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4 Luglio 2016

Il rilancio delle rinnovabili: un fuoco d'artificio e nulla più

(Maria Antonietta Giffoni)

In questo si è tradotta la strategia del Governo per rilanciare le rinnovabili, annunciata dal Presidente del Consiglio nella conferenza stampa a sorpresa del 23 giugno scorso.

Gli scintillanti 9 miliardi di euro promessi per i prossimi vent’anni si sono miseramente dissolti con la pubblicazione del Dm Sviluppo economico 23 giugno 2016. Come i fenomeni prodotti dai fuochi d’artificio, gli annunci di Renzi sul futuro delle rinnovabili hanno creato una scena ad effetto e un gran rumore. Per nulla.
Vediamo perché.

"Oggi siamo qui per presentare il lavoro di squadra che questo Paese intende fare sul tema delle rinnovabili", così il premier Renzi ha cominciato la conferenza stampa di giovedì scorso espressamente dedicata al futuro delle rinnovabili e dell’energia in Italia.
L’evento si è concluso con la firma del decreto sugli incentivi alle FER non FV che "vale 9 miliardi di euro per i prossimi vent’anni". Il tutto per dimostrare – ha continuato Renzi – "che c’è una strategia verde di questo Governo e di questo Paese … e siamo felici oggi di presentarvi i prossimi step".

Ma in cosa consiste questa "strategia verde" e quali sono "i prossimi passi" che il Governo intende compiere per sostenere le rinnovabili?
L’unica iniziativa presentata nel corso dell’evento è stata la firma del decreto. In realtà, un atto dovuto e atteso da un anno e mezzo che detta solo i termini di come potranno essere assegnati i circa 400 milioni ancora disponibili prima del raggiungimento del tetto massimo dei 5,8 miliardi di euro previsti per le FER non FV da un decreto precedente. E gli impianti che se li aggiudicheranno li percepiranno per 20 anni.
Niente nuovi incentivi, dunque, ma il normale dispositivo per assegnare, con le regole di sempre, risorse già messe a budget.

Il premier ha detto, dunque, il falso? Non proprio. Annunciare: "un decreto che vale 9 miliardi di euro per i prossimi vent’anni" non è dire il falso. Il Dm Sviluppo economico 23 giugno 2016 entrato in vigore il 30 giugno, vale effettivamente 9 miliardi per 20 anni; ma solo per quegli impianti che riusciranno ad accaparrarsi i pochi fondi rimasti (circa 400 milioni di euro) entro il 31 dicembre 2016, sempre che la soglia massima di costo cumulato annuo degli incentivi (5,8 miliardi di euro) non venga raggiunta prima di quella data. Loro, e solo loro, riceveranno degli incentivi per 20 anni.
E allora? Cosa c’è di sbagliato? Il contesto! Il contesto in cui sono state dette quelle parole: una conferenza stampa per presentare il futuro delle rinnovabili, risoltasi con la firma di un atto atteso da 18 mesi, che incentiverà solo circa 1.374 MW (stime del decreto): una cifra risibile se messa a confronto con i MW di rinnovabili finora installati. E che, con tutta probabilità, visti i tempi risicati di accesso, saranno destinate a impianti già realizzati e rimasti fuori dai Registri o dalle Aste banditi negli anni scorsi.

Il resto della conferenza stampa è stata affidata ai piani industriali di aziende a capitale pubblico (Eni, Enel e Terna), ma operanti sul mercato con modalità del tutto privatistica. Quasi che il Governo volesse affidare la politica energetica del Paese a singole aziende.
La politica energetica andrebbe più opportunamente affidata a un piano energetico nazionale, in grado di pilotare i numerosi aspetti della filiera della produzione e distribuzione dell’energia.
E se poi si volesse aggiungervi anche una "strategia verde" che comprenda il sostegno alle rinnovabili (che, sia chiaro, non significa sempre e solo incentivi), sarebbe utile che il Governo ci dicesse che fine ha fatto il Green Act annunciato all’inizio del 2015; che ci spiegasse perché ha voluto lo "spalma-incentivi" e perché è stata sprecata l’occasione del cosiddetto Collegato ambientale (Legge 28 dicembre 2015, n. 221) per introdurre novità significative per "rilanciare" le rinnovabili.

Renzi ha concluso la conferenza stampa dicendo: "ogni volta che qualcuno chiederà qual è la strategia sull'energia, posteremo questa conferenza stampa". Signor Presidente non lo faccia, sarebbe come regalare una bellissima e variopinta scatola di cioccolatini vuota.
Pardon, non del tutto vuota: ci sono un cioccolatino vecchio di un anno e mezzo e tre biscotti strani. Un po’ disorientante per chi la riceve.

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