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18 Marzo 2019

Fondo efficienza tra limiti e opportunità

(Maria Antonietta Giffoni)

Si è svolto a Roma, il 13 marzo scorso, il convegno organizzato da FIRE e Federesco dedicato al Fondo nazionale per l'efficienza energetica. Molti i punti di forza, ma non mancano le criticità.

Dopo più di quattro anni di attesa, con il Dm Sviluppo economico 22 dicembre 2017, sono state individuate le priorità, i criteri, le condizioni e le modalità di funzionamento, di gestione e di intervento del Fondo nazionale per l'efficienza energetica istituito dall'articolo 15 del Dlgs 102/2014 (per maggiori informazioni, vedi i Riferimenti in basso).

Destinato a imprese, ESCO e amministrazioni pubbliche, lo strumento incentivante è stato pensato per facilitare gli investimenti in misure di efficientamento energetico di edifici, processi industriali, reti di teleriscaldamento, impianti termici e sistemi di illuminazione pubblica. Ha una dotazione di 185 milioni di euro, che saliranno a 310 milioni nel 2020, destinata per il 70% ai finanziamenti a tasso agevolato e per il 30% a fondo di garanzia.

Insomma uno strumento che può fungere da volano per la realizzazione di interventi di efficienza energetica nel pubblico e nel privato, utili per raggiungere gli obiettivi nazionali di efficienza energetica.

"Il raggiungimento degli obiettivi al 2030 non sarà semplice - ha commentato Dario Di Santo, direttore della FIRE -  anche perché buona parte degli interventi riguarderà la riqualificazione energetica degli edifici e il sistema elettrico ... ma il Fondo potrà aiutare a movimentare i capitali privati necessari, riducendo il costo di accesso al credito e aumentando l’effetto leva degli investitori. Va inoltre a rafforzare i vari strumenti di incentivazione in essere – Certificati Bianchi, Conto termico e Detrazioni fiscali".

Non mancano, però, le criticità: "un limite - si legge nel comunicato stampa - è la dotazione iniziale. Per quanto ci sia un effetto leva, stimato pari a 5,5 (ossia per ogni euro messo a disposizione dal fondo saranno mobilitati 5,5 euro di investimenti), è chiaro che più risorse finanziarie saranno a disposizione del fondo, più lo strumento risulterà impattante".

Altre possibili punti critici sono stati rilevati da Confindustria, secondo cui sarebbe "preferibile allargare la platea dei beneficiari, comprendendo tutti quei soggetti che vorranno operare sul mercato dell’efficientamento energetico, come, ad esempio, le imprese di costruzioni".
Alcune perplessità desta anche la quantificazione del risparmio addizionale, definito secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 11 gennaio 2017. "Questo espresso riferimento alla disciplina dei TEE  -  sottolinea Confindustria -, non avendo ancora un quadro definito e chiaro anche dal punto di vista operativo, desta un po’ di preoccupazioni".

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