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17 Dicembre 2013
Corruzione nella green economy, 900 milioni di euro rubati alle rinnovabili
(Emiliano Angelelli)

Si chiama "Corruzione e frode nella Green Economy" ed una ricerca che rientra nell'ambito del Progetto Green Clean Market. Nel 2011 la corruzione ha oscurato 30 milioni di metri quadri di fotovoltaico.

E’ ormai un dato di fatto acquisito che lo sviluppo delle energie rinnovabili, sostenuto con uno stanziamento significativo di incentivi, finanziamenti e agevolazioni fiscali, soprattutto nel periodo 2005-2010 in particolare nell’eolico e nel fotovoltaico, ha creato un sistema speculativo e criminale alimentato dagli interessi di soggetti spregiudicati, sia pubblici sia privati, che hanno saputo sfruttare le opportunità e le vulnerabilità intrinseche al sistema, per ottenere guadagni ingenti e rapidi, a discapito della legalità e della concorrenza leale tra le imprese.

Su questi temi si è concentrata la ricerca “Corruzione e frode nella Green Economy” che chiude la prima parte del Progetto Green Clean Market (Protecting the Green Sector Market from Corruption and Fraud), sostenuto nell’ambito della Siemens Integrity Initiative, promosso e coordinato da Transparency International Italia con il supporto del centro studi RiSSC, la partecipazione del Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Dipartimento della Funzione Pubblica e il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente.

"La criminalità organizzata tradizionale ha immediatamente colto le potenzialità offerte dalle energie rinnovabili" scrive Trasparency Italia, "sia per consolidare il proprio potere politico a livello territoriale sia per ottenere vantaggi per le aziende controllate, rinforzando così una realtà criminale sempre più strutturata e radicata a livello locale, al sud come al nord. La corruzione nel 2011 ha oscurato 30 milioni di metri quadri di fotovoltaico, pari al fabbisogno annuo di 800.000 famiglie, rubando 900 milioni di euro di investimenti alle energie rinnovabili. Lo scenario attuale presenta una minaccia soprattutto nelle nuove fonti energetiche emergenti, quali le biomasse".

Ora parte la seconda fase del progetto, che durerà da gennaio 2014 a dicembre 2015, con le azioni attuative nelle nove aree pilota in cui soggetti pubblici e privati hanno adottato uno specifico documento di indirizzo su tale tematica. Le azioni sono in esecuzione delle 21 raccomandazioni (16 per il pubblico e 5 per le imprese) messe a punto da Transparency International sulla base dei dati emersi dalla ricerca e illustrate lo scorso 15 dicembre in occasione del Forum Nazionale “Green Clean Market”, tenutosi a Milano. Le aree-pilota sono i territori di Siracusa, Bari, Salerno, Pisa, Torino, Milano, Padova, Trento e Bolzano; ma altre aree potranno aggregarsi.

Gli attori coinvolti per ogni area si adopereranno per l’applicazione graduale di protocolli di protezione dell’integrità dei mercati della green economy e di declinazioni della Legge 190/2012 (prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione) in temi specifici, pur focalizzandosi in maniera concertata su formazione, adozione di strumenti di contrasto, ottimizzazioni normative e indagini di approfondimento: Pubblic Procurement (Siracusa), Smart City (Torino), Finanza (Milano), Attrazione degli Investimenti (Salerno), Collaborazione mediterranea (Bari), Regolazione dei Mercati (Pisa), Focus su PMI (Padova), Collaborazioni infra-istituzionali (Bolzano), Ruolo delle Professioni nella prevenzione (Trento).

La ricerca si è prefissata di enucleare le principali criticità nelle correlazioni fra green economy e corruzione, si è focalizzata soprattutto sui segmenti delle energie rinnovabili, ma anche della logistica e della mobilità di merci e persone.

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