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3 Agosto 2017

Il Tar Basilicata annulla le linee guida regionali sui piccoli impianti FER

(Filippo Franchetto)

I giudici hanno annullato la Dgr 2 marzo 2017, n. 175 sul corretto inserimento nel territorio degli impianti alimentati da fonti rinnovabili "con potenza superiore ai limiti stabiliti dalla tabella A) del Dlgs n. 387/2003 e non superiore a 1 MW".

Con la sentenza n. 200 del 24 luglio 2017, il Tribunale amministrativo regionale della Basilicata (Sezione Prima) ha accolto il ricorso di un privato cittadino che aveva impugnato sia le linee guida regionali sia il provvedimento con cui il Comune di Potenza gli richiedeva una riformulazione della PAS già presentata per un impianto eolico da 60 kW, in attuazione delle linee guida da poco entrate in vigore.

I giudici amministrativi hanno in primo luogo rilevato un'incongruenza tra le linee guida e quanto previsto invece dalla Lr 30 dicembre 2015 n. 54, cioè la norma che aveva affidato alla giunta regionale il compito di emanare "specifiche linee guida per il corretto inserimento degli impianti, alimentati da fonti rinnovabili con potenza superiore ai limiti stabiliti nella tabella A) del Dlgs n. 387/2003 e non superiori a 1 MW".

La tabella A) di cui all’articolo 12 del Dlgs n. 387/2003 – ricordano i giudici - fissa una soglia di 60 kW per gli impianti eolici. Il legislatore regionale quindi "ha espressamente limitato l’alveo applicativo delle linee guida di cui è questione ai soli impianti con potenza 'superiore' ai 60 kW", mentre l’articolo 2, comma 1, lettera a) delle linee guida individua tra gli ambiti di applicazione del provvedimento gli "impianti e le opere di connessione alla rete per la produzione di energia elettrica da fonte eolica con potenza nominale complessiva non inferiore [diverso, quindi, da "superiore", ndr] a 60 kW e non superiore a 1,00 MW".

Un'ulteriore irregolarità rilevata riguarda la violazione dell’articolo 3, comma 3 della succitata Lr n. 54/2015: questa infatti prevedeva, come condizione preliminare all’adozione delle linee guida, l'acquisizione preventiva del parere della Commissione consiliare competente. Acquisizione che, però, non è mai avvenuta.

Nella sentenza, infine, si contestano le modalità con cui nelle linee guida si è provveduto a individuare le aree e i siti non idonei per l'installazione degli impianti. L’individuazione delle due macro aree tematiche ("aree sottoposte a tutela del paesaggio, del patrimonio storico, artistico e archeologico" e "aree comprese nel Sistema ecologico funzionale territoriale") e delle relative fasce di buffer è avvenuta "senza alcuna motivazione o specificazione delle zone inibite o in ordine all’entità delle distanze fissate".

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