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18 Aprile 2010

Decreto “incentivi 2010”: inutilità (e confusione) in risposta all’emergenza

(Anna Bruno)

Breve aggiornamento al testo sotto riportato, a due settimane dall'entrata in vigore del decreto

Il 14 aprile, il Ministero dello sviluppo economico ha emesso una circolare applicativa. Oltre ad alcune specifiche sui macchinari per l'agricoltura e ad una precisazione sul rispetto delle norme comunitarie in materia di aiuti di stato, contiene solo la descrizione  dei tempi di accesso e della procedura da seguire per i venditori e per i clienti finali, che già abbiamo riportato nell'editoriale e soprattutto nelle pagine del sito.
Si ribadisce inoltre che gli incentivi non sono cumulabili, tranne nel caso degli immobili. E' un punto che ha sollevato fieri dubbi, e che la redazione di Nextville ha cercato di "interpretare", sempre nelle pagine del sito.
La circolare ha inoltre introdotto una novità: il rimborso al venditore sarà soggetto ad una ritenuta per "spese di gestione della pratica". Importo ignoto.
Altra novità: per gli incentivi sugli immobili
, il rimborso andrà direttamente all'acquirente, detratta la quota per la gestione della pratica. Qui la situazione si complica, perché il venditore dovrà "anticipare" questa quota all'atto della compravendita, sotto forma di sconto. Importo ignoto.

E per finire con i dati ufficiali: il sito del Ministero dello sviluppo economico riporta trionfalmente che in un solo giorno sono stati prenotati 24.000 acquisti, per un totale di 21,5 milioni.

ED ECCO L'EDITORIALE

Siamo in un paese in crisi, privo di strategie energetiche (per non parlare di quelle più generalmente economiche) e dove tutte le normative regolatorie e incentivanti in materia di rinnovabili e di efficienza energetica sono paralizzate.

Ma sotto elezioni una bella manciata di incentivi inutili non si rifiuta a nessuno. E la scarsa utilità sarebbe  ancora secondaria, se non ci fosse anche il pericolo che questo tipo di interventi abbia una certa capacità di turbare mercati già fragili.

 

E' vigente dal 6 aprile 2010 il  decreto 26 marzo 2010 (più noto come “decreto incentivi 2010”), che spruzza 300 milioni su un repertorio di settori, micro-settori, macchinari e prodotti scelti con criteri difficili da decifrare.
E’ dall’autunno scorso che l’Italia aspetta questa manovra, che avrebbe dovuto sostenere l’occupazione e i consumi nel settore dell’auto ecologica e delle nuove tecnologie, intesi come volani di una più vasta ripresa economica. Inceppato il dialogo con la Fiat, non se ne è fatto più niente, per mesi e mesi. Ma il risultato odierno va al di là delle peggiori immaginazioni.
 
Prime vittime: i punti vendita più fragili

Chi desidera approfittare di uno dei numerosi incentivi messi sul tappeto non deve perdere tempo a pensare se davvero gli serve quella tal cosa. Deve precipitarsi dal rivenditore e “prenotare” l’acquisto. Perché i soldi in palio sono pochissimi, e quando finisce il gruzzolo dedicato, il gioco si chiude.
 
Per la verità, anche sulle date di partenza degli incentivi c'è stata una certa confusione: era stata promessa dal ministro la decorrenza dal 6 aprile. Il decreto 26 marzo 2010 è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione, proprio il 6 aprile. Nello stesso giorno, il Ministero dello sviluppo ha emesso un comunicato stampa che precisa che il via per i consumatori è fissato al 15 aprile. Intanto è stato deciso che "per garantire la massima trasparenza, i venditori debbano registrarsi in un apposito elenco ...tramite l’apposito call center gestito da Poste Italiane, al numero verde 800.556.670."
 
Il negoziante avrà dunque prima il compito di registrarsi (auguri), poi di controllare se c’è ancora capienza per quel prodotto, e a sua volta attendere l’ok all’acquisto. Quindi potrà ricontattare il cliente, provvedere alla vendita e fare lo sconto pattuito. Poi fare le pratiche per ottenere il rimborso.
 
