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12 Giugno 2018

Impianti FER, compensazioni al Comune sono solo 'eventuali'

(Filippo Franchetto)

Le misure compensative a favore di un Comune che ospita un impianto a fonti rinnovabili non sono automatiche, ma devono essere giustificate dalla sussistenza di specifiche condizioni di impatto ambientale e territoriale dell'impianto stesso.

Con questa motivazione i giudici del Tar Lombardia, nella sentenza n. 536 del 4 giugno 2018, hanno respinto il ricorso di un Comune che chiedeva - oltre all'obbligo di realizzare delle barriere visive mitigative – anche il pagamento delle misure compensative previste dal Dm 10 settembre 2010 (pari al 3% dei proventi annui dell’impianto, comprensivi di incentivo) "per tutti gli anni di esercizio dell'impianto stesso". Il Comune riteneva infatti illegittimo quanto disposto dal provvedimento autorizzativo finale, che impegnava la società titolare dell’impianto fotovoltaico, in aggiunta all'intervento di mitigazione, a versare a titolo volontario una somma "una tantum" di 10mila euro, pari a circa il 3% dei proventi stimati dall’impianto in un anno di esercizio.

Precisando come la misura del 3% annuo rappresenti, in ogni caso, ai sensi delle linee guida nazionali, il limite massimo del controvalore delle misure compensative, i giudici hanno rilevato che "nella fattispecie in esame non è stata affatto dimostrata la ricorrenza delle condizioni necessarie per ritenere dovuta la compensazione a favore del Comune ricorrente, subordinata all'accertamento della sussistenza di specifiche condizioni di impatto ambientale/territoriale dell'impianto, (...)".

E' dunque pienamente legittima l'autorizzazione rilasciata per la costruzione e l'esercizio dell'impianto, dal momento che l'ente autorizzante (in questo caso la Provincia) aveva ritenuto che non vi fossero le condizioni per imporre alcuna misura compensativa, che peraltro – ricordano i giudici – può essere soltanto "eventuale" e "a carattere non meramente patrimoniale".

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