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11 Settembre 2011

Fatta e rifatta la Manovra, diamo una regolata anche ai manovratori?

(Anna Bruno)

Sulla Manovra – ormai quarta – è già stato detto tutto il dicibile. Si potrebbe riassumere con il fantastico fumetto di Topolino anni 60, che spara con un grosso revolver e... dalla canna esce una allegra bandierina con scritto BANG.
Infatti, a due giorni dal voto al Senato, già si parla della necessità di una nuova manovra in tempi brevissimi e contemporaneamente si parla di recessione. Quali nuovi cilindri e conigli dobbiamo aspettarci?
Sarebbe doveroso che qualcuno tra i policy maker, scrollandosi di dosso le ragnatele, si accorgesse che per reagire al terremoto è indispensabile dedicarsi ai settori più innovativi e promettenti dell’economia, incoraggiandoli e riordinandoli, o almeno evitando di continuare a pasticciarli. Ancora più dei tagli e delle tasse, sono proprio la confusione e il pressapochismo che esasperano e deprimono gli animi.
E' comunque necessario mantenere una dose di lucida combattività, cercando di esprimerla in tutti gli ambiti di discussione ancora aperti. Insomma, urge continuare a parlare delle cose sbagliate, altrimenti ci abitueremo tutti al clima di inettitudine e inefficienza che sembra dominare il Paese.
Dunque torniamo all’oggi e ai suoi "dettagli", ricordando che manca un passaggio parlamentare perché la Manovra 4 sia legge, ma certo non potrà variare di molto. 

Robin tax

Le valutazioni di merito su questa nuova imposizione alle rinnovabili sono già state espresse largamente nei precedenti Editoriali. Ecco il sunto della norma:

L'innalzamento dal 6,5% al 10,5% dell'addizionale all'Ires (imposta sulle società) per le imprese "energetiche" è stato confermato dal maxiemendamento alla legge di conversione del Dl 138/2011 approvato dal Senato il 7 settembre 2011.
Le modifiche alla cosiddetta "Robin Tax" (articolo 81, comma 16, Dl 112/2008) allargano la platea dei soggetti d'imposta – imprese energetiche con ricavi superiori a 10 milioni di euro (prima erano 25 milioni) – e prevedono l'innalzamento dell'addizionale Ires al 10,5% per i periodi d'imposta dal 2011 al 2013. E’ soggetta all'addizionale non solo la produzione, ma anche la trasmissione e dispacciamento,  distribuzione  o  commercializzazione dell'energia elettrica, nonché il trasporto  o  distribuzione  del  gas naturale. Nessuna esclusione per le fonti rinnovabili. Nel caso di "attività energetiche" regolate l'addizionale Ires non può essere traslata sui consumatori finali (vigila l'Autorithy sull'energia). Le risorse dell'aumento della "Robin Tax" andranno agli Enti locali, toccati dai tagli della manovra economica.

Per quanto riguarda i produttori, i lamenti contro questa misura sono stati espressi soprattutto dalle grandi aziende del settore delle fonti fossili (spesso operative anche nelle rinnovabili, Enel in testa).
Per avere il quadro completo, va però ricordato al riguardo che i produttori da fonti fossili stanno per essere “sollevati” dagli oneri attribuiti loro a partire dal 1999 – attraverso il sistema dei Certificati Verdi – per favorire la transizione alle rinnovabili. E che parallelamente i medio-grandi produttori da rinnovabili perderanno l’incentivo dei Certificati Verdi, in cambio di una nuova incentivazione non ancora nota.

La percentuale d’obbligo di trasformazione della produzione da fonti non rinnovabili a fonti rinnovabili è stabilita per legge ed è pari al 6,8% per l’anno 2011 e al 7,55% per l’anno 2012.
L’articolo 25 del Dlgs 28/2011 Rinnovabili, al comma 3 stabilisce però  che a partire dal 2013 e fino al 2015, la percentuale si debba ridurre “linearmente” fino ad annullarsi. E quindi l’imposizione del 7,55% verrà diminuita di un terzo per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, fino a scomparire.
Non sono attuamente previsti nuovi obblighi a carico della produzione di energia elettrica da fonti fossili e a favore delle fonti rinnovabili. 

In pratica:
• ai medio-grandi produttori del settore fossile verranno tolti gli oneri (trasformare le fonti o acquistare Certificati Verdi), e “in cambio” viene attribuito subito un forte extra-carico fiscale;
• ai medio-grandi produttori da rinnovabili viene attribuito subito un forte extra-carico fiscale, mentre quel che avranno in cambio è del tutto imprecisato (aste al ribasso?!);
• ai medio- piccoli produttori da rinnovabili non accadrà nulla di diverso da prima.

