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8 Marzo 2019

Concessioni idro, seconda lettera di richiamo dall'Ue

(Maria Antonietta Giffoni)

La Commissione Ue ha deciso di inviare una seconda lettera complementare di costituzione in mora al nostro Paese, ritenendo che i quadri giuridici e le prassi vigenti in Italia in materia di concessioni idro non siano pienamente conformi alla normativa Ue

La prima lettera di messa in mora risale al 2013 e recava l’avviso della procedura di infrazione nr. 2011/2026, riguardante norme sia nazionali che regionali relative alle grandi concessioni idroelettriche che, secondo la Commissione europea, avevano l’effetto di prorogare "automaticamente" concessioni ormai scadute, senza l'indizione di alcuna gara.

In effetti, la disciplina delle concessioni idroelettriche normata in Italia dal Dlgs 79/1999, è stata oggetto, nel corso degli anni, di numerose modifiche rispetto alle modalità di affidamento delle concessioni medesime, prevedendo diverse proroghe delle gestioni esistenti, in attesa di un riordino normativo della materia.

Per tali ragioni, il 7 marzo 2019, la Commissione europea ha deciso di inviare una seconda lettera complementare di costituzione in mora, in quanto "ritiene che le autorità italiane non abbiano organizzato procedure di selezione trasparenti e imparziali per la nuova attribuzione delle autorizzazioni scadute nel settore idroelettrico".

C'è da precisare che, recentemente, un riordino normativo in materia è arrivato con la legge 12/2019, di conversione del Dl 135/2018 (più noto come Dl Semplificazioni). Apportando nuove modifiche al Dlgs 79/1999, la legge ha stabilito che le concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, una volta scadute, passino alle Regioni che, a loro volta, potranno riassegnarle. Tale riassegnazione potrà essere effettuata a favore di operatori economici individuati attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica, a società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato è scelto attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica o, infine, mediante forme di partenariato pubblico-privato.

Questo nuovo assetto soddisferà la Commissione Ue, tanto da evitare all'Italia la procedura di messa in mora? Vi terremo informati.

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