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17 Novembre 2017

Geotermia a bassa entalpia, un progetto per diffonderla nell'arco alpino

(Maria Antonietta Giffoni)

Per aiutare i paesi dell'arco alpino europeo a sfruttare al meglio anche questa fonte rinnovabile, il progetto GRETA unisce 12 partner tra universitÓ, centri di ricerca, organismi internazionali, agenzie statali, enti regionali e cluster di aziende.

I paesi sitituati nell'arco alpino europeo consumano molta energia, principalmente per il riscaldamento e soprattutto nei settori residenziale e del turismo. Il potenziale delle fonti energetiche rinnovabili per l'approvigionamento energetico di queste zone è stato analizzato in recenti studi, ma secondo alcuni l'opportunità di utilizzare la geotermia a bassa entalpia (Near-Surface Geothermal Energy - NSGE) non è stata correttamente evidenziata.
Per tale ragione, 12 partner provenienti da 6 diversi paesi europei hanno dato vita al progetto GRETA (near-surface Geothermal REsources in the Territory of the Alpine space), con l'obiettivo di dimostrare il potenziale della geotermia a bassa entalpia applicata all'arco alpino europeo e promuovere l'integrazione di questa tecnologia in futuri piani energetici, a diversi livelli amministrativi.

"Dobbiamo diffondere le tecnologie rinnovabili a basse emissioni, ma per ora il potenziale della geotermia a bassa entalpia non è ancora stato ben valorizzato", ha detto Kai Zosseder (Technical University of Munich), leader del progetto GRETA aprendo la mid-term conference che si è tenuta il 7 novembre scorso a Salisburgo.

La conferenza è stata anche un'opportunità per presentare le migliori pratiche finora adottate: il sistema informativo sulle pompe di calore realizzato per la città di Salisburgo; il data center della BMW, che utilizza per il raffrescamento un sifone di drenaggio della falda idrica che passa sotto la metropolitana di Monaco di Baviera; l'infrastrutture di trasporto realizzata per la stazione di Oberstdorf (Baviera), nella quale 23 scambi ferroviari sono mantenuti liberi dal ghiaccio mediante un sistema con sonde geotermiche.
E anche per presentare alcuni degli studi condotti, come quello sul rapporto tra capacità di geoscambio e costo di installazione: "in Valle d'Aosta - si legge nel comunicato stampa - un impianto a circuito chiuso può costare fino al 38% in più ad Aosta (dove il terreno è scarsamente conduttivo) rispetto a Courmayeur (caratterizzata da rocce a maggiore conducibilità termica). Per contro, la piana di Aosta si presta molto bene alla realizzazione di impianti a circuito aperto, come nel caso della ristrutturazione di Maison Lostan, futura sede di uffici regionali".

Manca un anno al termine del progetto, durante il quale i partner continueranno a lavorare sullo scambio di esperienze e best practices, sullo studio del potenziale geotermico e su come implementarlo negli strumenti di pianificazione energetica.

I partner del progetto:
• Technical University di Monaco
• ARPA Valle d'Aosta
• Geological Survey Austria
• Geological Survey Slovenia
• BRGM
• POLITO
• EURAC
• Triple-S
• INDURA
• Regione Lombardia
• Climate Alliance
• Università di Basilea

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