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30 Novembre 2018

Impianto di cogenerazione a biomasse: no qualificazione automatica come 'industria insalubre'

(Filippo Franchetto)

Un nuovo impianto di cogenerazione a biomasse non puņ essere automaticamente assimilato ad una centrale termoelettrica e venire quindi classificato come "industria insalubre".

Così ha deciso il Tar del Piemonte, che con sentenza n. 1273 del 26 novembre 2018 ha accolto il ricorso di un'azienda titolare di un impianto di produzione di energia elettrica e termica alimentato a biomasse. Il Comune, basandosi una nota dell'Asl, aveva decretato che tale impianto di cogenerazione (già autorizzato e in fase di esercizio) venisse qualificato come "industria insalubre" (ex articolo 216 Rd 1265/1934), rientrante nella categoria delle "centrali termoelettriche" (ex Dm 5 settembre 1994).

Secondo i giudici, il provvedimento comunale si è limitato semplicemente a richiamare la nota dell’Asl, "senza esprimere alcuna valutazione fattuale e tecnica sull'impianto, senza tenere conto della caratteristiche dell'impianto e senza tenere conto del fatto che l'impianto era stato autorizzato dallo stesso Comune, previa conferenza dei servizi, e che in occasione di tale iter istruttorio mai era emersa da parte del Comune il dubbio che si potesse trattare di un impianto esercitante 'industria insalubre', (…)”.

Anche la giurisprudenza in materia (ad esempio Sentenza Tar Marche 7 gennaio 2017, n. 27) ha già chiarito come l'assimilazione delle centrali a biomassa alle centrali termoelettriche non possa "essere operata solo sulla base di considerazioni terminologiche", ma debba "considerare, sulla base di idonei contributi tecnici, l'omogeneità o la differenza sostanziale sussistente" tra i nuovi impianti di produzione di energia elettrica a biomasse (non considerati nel Dm 5 settembre 1994, poiché poco diffusi all'epoca) e le centrali termoelettriche, sotto il profilo dell'emissione di "vapori, gas o altre esalazioni insalubri".

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