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27 Novembre 2019

Il Giappone punta sugli accumuli domestici per migliorare la sicurezza della rete

(Filippo Franchetto)

Il governo giapponese ha stanziato dei fondi per incentivare i proprietari di impianti fotovoltaici a installare sistemi di accumulo dell'energia, in modo da creare reti elettriche di backup capaci di intervenire in situazioni di emergenza.

I recenti uragani che hanno colpito il Giappone hanno provocato ingentissimi danni all'infrastruttura elettrica, lasciando al buio quasi 1,4 milioni di clienti. E il cambiamento climatico in atto non farà che rendere ancora più frequenti gli eventi disastrosi di questo tipo. Un aiuto significativo potrebbe arrivare dai 2,3 milioni di tetti solari presenti nel paese, qualora dotati di sistemi di accumulo in grado di sopperire ai deficit della rete.

Si tratta di impianti che attualmente vendono energia alla rete, attraverso una remunerazione feed-in-tariff con contratti di lunga durata. Questi contratti sono ora in scadenza: entro fine 2019 si libereranno 2 GW e nei prossimi dieci anni altri 9 GW non avranno più incentivi. Una volta terminato l'incentivo per l'immissione in rete, l'autoconsumo di elettricità - con la possibilità di conservare il surplus per le emergenze - rappresenta per i proprietari un'opzione economicamente molto più vantaggiosa rispetto alla vendita.

I primi fondi stanziati dal Governo, pari a 7,5 miliardi di yen (69 milioni di dollari), incentivano l'acquisto di tutti quei dispositivi, in primis batterie di accumulo e veicoli elettrici, che servono a formare la base per le cosiddette centrali elettriche virtuali. Dal punto di vista tecnico, si tratta di sfida ambiziosa ma assolutamente praticabile. Già oggi, Itochu Corporation e Moixa Energy Holdings Ltd. gestiscono una capacità di stoccaggio di 100 megawattora distribuita tra 10.000 edifici giapponesi; si tratta probabilmente del più grande parco di batterie intelligenti a livello mondiale.

I piani del Giappone si inseriscono in una più complessiva strategia nazionale, che mira a potenziare la produzione di energia pulita portandola almeno al 22-24% del totale entro il 2030 (attualmente è al 16%). Il sistema energetico del paese si trova oggi in una situazione di grande difficoltà, essendo dipendente per il 33% dal carbone e dovendo fronteggiare una forte resistenza pubblica al riavvio dei reattori nucleari dopo il disastro di Fukushima del 2011.

Finora, la sicurezza degli impianti nucleari ha drenato la gran parte degli investimenti pubblici dedicati al sistema elettrico. L'attenzione e le risorse che ora il governo sta immettendo nella generazione distribuita dimostrano la chiara intenzione di modificare strategia, per una rete elettrica più resiliente e all'altezza delle sfide future.

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