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3 Luglio 2015

Certificati bianchi, pubblicato il rapporto 2015 dell'AutoritÓ

(Maria Antonietta Giffoni)

Evitare di definire nuove schede tecniche, preservare le piccole realtÓ e arginare eventuali comportamenti che possano alterare il funzionamento del mercato: questi alcuni tra i principali suggerimenti dell'AutoritÓ per il futuro del meccanismo dei TEE.

Con il Rapporto 309/2015/I/efr, relativo allo "Stato e prospettive del meccanismo dei titoli di efficienza energetica", l'Autorità "fornisce analisi e commenti in merito all'evoluzione del meccanismo, a partire dalle quali vengono esposte considerazioni relative al mercato e alle strategie degli operatori".

Titoli in aumento

I dati resi disponibili dal Gestore dei Servizi Energetici con il Rapporto annuale sul meccanismo dei Certificati Bianchi, pubblicato il 25 maggio 2015 (per maggiori informazioni, vedi i Riferimenti in basso), indicano che, dal 2005 (anno di inizio del meccanismo) e fino a dicembre del 2014, sono stati emessi circa 31,2 milioni di titoli.
Nel corso del solo 2014 sono stati emessi circa 7,5 milioni di titoli, di cui meno di un milione correlati a Richieste di Verifica e Certificazione (RVC) di tipo standardizzato, con un netto aumento delle RCV a consuntivo.

 

 

Uno strumento incentivante per l'industria e il terziario medio-grande

A parere dell'Autorità, l'aumento dei titoli emessi a seguito di progetti a consuntivo "è indice della maturità raggiunta dal meccanismo ed ha permesso di configurare i titoli di efficienza energetica come uno strumento incentivante imprescindibile nell'ambito dei settori industriale e del terziario medio-grande".
E le previsioni vedono un sempre maggiore interesse degli operatori per interventi nei settori più energivori, stimolati anche dagli obblighi di diagnosi energetiche in capo alle grandi imprese e alle imprese a forte consumo di energia previsti dal Dlgs 102/14 (per maggiori informazioni vedi i Riferimenti in basso).
Inoltre, il maggiore ricorso ai progetti a consuntivo e il limitato utilizzo delle nuove schede tecniche (analitiche e standardizzate), approvate con il Dm 28 dicembre 2012, porta l'Autorità a suggerire, per il futuro, "di non definire ulteriori nuove schede lasciando volutamente spazio alle valutazioni a consuntivo che permettono una maggiore aderenza ai risparmi energetici effettivamente conseguiti".
Questo perchè, secondo il regolatore, il meccanismo dei certificati bianchi, per come è strutturato, deve limitare "fortemente il rischio di incentivazione di risparmi energetici calcolati forfettariamente, che è invece proprio di meccanismi nei quali non è rilevante (o è del tutto assente) la misurazione a priori dei risultati conseguiti".

I soggetti accreditati

Dei circa 4.500 operatori accreditati presso il GSE a dicembre 2014 (compresi i soggetti obbligati), solo il 22% di essi è stato attivo nella presentazione diretta di RVC o Proposte di progetto: molte società di servizi energetici (SSE) si accreditano al meccanismo senza che ciò dipenda da una reale volontà di parteciparvi, almeno in tempi brevi.
Tuttavia, dall'anno prossimo lo scenario legato ai soggetti beneficiari è destinato a modificarsi per via di quanto disposto dal Dlgs 102/2014: a partire dal 19 luglio 2016, le ESCo (o SSE) e gli Energy manager (siano essi obbligati o volontari), potranno partecipare al meccanismo dei Certificati Bianchi solo se in possesso di certificazione, rispettivamente, secondo le norma UNI CEI 11352 e UNI CEI 11339.
Nonostante l'obbligo di certificazione sia ritenuto dall'Autorità di per sè positivo, non sono da sottovalutare i possibii effetti "negativi": detti obblighi richiederanno "a società già attive sul mercato e nell’ambito del meccanismo una maggiore organizzazione interna e, di conseguenza, un differente approccio verso i servizi offerti e la propria clientela". E ciò potrebbe mettere "in difficoltà realtà molto piccole che detengono quote di mercato magari marginali ma che sono riuscite in questi anni, grazie alle proprie competenze e alla specializzazione, a diffondere la cultura del risparmio energetico e a offrire a clienti medio-piccoli (tipicamente in ambito civile) la possibilità di realizzare interventi di efficienza energetica che, altrimenti, non sarebbero stati realizzati. Uno degli aspetti innovativi e vincenti del meccanismo è stato proprio il poter essere utilizzato (e sviluppato) da soggetti di dimensioni e interessi molto differenti tra loro (è questo uno degli aspetti “di mercato” dello strumento)". Il regolatore "ritiene, pertanto, che tale aspetto debba essere preservato".

