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29 Marzo 2011

Rinnovabili e nucleare, tutti d’accordo nel disaccordo con il governo

(Anna Bruno)

Nel breve volger di pochi giorni, con un andamento da film noir, si è svolta sotto i nostri occhi l'implosione di tutte le strategie energetiche nazionali.
Il 7 marzo viene firmato dalla Presidenza della Repubblica il Dlgs (Dlgs 3 marzo 2011, n. 28) che blocca il fotovoltaico e colma di incognite la strada delle altre rinnovabili. Negli stessi giorni il Governo si confronta con le Regioni (assai recalcitranti) per arrivare velocemente al decreto per la localizzazione degli impianti nucleari. Il professor Veronesi, portavoce scientifico della campagna nuclearista italiana, dichiara: “Senza il nucleare l’Italia muore”. 
Quattro giorni dopo, il Giappone viene distrutto dal terremoto e i suoi impianti nucleari mostrano al mondo sbigottito di cosa è capace l’umanità quando si rifiuta di capire l’ambiente in cui vive.

Il nostro paese ha molti punti di similitudine con il Giappone: una forte densità di popolazione, la posizione allungata nel mare, diversi climi, alte montagne, basse colline, vulcani. Il Giappone è una delle zone geologiche più attive del pianeta, proprio come l’Italia.  I giapponesi sono stati bravissimi nelle costruzioni antisismiche, noi no. Possiamo rallegrarci di non essere esposti agli tsunami, ma il maremoto di Messina del 1908, che ha finito di distruggerla dopo il terremoto, aveva onde di 15 metri.
Come mai i giapponesi non si sono resi conto di essere seduti su una bomba atomica innescata? Questo resta un mistero, ma è anche una lezione che vale per tutte le nazioni e tutte le circostanze: come fanno i cittadini ad essere sicuri che chi gestisce cose molto pericolose le sta gestendo bene?

Torniamo alle nostre politiche energetiche. Al governo le rinnovabili non piacciono, preferiva molto il nucleare (e speriamo che gli sia passata la voglia). Le rinnovabili danno fastidio perché costano troppo, imbruttiscono il paesaggio, tolgono terreno all'agricoltura, sono discontinue nella fornitura, attirano le mafie. Tutto molto vero, se il problema non è gestito con attenzione.
Si vorrebbe infatti che qualcuno dei decisori cominciasse a studiare il problema “come se fosse una faccenda importante” e non un hobby per ambientalisti delusi o un facile giochetto speculativo. Si vorrebbe che qualcuno – in sede governativa o perfino parlamentare – facesse due conti prospettici, magari chiedendo la collaborazione di economisti che hanno già approfondito la cosa. E che si facesse studiare il territorio palmo a palmo, per capire quali fonti e quali impianti si possono fare  o non fare nelle diverse zone. E che si attuassero meccanismi efficaci per impedire il malaffare. E che si investisse nella ricerca e realizzazione delle “reti intelligenti” e nei sistemi di  accumulo e stoccaggio dell’energia elettrica.

Nessuno può affermare con sicurezza che le rinnovabili (e l’efficienza energetica) saranno sempre marginali: sono destinate ad esserlo solo se nessuno avrà il coraggio di metterle al centro di un programma strategico che porti, in tempi medio lunghi, a cambiare sostanzialmente il sistema energetico attuale. Una sfida non da poco, ma di quelle che possono trascinare la crescita del paese.

Invece siamo qui a interrogarci sui misteri racchiusi nel Dlgs 3 marzo 2011, n. 28 , il quale dove non stronca appare confuso o rimanda al futuro. E’ già in corso il dibattito per rifare la parte dedicata al Conto Energia, con un altro decreto che probabilmente uscirà in contemporanea. Tutte le parti interessate – sentite dal governo – hanno detto suppergiù le stesse cose: non facciamo misure retroattive, stabiliamo nuovi obiettivi di potenza incentivabile, abbassiamo gli incentivi gradualmente e in sintonia con il mercato, facciamo più ricerca, proviamo a essere strategici.

Le Regioni hanno incontrato i rappresentanti del governo il 22 marzo e hanno ottenuto di partecipare ad un tavolo tecnico per l’elaborazione delle modifiche al testo del Dlgs: ci auguriamo che abbiano la possibilità di andare anche al di là dello specifico delle tariffe al fotovoltaico, e che questa interlocuzione  accompagni tutta l’elaborazione dei decreti attuativi, che già si prospettano molto complessi.

A proposito di Regioni: l’articolo 37, comma 6 del Dlgs 3 marzo 2011, n. 28 stabilisce i tempi entro i quali i ministri competenti dovranno elaborare il famoso “burden sharing”, cioè la suddivisione degli obiettivi 2020 tra le varie Regioni: sono anni che lo si attende, perché senza quella direttiva i vari territori non sono in grado di organizzarsi in modo coerente. Che sia la volta buona?

Art. 37 comma 6.
"Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definiti e quantificati gli obiettivi regionali in attuazione del comma 167 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni. Con il medesimo decreto sono definite le modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle Regioni e delle Province autonome, in coerenza con quanto previsto dal comma 170 del medesimo articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244".   
 

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