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20 Aprile 2011

Nucleare, il nuovo gioco dell’oca

(Anna Bruno)

Eccoci tornati al “via”, senza passare dal referendum. Indietro di numerose caselle, nell’attesa che i dadi permettano un nuovo balzo in avanti. Trionfa lo speciale gioco italiano del prender tempo perdendo tempo.

Pensavamo di commentare oggi l’astuta ricetta con la quale il governo si appresta a far saltare il referendum sul nucleare (e quindi a minare profondamente anche gli altri tre). Ma non è necessaria alcuna dietrologia, ci ha pensato lo stesso ministro Romani a dichiarare come stanno le cose:
"... il referendum avrebbe introdotto nel nostro dibattito degli elementi irrazionali, emotivi, delle chiusure ideologiche di cui non sentiamo davvero il bisogno. Io resto nuclearista, il problema ora è capire come possiamo andare avanti e il governo su questo ha le idee chiare: entro l’estate convocheremo una Conferenza per l’energia e in quella sede presenteremo la ‘nuova strategia energetica nazionale”.

L’iter

Cosa è avvenuto tecnicamente? Ecco la ricostruzione schematica della vicenda dal punto di vista normativo.
Dopo gli eventi giapponesi, il Governo ha emanato il decreto-legge ‘omnibus’ 31 marzo 2011, n. 34 che contiene numerose disposizioni. L'articolo 5 del decreto dispone la moratoria di un anno delle disposizioni del  Dlgs 31/2010 (attuativo della disciplina del nucleare), in particolare per quanto riguarda la localizzazione delle centrali nucleari sul territorio e le procedure di autorizzazione.
Il decreto-legge (e quindi la moratoria) è in vigore dal 31 marzo 2011 e va convertito in legge dal Parlamento entro il 31 maggio 2011.
Nel corso del procedimento di conversione che si sta svolgendo in Parlamento, il Governo ha presentato al Senato una proposta di sostituzione dell'articolo 5, che in sostanza abroga da diversi testi di legge le norme che riguardano i nuovi impianti nucleari, lasciando in vita solo le norme sul decommissioning dei vecchi impianti e sullo smaltimento delle scorie.

Le abrogazioni e le modifiche riguardano:
• la Dl 112/2008 convertito in legge 133/2008 (articolo 7 – Strategia energetica nazionale);
• la legge 99/2009 (quella che introduce il nucleare in Italia);
• il Dlgs 104/2010 (Articolo 133, comma 1, lettera o) - Codice del processo amministrativo elimina dalle controversie devolute al giudice amministrativo quelle inerenti l’energia di fonte nucleare);
• il Dlgs 31/2010 (attuativo della legge 99/2009, relativo alla localizzazione degli impianti e alle autorizzazioni);
• il Dlgs 41/2011 (correttivo del Dlgs 31/2010).

Annullamento del referendum

Essendo cancellati dal panorama legislativo tutti i punti che si riferiscono alla ripresa del nucleare, il referendum non può più avere luogo. Si tratta infatti di un referendum abrogativo: se il parlamento stesso ha già abrogato tutta la materia, il quesito referendario non ha più senso.
Attenzione però: la cosa non è automatica, ed è la Cassazione che deve controllare l’effettiva scomparsa di qualunque richiamo alla materia in questione e annullare il referendum. Alcuni giuristi ritengono che tecnicamente la “cancellazione“ non sia così perfetta, e che quindi il problema rimanga aperto.

Aggiungiamo noi una riflessione. L’intento di impedire una consultazione popolare su questo tema scottante è evidente. E non solo per ovvie ragioni elettorali e di immagine politica. Se “il popolo sovrano”, a cui tanto ci si appella di questi tempi, dovesse  negare decisamente il programma nucleare, non sarebbe più possibile legiferare in senso contrario (almeno per un lungo tempo). Senza consultazione popolare, invece, si può ricominciare in qualunque momento.

Aggiungiamo una seconda riflessione. Oltre al nucleare, sono indetti altri tre referendum: sulla privatizzazione dei Servizi pubblici locali di rilevanza economica, sulla determinazione della tariffa del servizio idrico e sul legittimo impedimento. Mancando il tema che fa più presa sulle paure immediate dei cittadini, questi referendum sono a rischio.
E’ forse arrivato il momento che gli operatori delle rinnovabili, recentemente colpiti da normative fumose  e contraddittorie, escano dalla semplice rivendicazione monetaria e ricordino di essere parte importante di una dinamica di politiche ambientali assai più ampia del loro specifico settore. Le rinnovabili vanno avanti se parallelamente si combatte su tutti i fronti della green economy, della legalità, delle responsabilità della governance. 
E’ un invito a non dimenticarsi degli altri referendum.

Il contenuto dell’emendamento

Torniamo però un momento all’emendamento in discussione.
La premessa alle abrogazioni e modifiche è che si devono "acquisire  ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per  la sicurezza nucleare tenendo conto dello  sviluppo tecnologico nel settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea” e quindi non si debba dare “attuazione al programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.

L’emendamento passa poi a “ritagliare” da tutti i provvedimenti sopra riportati gli articoli e commi che in qualche modo si riferiscono ai nuovi impianti, modificandoli o abrogandoli.
Resterebbero in vita, secondo le nuove disposizioni:
• la disciplina di localizzazione e autorizzazione del “Deposito nazionale, incluso in un parco Tecnologico comprensivo di un Centro di studi e sperimentazione, destinato ad accogliere i rifiuti radioattivi”,
• l’Agenzia di sicurezza nucleare,
• il soggetto responsabile degli impianti a fine vita (Sogin Spa), che dovrà creare la ‘carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico e un progetto preliminare per la realizzazione dello stesso.

Il ritorno del nucleare?

C’è però un punto tutto nuovo dell’articolo 5, previsto al comma 8, che dà conto della dichiarazione del ministro Romani citata in apertura. Entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione, il Consiglio dei ministri – sentiti i ministeri competenti, le Regioni e le Commissioni parlamentari – adotterà la “Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche ....”.

Il gioco dell’oca sul nucleare può ricominciare, pur essendo evidente che l’intero baraccone non funziona. Perché l’importante non è dotare l’Italia del migliore  approvvigionamento energetico possibile nei minori tempi possibili, ma prendere tempo sperando in grossi affari, perdendo tempo prezioso per la sopravvivenza economica del nostro Paese.

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