Un quadro soddisfacente? Ecco alcune ragioni per dubitarne:
• con la manovra aumentano le entrate fiscali dello Stato, ma nessuna quota viene utilizzata per la promozione del settore delle rinnovabili: cittadini e aziende continueranno a pagare gli incentivi con le loro bollette elettriche;
• la contemporanea caduta dell’obbligo di trasformazione e l’improvviso aggravio fiscale a carico degli impianti rinnovabili spingerà i medio-grandi produttori da fonti fossili a perseguire il massimo risultato con il minor sforzo, dunque presumibilmente a sviluppare gli impianti tradizionali e non quelli a fonti rinnovabili; lo stesso varrà per nuovi produttori e nuovi importatori che decidessero di affrontare il mercato italiano.

Apparentemente i medio-piccoli produttori escono indenni (salvo eventuali diminuzioni degli incentivi, ma questa è un’altra partita). Ma non è del tutto vero che la piccola generazione sarà esente da contraccolpi: indipendentemente dagli incentivi, sono proprio  i piccoli produttori, fino agli autoproduttori “casalinghi”, ad avere ancora bisogno di innovazione tecnologica e di veloce diffusione, perché i costi degli impianti di produzione elettrica rinnovabile non sono ancora – nell'insieme – competitivi.  Se i “grandi” si ritirano adesso, l'innovazione frena e la contrazione del settore può essere pericolosa per tutti,  sorvolando sui  problemi cui andremo incontro rispetto agli obiettivi al 2020.
In pratica, supertassare alla pari tutta la produzione di energia significa considerare raggiunta la
grid parity, cosa certamente non vera. Oppure significa non aver capito nulla del problema energetico, o ancor peggio aver cercato una ripicca per la cancellazione del nucleare.
 
Aggiungiamo: le grandi aziende che vorranno sottrarsi alla Robin Tax continuando gli investimenti in rinnovabili potranno sempre ricorrere allo spezzettamento delle ragioni sociali, giacché è sufficiente che il giro di affari e l’utile lordo da tassare siano inferiori a certe soglie (fatta la legge, soprattutto se è fatta male, trovare l'inganno sembrerà doveroso).
Aggiungiamo: è difficile immaginare quale balorda creatività abbia fatto inserire nella manovra che i proventi di questa tassa saranno devoluti agli Enti locali e alle Regioni. Ma come: gli tagliano i trasferimenti centrali e in contemporanea gli assegnano un nuovo trasferimento centrale? E con che logica dovrebbero essere ripartiti i proventi?

Taglio alle agevolazioni fiscali

Anche questo aspetto, nei suoi contenuti, è stato sufficientemente trattato dai precedenti editoriali e dalle news (vedi riferimenti).

Per riassumere: i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale contenuti in un corposo allegato al Dl, sono ridotti del 5% per l'anno 2012 e del 20% dall'anno 2013. Cioè ogni tipologia di facilitazione dovrà proporzionalmente essere rimodulata in modo da risultare meno premiante del 5% e poi di un ulteriore 15% l'anno successivo. Fortunatamente, per i casi in cui la disposizione non è suscettibile di diretta ed immediata applicazione, il Ministro dell'economia stabilirà le modalità tecniche di attuazione.

Nonostante la fiduciosa attesa di istruzioni del ministero, c'è un corto circuito logico che è utile analizzare. Il provvedimento (articolo 40 comma 1 ter e 1 quater dell’articolo 40, Dl 6 luglio n. 98 - non modificato dal maxiemendamento del governo) poneva una opzione che avrebbe potuto evitare, in tutto o in parte, il taglio delle agevolazioni.
L’ipotesi di non ricorso ai tagli è legata all’esistenza di una riforma fiscale/assistenziale pienamente operante entro settembre 2012, che faccia risparmiare 4 + 20 miliardi nei prossimi due anni.
Ora, i tempi di una tale riforma sono certamente superiori a un anno, ma pur ammettendo il miracolo, l’articolo della Manovra introduce una sciarada difficile da risolvere. Osserviamo bene i tempi: 

“La disposizione ... non si applica qualora entro il 30 settembre 2012  siano adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell'indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di euro per l'anno 2012 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013”.

