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5 Luglio 2011

Horror vacui. Traduzione libera: il vuoto di chi governa induce orrore

(Anna Bruno)

Fin quando possibile, qui nella redazione di Nextville evitiamo di entrare nel giudizio o nel pettegolezzo politico. Di solito aspettiamo notizie vere da spiegare e da commentare, tenendoci  per noi le reazioni più appassionate e viscerali.  Con questo atteggiamento riteniamo di svolgere meglio il nostro compito di servizio agli operatori delle rinnovabili e ai cittadini che ci seguono.

Ma se la categoria stessa delle notizie vere viene a mancare – anche dove è obbligatorio che esista – abbiamo l’obbligo di denunciarlo il più chiaramente possibile. La vicenda del “giallo sulle rinnovabili” ci fa indignare come cittadini e come informatori dell’opinione pubblica.

Giovedì pomeriggio scorso è stata varata una manovra economica di portata – diciamo così – storica, la quale è stata presentata la sera stessa dal Governo, seppur mancante di qualunque testo di riferimento. Sulle poche notizie circolanti, i media hanno – giustamente – ricamato nei giorni successivi. Il nostro Presidente della Repubblica ha dovuto diramare, nella giornata di domenica, un comunicato nel quale si precisava che lui, quella manovra, non l’aveva mai vista.

Nel frattempo tutti si erano – giustamente – dimenticati di una atrocità proposta precedentemente dal Ministro della Semplificazione e subito cassata dal Consiglio dei Ministri stesso (o forse anche prima, in qualche consesso di persone assennate). La proposta in questione era di tagliare qualunque tipo di incentivo o facilitazione alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica del 30% rispetto ai valori del dicembre 2010. Torneremo dopo  sulla pochezza di quella indicazione.

Lunedì mattina tutti i giornali titolavano che il taglio alle rinnovabili era rientrato nella manovra. I due più autorevoli quotidiani on line in materia di energia (Staffetta quotidiana e Quotidiano Energia) ne pubblicavano il testo con i commi incriminati.

Il Ministro dell’Ambiente, interpellata nella mattina, mostrava stupore e meraviglia, giacché a suo dire, nella discussione del Consiglio di giovedì quelle righe non c’erano. Centinaia di esperti, investitori, redattori, politici e curiosi passavano il pomeriggio a interrogare internet e gli altri esperti, investitori, redattori, politici e curiosi. Sgomento.

All’ora del tè, o di un precoce happy hour, il Ministro dello Sviluppo dichiarava solennemente – dalle pagine del sito del ministero – che nella bozza passata al Quirinale il taglio alle rinnovabili non esisteva. Nei telegiornali della sera faceva capolino la terminologia “giallo sulle rinnovabili”.

Ma intanto l’attenzione si era spostata su altri commi improvvisamente comparsi nella manovra, anche più inquietanti di quelli che qui ci riguardano: qualche riga che eviterebbe a Mediaset di rimborsare al Gruppo L’Espresso parecchie centinaia di milioni se – tra qualche giorno –  dovesse essere confermata in appello la sentenza di colpevolezza nel cosiddetto Lodo Mondadori. Sorvoliamo.

Questa mattina (martedì) i giornali stampati e on-line ondeggiavano: alcuni ritenevano che il Decreto inviato al Colle fosse spurgato dal taglia-rinnovabili, altri che invece non lo fosse. Alcuni ritenevano che alla Presidenza della Repubblica ne fossero stati inviati due. Intanto il Ministro delle Finanze annullava la Conferenza stampa sulla manovra. A fine mattina Napolitano rifiutava di commentare. Nei telegiornali del mezzogiorno il “giallo rinnovabili” non sembrava sanato.

In realtà il problema vero non sono quelle quattro righe, che non reggerebbero a nessun dibattito parlamentare (e nemmeno alla rilettura di uno studente di liceo).

Divertiamoci un po’. Il passaggio incriminato sta (stava?) all’articolo 35, che idoneamente titola: "Disposizioni in materia di salvaguardia delle risorse ittiche, semplificazioni in materia di impianti di telecomunicazioni e interventi di riduzione del costo dell’energia.”
Dopo alcuni commi sulla pesca a strascico, sugli impianti radioelettrici di debole potenza e la chiusura infrasettimanale degli esercizi, ecco l’incriminato comma 10, o ex comma 10:
“Allo scopo di ridurre il costo finale dell’energia per i consumatori e le imprese, a decorrere dal 1° gennaio 2012, tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni, comunque gravanti sulle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e del gas naturale, previsti da norme di legge o da regolamenti sono ridotti del 30 per cento rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010.”
Fantastico. Per dirne una, al 31 dicembre 2010 vigeva il Secondo Conto energia, quello del 2007. Se da gennaio prossimo tutti gli impianti fotovoltaici avessero diritto a quelle tariffe diminuite del 30%, gli operatori farebbero salti di gioia. Per non dire che il Ministero dello Sviluppo dovrebbe entro due mesi riformulare il quadro completo degli incentivi post 2012, come il Governo stesso ha richiesto con il Dlgs 28/2011, entrato in vigore 4 mesi fa.  Immaginiamo l'imbarazzo di chi dovrebbe provvedere.
Sempre per ridere, non potendo fare altro: la versione senza tagli dello stesso articolo 35, giustamente taglia le quattro righe sopra riportate, ma mantiene nel titolo la dicitura “interventi di riduzione del costo dell’energia”.

Insomma, finite le battute, il problema vero rimane che queste testimonianze di ignoranza e di disprezzo delle materie che si vogliono regolare, segnalano un penoso "vuoto" dei poteri preposti. Un vuoto che sfiora l'incoscienza. Un vuoto che produce orrore e parecchia paura.

 

POST SCRIPTUM: mercoledì 6 giugno, mentre il Presidente del Consiglio accettava di ritirare il Salva-Fininvest, diveniva anche chiaro che il Taglia-Rinnovabili non era più presente nel testo. Intanto ci siamo distratti e divertiti, e della manovra finanziaria non abbiamo capito nulla.

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