Così spiega l'iter il portale del Ministero dello sviluppo economico:
"Poste Italiane gestirà l’intero processo di liquidazione del contributo: dall’accettazione della richiesta, alla ricezione della documentazione cartacea con conseguente archiviazione ottica sostitutiva, verifica del diritto a fruire degli incentivi, gestione dell’ammontare disponibile per le singole iniziative, predisposizione flussi di rimborso degli incentivi riconosciuti. Nei prossimi giorni sarà disponibile un portale internet dedicato alla campagna incentivi: tramite il portale i cittadini e i rivenditori potranno conoscere i dettagli dell’iniziativa e le modalità di fruizione degli incentivi.
Il consumatore si rivolgerà direttamente al rivenditore per seguire la pratica di acquisto e di accesso ai benefici dell’incentivo. A sua volta il negoziante (o il costruttore) a partire dal 15 aprile consulterà il call center all’800 556 670 per conoscere la disponibilità delle risorse finanziarie e fornire una risposta all’acquirente. Successivamente, dal 17 maggio, il rivenditore potrà ottenere informazioni ed eseguire il procedimento di prenotazione del contributo direttamente sul portale di gestione ... messo a disposizione da Poste Italiane. Completate le pratiche dell’istruttoria, l’acquirente potrà comprare il bene desiderato ottenendo uno sconto prestabilito sul prezzo di acquisto... . Sarà poi Poste Italiane, su disposizione del Mise, a provvedere a rimborsare il rivenditore o il costruttore liquidando le somme con bonifico o postagiro.

 

Poiché si prevede che nel giro di uno/due mesi il tesoretto sarà esaurito per tutti i prodotti, la spinta propulsiva si limiterà ad una corsa a chi arriva prima, e relativo  intasamento dei punti vendita, seguito da calma piatta nel periodo successivo. Una specie di “operazione saldi” sponsorizzata dal governo, con tutta la burocrazia a carico del venditore. Povero negoziante, verrebbe da dire: deve fare una fatica infernale e anticipare i soldi, senza probabilmente vendere niente più di quel che avrebbe comunque venduto. 
Ma naturalmente c’è rivenditore e rivenditore. Ognuno cercherà di trarre profitto dalla cosa per trarne il massimo dei vantaggi. Le grosse catene di distribuzione, ad esempio, avranno gioco più facile: potrebbero “prenotare” tutto il primo giorno, per poi gestirsi gli sconti come vogliono.

E' Adiconsum a mettere in guardia dal rischio di questa procedura: "Il meccanismo del 'rubinetto' previsto per la concessione del bonus creerà molti problemi", dichiara il segretario generale dell'associazione Paolo Landi. "È prevedibile, infatti, che nei primi giorni si concentreranno migliaia di domande di bonus per avere la certezza di rientrare nei fondi previsti. E’ prevedibile anche che i commercianti utilizzeranno questi incentivi in modo pubblicitario". Il rischio per il consumatore, spiega Adiconsum, è quello di acquistare il bene con la promessa del bonus, per poi scoprire - ad acquisto effettuato - che non è rientrato nei benefici.
Per questo l'associazione dei consumatori raccomanda prudenza e consiglia di prenotare il bene che si intende acquistare confermando l’acquisto solo dopo aver accertato l’accoglimento della domanda.

L’assortimento degli incentivi: non tutto ma di tutto

Per limitarsi ai prodotti che in qualche modo premiano l’efficienza energetica, nel decreto trovano posto beni a dir poco disparati, che vanno dagli immobili fino alle cappe climatizzate (?). Rimandando per l’elenco completo (e soprattutto per gli sconti proposti e i massimali in essere)  alle pagine del sito, attiriamo l’attenzione su qualche particolarità dell’inventario.


Elettrodomestici "ad alta efficienza energetica"
: esiste già – e sarà in vigore fino alla fine del 2010 - la detrazione fiscale del 20% per la sostituzione di frigoriferi, congelatori e frigocongelatori.
 
L’anno scorso ne era stata aggiunta un’altra “per mobili e elettrodomestici nell’ambito delle ristrutturazioni”, una misura ricca di errori tecnici e di stranezze, fortunatamente scaduta. E' notoriamente stato un flop, con poche centinaia di richieste. 
 
Questa volta invece vengono premiate le cucine componibili purché corredata da almeno due elettrodomestici ad alta efficienza. Oppure, separatamente, le lavastoviglie, le cucine con forno elettrico, oppure ancora il solo forno, o il piano di cottura,  o la pompa di calore per la fornitura di acqua calda o le misteriose cappe climatizzate. Premialità per i più abbienti, giacché la lavatrice (grande interprete della nostra vita quotidiana) non rientra nell'elenco, e nemmeno i televisori, nonostante entro l’anno gran parte degli italiani debbano cambiare i vecchi apparecchi che non supportano il decoder terrestre.
 