Trader e mercato

Nel 2014, la quantità mensile di TEE in ingresso nei conti proprietà dei distributori è stata inferiore rispetto a quella complessivamente scambiata, sia sul mercato che attraverso i contratti bilaterali.
Ciò conferma la rilevante partecipazione agli scambi da parte dei trader, che acquistano TEE a fini speculativi o per conto di soggetti obbligati. Ciò è confermato anche dal fatto che "la quantità totale di TEE scambiata nel periodo compreso tra giugno 2014 e maggio 2015 (pari a circa 9,1 milioni di titoli) è superiore sia all'intero obiettivo aggiornato (pari a meno di 7,9 milioni di titoli) sia ai titoli erogati nel medesimo periodo".
Secondo l'Autorità, "ciò non è di per sé negativo, in quanto è proprio di uno strumento di mercato". Tuttavia, il regolatore è spinto a porre la massima attenzione su tale fenomeno per capire se esso possa, in qualche modo, influenzare arbitrariamente il contributo tariffario totale e, di conseguenza, il costo complessivo del meccanismo.
L'Autorità tiene, infatti, a precisare che "rimane inalterata l’intenzione di vigilare su eventuali comportamenti, quali abuso o manipolazione, funzionali ad alterare in modo strumentale il normale funzionamento del mercato per trarne profitto indebitamente, al fine di evitare aumenti strumentali dei prezzi e, di conseguenza, del costo del meccanismo sulla collettività; ciò potrebbe concretizzarsi, in futuro, in modifiche alle regole di determinazione del contributo tariffario (sempre nel rispetto di quanto disposto dalla normativa), anche se si ritiene – a breve termine – che sia necessario attendere le prossime scelte ministeriali in merito alle nuove Linee guida".

Difficoltà nello stimare la disponibilità di TEE

Per quel che riguarda, invece, le stime sulla disponibilità di TEE per i futuri anni d'obbligo, esse sono difficili da effettuare, perchè "dipendenti da diverse condizioni estrinseche, oltre che dalle pure scelte degli operatori. La quantità di titoli effettivamente emessa nel 2014, per esempio, si è rivelata essere maggiore (di quasi il 50%) rispetto a quella dello scenario meno conservativo pubblicato ad aprile dell’anno scorso.
La stessa modifica degli interventi rendicontati e il crescente peso degli interventi in ambito industriale (e valutati mediante il metodo a consuntivo) contribuisce a rendere sempre meno agevole stimare l’afflusso previsto di titoli; ciò naturalmente perché il crescente peso dei consuntivi (in ideale e progressiva sostituzione dei progetti valutati con il metodo standardizzato) porta a una maggiore aderenza dei TEE emessi ai risparmi effettivamente conseguiti, che sono dipendenti da fattori endogeni, propri della specifica situazione del cliente finale. Come già evidenziato in questo capitolo, la crisi economica nel settore terziario e, soprattutto, industriale porta contrazioni della domanda di energia e quindi dei risparmi attesi".

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