In teoria dunque, prima del 30 settembre 2012 – dead line dell’ipotetica riforma – non dovrebbe prendere il via il taglio delle agevolazioni fiscali. Solo raggiunta quella data, e in assenza di riforme, dovrebbe scattare la prima tranche dei tagli, quella del 5%. Fino ad allora, sempre teoricamente – tutto dovrebbe restare com’è. Difficile d’altra parte pensare che nei primi nove mesi dell’anno si possa rinunciare ai tagli, perché cambierebbero i saldi della manovra. Si potrebbe allora supporre che scaduto il termine si impongano retrospettivamente i tagli su tutto l’esercizio 2012, le cui tasse vengono versate con la dichiarazione dei redditi del 2013. Ma è possibile che i cittadini e le imprese possano affrontare l’anno nuovo senza sapere a quale regime fiscale saranno sottoposti? E cosa succede alle facilitazioni Iva e accise, giacchè queste imposte si saldano mensilmente? E' evidente che il "non si applica", così formulato, non ha senso.


L’autunno incalza

Incassata la manovra, gli operatori si aspettano che l’autunno porti almeno qualche chiarimento sul loro futuro. Ci limitiamo a ripetere noiosamente ciò che il governo prevedeva di sistemare nei mesi scorsi  o entro le prossime settimane. Sono tutte scadenze stabilite – o ribadite – dal Dlgs 28/2011.

Scadenze già trascorse invano

Il 27 giugno scorso si attendeva il Burden sharing (decreto del Ministro dello sviluppo, di concerto con il Ministro dell'ambiente, previa intesa con la Conferenza Stato Regioni). In realtà lo aspettiamo dal giugno 2009. Oggi, senza l’individuazione dei carichi delle diverse Regioni, diventerà sempre più arduo capire con quale strategia affrontare gli obiettivi al 2020 e sarà sempre più difficile per gli operatori orientarsi sulla localizzazione dei nuovi impianti.
(scadenza sancita all'articolo 37, comma 6)

Il 29 giugno era atteso il decreto (del Ministro dello sviluppo, con il Ministro dell'ambiente e il Ministro delle infrastrutture previa intesa con la Conferenza Stato Regioni) sulle prescrizioni relative alla posa in opera delle sonde geotermiche destinate al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici, per cui è necessaria la sola PAS. Anche questo è in stand by dalla fine del 2009.
(scadenza sancita all'articolo 7, comma 4)

Il 29 luglio avrebbe dovuto vedere la luce il decreto (del Ministro dello sviluppo, con il Ministro dell'ambiente e il Ministro delle politiche agricole) sulle modalità di incentivazione del biometano immesso in rete, previe specifiche direttive dell’AEEG, che erano dovute entro il 29 giugno.
(articolo 21 comma 2)

Scadenze che dovrebbero essere alle porte

Entro il 25 settembre 2011 dovrebbero essere definiti (dal Ministro dello sviluppo con propri decreti) “gli interventi e misure per lo sviluppo tecnologico e industriale in materia di fonti rinnovabili ed efficienza energetica".
(articolo 32)

"Gli interventi e le misure prevedono... il sostegno:
i) ai progetti di sviluppo sperimentale e tecnologico, con particolare riguardo alle infrastrutture della rete elettrica, ai sistemi di accumulo, alla gassificazione ed alla pirogassificazione di biomasse, ai biocarburanti di seconda generazione, nonché di nuova generazione, alle tecnologie innovative di conversione dell'energia solare, con particolare riferimento al fotovoltaico ad alta concentrazione;
ii) ai progetti di innovazione dei processi e dell'organizzazione nei servizi energetici;  
iii) alla creazione, ampliamento e animazione dei poli di innovazione...;
iv) ai fondi per la progettualità degli interventi di installazione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico a favore di enti pubblici.
...Per il finanziamento delle attività ... è istituito un fondo presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico alimentato dal gettito della tariffe elettriche e del gas naturale in misura pari, rispettivamente, a 0,02 c€/kWh e a 0,08 c€/Sm3."


E infine, entro il 29 settembre 2011 dovrebbero venir decisi, con diversi decreti attuativi del ministero dello sviluppo con quello dell'Ambiente (articoli 24, 28, 29 e 30):
• i nuovi meccanismi di incentivazione degli impianti post 31/12/12 superiori a 5 MW
• le nuove tariffe per gli impianti post 31/12/12  fino a 5 MW
• i "contributi energia termica FER e piccoli interventi di efficienza energetica".

Entro la stessa data dovrebbero essere emanate 15 nuove schede dei Certificati Bianchi.

Restiamo in fiduciosa attesa.

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