ricavi derivanti dall’onere addizionale per sussidiare l’eccesso di capacità produttiva delle centrali termoelettriche tradizionali. In altri termini, un regalo alle grandi aziende elettriche.

Sempre che la sentenza del TAR non induca a più miti consigli.

* Ing. Giovanni Battista Zorzoli, Presidente onorario Ises Italia e portavoce Coordinamento FREE

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