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29 Ottobre 2009

Investire nelle rinnovabili in Italia? E' rischioso

(Emiliano Angelelli)

Secondo uno studio condotto dalla Deutsche Bank sarebbe molto rischioso investire nelle energie rinnovabili in Italia.

La ricerca, intitolata "Global Climate Change Policy Tracker: An Investor's Assessment" e realizzata dal Deutsche Bank Columbia Climate Center presso l'Earth Institute della Columbia University, riguarda le politiche climatiche di 109 paesi e assegna a ognuna di esse un punteggio, sulla base della percentuale di rischio per gli investitori.

Quello che emerge è che l'Italia, a cui è stato assegnato il livello di rischio 3, risulta essere un paese dove è molto audace decidere di investire "perché non è chiaro che tipo di legislazione sul clima intenda adottare il governo Berlusconi". Abbastanza rischioso investire anche negli Usa, in Gran Bretagna, in India, in Russia e in Canada (livello di rischio 2) dove mancano delle tariffe incentivanti che possano supportare lo sviluppo di tecnologie pulite. Basso, invece, il rischio d'investimento in paesi come la Cina e la Germania, ma anche la Francia, il Brasile, l'Australia e il Giappone (livello di rischio 1).

I livelli di rischio sono stati assegnati sulla base di otto criteri precedentemente stabiliti, che hanno permesso ai diversi stati di raggiungere punteggi che vanno da otto a dodici (livello 1), da tredici a venti (livello di rischio 2) e oltre ventuno (livello di rischio 3). Il criterio più importante è naturalmente quello relativo agli incentivi, che è stato suddiviso in cinque sotto-criteri. E' fondamentale, infatti, che nei paesi in cui si va a investire esistano tariffe incentivanti perché in quel caso "sai con cosa hai a che fare" sostiene Kevin Parker, direttore generale "Asset Management" della Deutsche Bank.

Ma non basta, perché in Italia, ad esempio, le tariffe incentivanti esistono, ma sulla base di quanto è possibile leggere nella tabella del rapporto relativa al livello di rischio 3, l'arco temporale delle politiche in atto è a breve termine e altamente incerto, le attuali condizioni di mercato compromettono l'efficacia delle politiche stesse ed esistono delle barriere significative che si oppongono agli investimenti legate a una forte burocratizzazione. Tutto questo, unito alla scarsa disponibilità di finanza pubblica e all'assenza di un sistema che punisca ogni tipo di inadempienza, rende il nostro paese estremamente a rischio.

Il rapporto si pronuncia anche sull'efficacia delle politiche attualmente adottate dai diversi stati, che "non ci si può aspettare consentano di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi Celsius (la soglia stabilità dagli scienziati oltre la quale il cambiamento sarà irreversibile ndr)". Nella migliore delle ipotesi, infatti, si legge nello studio, le emissioni di anidride carbonica si attesteranno sui 51 miliardi di tonnellate, circa 5 miliardi in più rispetto alla quota stabilita dagli scienziati come necessaria per raggiungere gli obiettivi di cui sopra. Mentre senza le presenti politiche le emissioni raggiungeranno i 59 miliardi di tonnellate. "Nessuno" conclude lo studio "si può aspettare che l'attuale mercato delle emissioni possa risolvere il problema".

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