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4 Giugno 2015
Produrre energia con sfalci e potature del verde pubblico: si può fare!
(Maria Antonietta Giffoni)

Lo ha dichiarato la Direzione Generale dei Rifiuti del Ministero dell’Ambiente che, in una nota inviata alla FIPER, chiarisce come i residui degli sfalci e potature del verde urbano, in alcuni casi, non sono rifiuti ma sottoprodotti.

Il Presidente della Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili (FIPER) Walter Righini, il 19 maggio scorso, aveva inviato al Ministero dell'Ambiente una richiesta per un avere chiarimenti sulla classificazione dei residui delle potature del verde pubblico.

La Direzione generale per i rifiuti e l'inquinamento del Ministero ha risposto con la nota 27 maggio 2015, prot. n. 0006038/Rin (vedi Riferimenti) e ha ribadito l'interpretazione consolidata del Codice Ambientale (Dlgs 152/2006): i residui di sfalci e potatura derivanti dalla manutenzione del verde urbano possono essere esclusi dalla disciplina dei rifiuti e utilizzati per produrre energia.

Attenzione: l'esclusione dalla disciplina dei rifiuti vale solo "nei casi in cui l'utiizzo di tali residui assicuri il rispetto delle eventuali norme di settore vigenti (ad esempio, il rispetto della disciplina in materia di combustibili, in caso di destinazione alla combustione a fini energetici)" e se è dimostrata la sussistenza dei requisiti richiesti dall'articolo 184 bis Dlgs 152/2006, relativa alla disciplina dei sottoprodotti.

Nello specifico, esso prevede che è considerato "sottoprodotto e non rifiuto una qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

• la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante, il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
• è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato nel corso della stesso o di un successivo processo di produzione da parte del produttore o di terzi;
• la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale
• l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute o dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente e sulla salute umana".

Se non sussistono tali requisiti, i materiali derivanti da attività di sfalcio, potatura e manutenzione del territorio sono da qualificare come rifiuti.

"Una buona notizia - commenta l'Associazione - considerando che il quantitativo disponibile di residui da sfalci e potature del verde urbano si attesta intorno ai 3-4 milioni di Tonnellate/anno, con un costo di smaltimento di circa 180-240 milioni di Euro a fronte di un possibile ricavo, in caso di utilizzo energetico, di 80-120 milioni. Il beneficio economico complessivo per l’Amministrazione pubblica Italiana potrebbe aggirarsi tra 240-360 milioni di Euro/anno".

"Da quattro anni la FIPER - afferma Walter Righini - combatte una battaglia sulle potature del verde urbano che fino a ieri sono state considerate un rifiuto e come tali dovevano essere smaltite, con un costo notevole per le amministrazioni comunali. Il chiarimento del Ministero dell’Ambiente significa che questi residui da costo potranno diventare una risorsa; infatti il Comune invece di spendere dai 5 ai 7 euro al quintale di costo di smaltimento potrebbe recuperare 2-3 euro al quintale, nel rispetto dei requisiti definiti per i sottoprodotti, conferendolo alle centrali di teleriscaldamento e producendo calore. La forbice mi sembra notevole".

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