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21 Dicembre 2018

Il decreto incentivi FER bocciato dalle Regioni

(Filippo Franchetto)

Nella Conferenza unificata di ieri, 20 dicembre, arrivato il parere negativo delle Regioni sullo schema di decreto sull'incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche.

Le Regioni hanno espresso un sostegno unanime alle posizioni critiche, espresse con particolare vigore dalle Province autonome di Trento e Bolzano, in merito alle penalizzazioni che il decreto prevede per il settore del mini-idroelettrico. Nodo del contendere è l’ammissione agli incentivi per i soli impianti idroelettrici posti su condotte esistenti e canali di scarico, escludendo così tutti gli impianti che utilizzano le acque dei torrenti. Le altre richieste in materia delle due Province autonome sono riassumibili in 3 punti: mantenimento dell'accesso diretto all’incentivo per gi impianti mini-idroelettrici fino a 250 kW; tariffa onnicomprensiva per gli impianti fino a 500 kW di potenza nominale, anziché fino a 100 kW come attualmente previsto dal decreto; aumento delle tariffe per le aste ed i registri.

Numerose proposte correttive sono arrivate anche dall'ANCI, che ha ribadito la "preoccupazione per la scelta netta di privilegiare eolico e fotovoltaico in grandi dimensioni in luogo ad esempio dell'idroelettrico, su cui l'Italia ha una expertise tecnologica senza pari in Europa". Preoccupazione "altissima", inoltre, esprime l'ANCI per l'assenza nel decreto della tecnologia geotermoelettrica. L'Associazione nazionale dei Comuni italiani ripropone quindi l'istituzione di un Tavolo congiunto MISE, MATTM, enti locali e Regioni per valutare criticità e possibili modifiche al decreto.

Naturalmente, sia il parere negativo delle Regioni che le proposte emendative di ANCI non sono vincolanti; sarà ora compito del Governo decidere se tenerne conto ed eventualmente aggiustare ancora una volta il testo del provvedimento.

Per il momento, l'unico commento ufficiale del Governo è affidato alle parole del sottosegretario allo sviluppo Davide Crippa: "(…) non comprendo i motivi per cui in Conferenza unificata si continui a ragionare su singole posizioni e non sull’interesse comune. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 c’è bisogno di un impegno comune e della disponibilità di chi gestisce i territori ad avviare un cambio di passo. Noi andremo avanti sicuri di poter ottenere i risultati che ci siamo prefissati ma assicurando sempre trasparenza ed il massimo coinvolgimento di tutti".

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