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3 Marzo 2010
Certificati Verdi, in anteprima il decreto sulla filiera corta
(Filippo Franchetto)

Nota: il Decreto di cui si parla in questa news (Dm Politiche agricole 2 marzo 2010, n. 296, sulla tracciabilità delle biomasse per la produzione di energia elettrica) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 maggio 2010 (vedi riferimenti).

Dopo oltre tre anni di attesa, è stato finalmente firmato (ed è in attesa di pubblicazione) il decreto del Ministro delle politiche agricole che stabilisce come gli operatori sono tenuti a garantire la tracciabilità della filiera corta.

La complessa vicenda ha inizio con la Finanziaria 2007 (legge 296/2006), che prevedeva particolari premialità per l'energia prodotta da “ biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ottenuti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro, oppure di filiere corte”. Incentivi previsti: 0,30 €/kWh per la Tariffa onnicomprensiva e coefficiente moltiplicativo 1,80 per i Certificati Verdi.

La Legge 99/2009  ha però eliminato dalla tabella delle fonti che possono accedere alla Tariffa, la categoria “Biomasse e biogas prodotti da attività agricola, allevamento e forestale da filiera corta” e la relativa tariffa di 0,30 €/kWh. In compenso, la stessa legge ha aumentato la tariffa per biomasse e biogas per così dire generici (nei quali si ritrovano dunque pari merito le biomasse da rifiuti e quelle agricole, oltre che gli oli vegetali tracciabili), da 0,22 a 0,28 €/kWh.

La filiera corta invece in questi anni è rimasta operativa – ma “congelata”- per i Certificati Verdi, in attesa del decreto attuativo che oggi finalmente arriva (vedi Riferimenti in fondo alla news), portando un po’ di chiarezza nel settore delle agroenergie.

Quali biomasse?

Vediamo in primo luogo le tre tipologie di biomassa (sarebbe meglio dire le tre modalità di approvvigionamento della biomassa) individuate dal decreto:

a) Biomassa e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali: si tratta della “parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura, comprendente sostanze vegetali e animali, e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse”.
La tabella A del medesimo decreto specifica ancora più nel dettaglio, mediante un’ulteriore classificazione,  la provenienza di biomassa/biogas:

TABELLA A
I   - colture dedicate agricole e forestali
II  - gestione del bosco
III - residui di campo delle aziende agricole
IV - residui delle attività di lavorazione dei prodotti agroalimentari, zootecnici e forestali
V  - residui di zootecnia


b) Biomassa da intese di filiera: si tratta della “biomassa e il biogas ... prodotti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro di cui agli articoli 9 e 10 del decreto legislativo n.102 del 2005”.

c) Biomassa da filiera corta: si tratta della “biomassa e  biogas ... prodotti entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica. La lunghezza del predetto raggio è misurata come la distanza in linea d’aria che intercorre tra l’impianto di produzione dell’energia elettrica e i confini amministrativi del Comune in cui ricade il luogo di produzione della biomassa, individuato sulla base della tabella B allegata al presente decreto”. Riportiamo qui sotto la tabella B allegata al decreto.

 

                                   TABELLA B

TIPOLOGIE DI
BIOMASSA E BIOGAS
di cui all'articolo 2, comma 1,
lettera a)

 MODALITA' DI INDIVIDUAZIONE COMUNE
AMMINISTRATIVO DEL LUOGO DI PRODUZIONE
DELLA BIOMASSA DA FILIERA CORTA

 I - colture dedicate agricole e
 forestali
 Comune della sede aziendale (operativa) dell'impresa che
 produce le colture dedicate
 II - gestione del bosco
 Comune in cui ricadono le particelle con contratto di taglio
 III - residui di campo delle
 aziende agricole
 Comune della sede aziendale (operativa) dell'impresa che
 conduce i terreni dai quali si ottiene il residuo
 IV - residui delle attività di
 lavorazione dei prodotti
 agroalimentari, zootecnici e
 forestali
 Comune dellasede aziendale (operativa) o unità operativa
 dell'impresa di trasformazione
 V - residui di zootecnia
 Comune della sede aziendale (operativa) dell'impresa di
 produzione di residui zotecnici


Documentazione 

Per ottenere il coefficiente moltiplicativo 1,80, i produttori – oltre a dover qualificare il proprio impianto come IAFR (cosa peraltro richiesta a tutte le tipologie di impianti) – hanno due ulteriori obblighi:

• devono “trasmettere al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, entro il 30  novembre di ciascuno degli anni per cui si richiede l’emissione dei certificati verdi, la documentazione indicata nell’allegato 1 in relazione a ciascuna tipologia di biomassa di cui alla tabella A”;

• devono inoltre “conservare per l’intero periodo di emissione dei certificati verdi la documentazione indicata nell’allegato 1 in relazione a ciascuna tipologia di biomassa di cui alla tabella A, necessaria per le verifiche di cui (...)”.


Tracciabilità e rintracciabilità

E’ previsto che il Ministero delle politiche agricole predisponga una procedura tecnica, contenente “le modalità operative di dettaglio a cui gli operatori della filiera devono conformarsi, in modo da consentire la tracciabilità e la rintracciabilità delle biomasse, ai fini dell’accesso al coefficiente moltiplicativo (…)”.

 

Ruolo del Ministero e del GSE

Verificata la documentazione ricevuta, entro il 31 gennaio dell’anno successivo, il Ministero “comunica al GSE l’esito di tale verifica ai fini del controllo della quantità e tracciabilità delle biomasse utilizzate dal produttore di energia elettrica nel corso dell’anno solare”. In caso di esito positivo della verifica, il GSE provvederà ad applicare all'energia prodotta dall'impianto il coefficiente moltiplicativo 1,80.

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