Nextville - logo

News e articoli

10 Ottobre 2018

Certificazione bioliquidi, legittimo l'obbligo per intermediari

(Maria Antonietta Giffoni)

Secondo i Giudici della Corte di Giustizia Ue, il sistema di certificazione per i bioliquidi utilizzati da impianti FER, imposto dall'Italia anche agli intermediari, Ŕ legittimo e conforme al diritto dell'Unione europea.

Questo in sintesi quanto stabilito dalla Sentenza 4 ottobre 2018, causa C-242/17, con cui la Corte Ue si è espressa su alcune questioni poste dal Consiglio di Stato italiano in merito a un ricorso di un'azienda proprietaria di un impianto termoelettrico alimentato con un bioliquido (olio di palma) e riconosciuto come impianto alimentato a fonti rinnovabili.

L'azienda ha impugnato la decisione del Gestore dei servizi energetici (GSE) di revocare gli incentivi riconosciuti all'impianto (Certificati verdi), perchè i certificati di sostenibilità presentati dalla società intermediaria, incaricata dell’acquisto del bioliquido presso un fornitore terzo, non sono stati ritenuti idonei, sebbene il fornitore avesse aderito al sistema volontario di controllo ISCC (International Sustainability and Carbon Certification), meno restrittivo della normativa nazionale.

Nello specifico, il Consiglio di Stato ha posto alla Corte di giustizia UE due questioni, e cioè se il diritto dell'Unione sia contrario:
• ad una normativa nazionale che impone agli operatori economici oneri specifici, diversi e più ampi rispetto a quelli previsti da un sistema volontario di certificazione della sostenibilità, come il sistema ISCC;
• all'imposizione di un sistema nazionale di verifica della sostenibilità dei bioliquidi, secondo cui tutti gli operatori economici che intervengono nella catena di consegna, anche quando si tratti di intermediari che non hanno la disponibilità fisica delle partite di bioliquidi, sono tenuti a rispettare gli obblighi di certificazione, di comunicazione e di informazione risultanti dal sistema stesso.

Per quel che riguarda la prima questione, i Giudici hanno stabilito che l’Italia era libera di prevedere un sistema nazionale di certificazione più restrittivo del sistema ISCC per dimostrare la sostenibilità dei bioliquidi, dal momento che il sistema ISCC riguarda (quantomeno fino all’adozione della direttiva 2015/15133) i biocarburanti e non i bioliquidi.

Nel caso della seconda questione sollevata dal Consiglio di Stato, la Corte ha osservato che che la direttiva 2009/28/CE non definisce la nozione di "operatore economico". L'Italia, quindi, era libera di qualificare gli intermediari quali "operatori economici" allo scopo di garantire la tracciabilità delle partite di bioliquidi lungo tutta la catena di consegna.

Infine, i Giudici ritengono sì che l’obbligo imposto dall’Italia agli intermediari limiti la libera circolazione delle merci (articolo 34 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - TFUE), ma che tale limitazione sia giustificata da obiettivi di tutela dell’ambiente e di lotta contro le frodi.

Condividi:
© Copyright riservato - riproduzione vietata Edizioni Ambiente Srl, Milano
La pirateria editoriale è reato ai sensi della legge 18 agosto 2000 n. 248
Annunci Google