Motori elettrici e inverter: anche qui esiste già da anni una detrazione fiscale del 20% per la loro sostituzione. Cambiano però le potenze: questa volta sono premiati motori inferiori a 5 kW e inverter inferiori  a 7,5 (idonei, per intenderci, a far funzionare piccole apparecchiature domestiche o artigianali, come una pompa idraulica, un trasformatore, un saldatore, un nastro trasportatore da fitness). 
Val la pena di notare che, in capitolo a parte, sono premiati con notevoli bonus anche i motori fuoribordo fino a 75 kW (100 cavalli), e  gli stampi per la laminazione degli scafi da diporto. Difficile commentare.
 
Ma soprattutto: immobili ad alta efficienza energetica

Ci  sono 60 milioni a disposizione di chi acquista una prima casa, di nuova costruzione, di classe A o B. Per importi pari a 116 euro a mq (max 7.000 euro) per la classe A, oppure 83 euro per la classe B (max euro 5.000). E’ una buona cosa, circa 10/12.000 famiglie potrebbero beneficiare dello sconto.
 
Per la verità, il testo della legge sembra riferirsi alla prima casa solo per l'acquisto di immobile di classe B. Ma si tratta probabilmente di un errore formale della stesura. Lo dichiara il Sole24Ore, che ha avuto contatti con tecnici del Ministero.
 
Il venditore dovrà fare la stessa trafila del negoziante: accertare che il rubinetto sia ancora aperto, richiedere e attendere l’ok.
 
Su questo punto il decreto entra nello specifico:
"In caso di acquisto di immobili di nuova costruzione ad alta efficienza energetica...per i quali il preliminare di compravendita sia stato stipulato, con atto di data certa successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, la concessione del contributo all'acquirente è subordinata alla sussistenza dell'attestato di certificazione energetica sulla base delle procedure fissate dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, rilasciato da un soggetto accreditato, senza oneri a carico del fondo.
A tal fine, entro venti giorni precedenti la stipula del contratto definitivo di compravendita, il venditore, in possesso della predetta documentazione, cura la prenotazione della misura nei confronti del soggetto di cui all'art. 4 (le Poste Italiane, ndr) . La stessa viene confermata in sede di stipula del contratto di compravendita, al quale, ai soli fini dell'ottenimento dei contributi, deve essere allegato l'attestato di certificazione energetica. Entro quarantacinque giorni dalla stipula l'acquirente trasmette al predetto soggetto copia autentica dell'atto munita degli estremi della registrazione".
 
Non è specificato cosa succede nel caso non arrivi affatto l'ok, perché la cifra a disposizione è già stata tutta spesa. Salta il contratto, e l'acquirente ci rimette la caparra? Meglio ricordarsi di far mettere una clausola in tal senso. Comunque, entrambe le parti avranno speso molto tempo e molta energia inutilmente.
 
Una cosa è certa: non saranno i diecimila privati i veri beneficiari di questa manovra, ma  alcune strutture immobiliari con grandi giacimenti di invenduto e grandi “possibilità di prenotazione” e di anticipo dello sconto. Solo loro avranno gli strumenti e il giro d’affari necessari a gestire con profitto una occasione del genere. Con una serie di effetti secondari che i decisori non sembrano aver valutato.

Disturbo del mercato

Una politica economica degna di questo nome sa che la gestione degli incentivi è sempre sul filo del rasoio tra promozione e disturbo del mercato. Una politica degna di questo nome dichiara l’obiettivo e si muove di conseguenza. Se l’obiettivo è quello di favorire le energie rinnovabili o l’efficienza energetica, è esplicito che ne faranno le spese, almeno in prima battuta, i settori che sono agganciati alle risorse fossili non rinnovabili. Si tratta di una presa di posizione chiara, di una manovra che persegue scopi strategici per il bene comune.

Tutt’altra faccenda è quella di appellarsi all’efficienza energetica e invece seminare zizzania all’interno di mercati fragili e in crisi.
Sessanta milioni per le case efficienti sono un nulla, ma sono sufficienti a premiare in modo scorretto un ristretto numero di operatori immobiliari, che possono ora presentarsi sul mercato vendendo un bene scontato che fa concorrenza sleale.

E lo stesso vale per i sessanta milioni degli elettrodomestici, o per qualunque merceologia inserita nel provvedimento in esame. Gli incentivi “a rubinetto” sono iniqui e pericolosi, soprattutto se il rubinetto è già quasi chiuso prima ancora che lo si apra. Non solo illudono i cittadini che ci si sta occupando di una loro necessità di acquisto, risolvendosi invece in una specie di gratta e vinci che premia pochi fortunati. Non solo non hanno alcuna possibilità di rilanciare un settore o un subsettore. Hanno invece una forte propensione a dare una carta vincente ai soggetti più forti, i quali (ma è solo ovvietà ricordarlo) sono probabilmente quelli che hanno  spinto con più determinazione per ottenerla.
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