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26 Settembre 2011

Burden sharing, detrazioni 55%, rilancio economico: dibattito ai piani alti

(Anna Bruno)

Sul Burden sharing e sulle detrazioni 55%, forse qualcosa si sta muovendo. Naturalmente, se non proprio di pettegolezzi, si tratta spesso di passa parola o di cose carpite casualmente, perché la trasparenza – o anche semplicemente l’informazione – su faccende di questo genere non si usano più. I piani alti preferiscono che li lasciamo lavorare in santa pace, così le cose si velocizzano e arrivano bell’e pronte e soprattutto ben confezionate, come non si manca di notare. Sorvoliamo su questo metodo di affrontare i problemi e vediamo il succo di questi indizi.

Burden sharing

Prima di tutto: perché questo tema è importante per gli operatori e non solo per gli esperti di macro-economia energetica? Il Burden sharing stabilirà gli “obiettivi intermedi e finali che ciascuna regione e provincia autonoma deve conseguire ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e di quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti”.
In rapporto a questa ripartizione, ogni regione dovrà rivedere – o consolidare – i criteri di utilizzo del proprio territorio, quindi la mappatura dei siti idonei o non idonei ai vari impianti, i vincoli particolari e le eventuali modifiche in merito alle autorizzazioni.

Pare che l’accordo tra Stato e Regioni sia vicino (definire meglio questo aggettivo resta comunque impossibile). Abbiamo rintracciato quasi per caso nel web una bozza del decreto con i commenti delle regioni stesse, ma mancano gli allegati con i criteri di calcolo, dunque il documento – ancorché non ufficiale – nulla vale rispetto al merito finale della suddivisione. La bozza ci conferma comunque che l’interlocuzione centro-periferia è iniziata.

Da una nota della Regione Veneto si desume che la riunione di Coordinamento è avvenuta il 21 luglio 2011. La stessa nota ci informa che la disamina congiunta degli allegati non è terminata, e che comunque negli allegati sono presenti degli errori.

Il documento ci dà inoltre un’idea di come potrebbe essere costruito il decreto, cosa non da poco se si pensa che non è mai uscito alcun chiarimento ufficiale in merito. Ecco i punti principali (la numerazione è nostra, poiché naturalmente l’articolato della bozza è completamente diverso):

Primo. La base per la quantificazione degli obiettivi in capo a ciascuna regione e provincia autonoma è fornita dagli obiettivi nazionali definiti nel primo Piano di azione per le energie rinnovabili (vedi Riferimenti). Non vanno considerati – cioè restano fuori dal computo – i  biocarburanti per trasporti e le importazioni.

Secondo. Gli obiettivi di risparmio vengono designati rispetto a due valori: il consumo finale lordo di energia di ogni regione, cioè la somma dei consumi elettrici, dei consumi per riscaldamento e raffreddamento e dei consumi per trasporto (esclusa navigazione internazionale e trasporto elettrico); il consumo di energia rinnovabile di ogni regione è la somma dell’energia elettrica e termica da fonte rinnovabile prodotta da impianti presenti nella regione, cui si aggiungono il biometano e il biogas prodotti e distribuiti nella regione.

Terzo. Le regioni possono ricorrere ai “trasferimenti statistici” (scambi di energia) previsti dal Dlgs 28/2011, ma le cessioni ad altri Paesi dovranno essere autorizzate dal Ministero dello Sviluppo.

Quarto. Le regioni si impegnano a perseguire finalità comuni. E cioè:

• sviluppare modelli di intervento per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili su scala distrettuale e territoriale;
• integrare la programmazione in materia di fonti rinnovabili ed efficienza energetica con la programmazione di altri settori;
• concorrere al contenimento dei rispettivi consumi finali lordi mediante interventi nei trasporti pubblici locali, negli edifici e nelle utenze delle regioni e degli enti locali, nell’illuminazione pubblica e nel settore idrico.
Si impegnano inoltre:
• alla diffusione degli strumenti del finanziamento tramite terzi;
• a indirizzare gli enti locali nello svolgimento dei procedimenti di loro competenza, applicando il modello dell’autorizzazione;
• a incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e all’efficienza energetica;
• promuovere programmi di formazione, destinati anche a gestori di utenze pubbliche, progettisti, piccole e medie imprese;
• sostenere la realizzazione di reti di teleriscaldamento.

Quinto: su richiesta delle regioni, accompagnata da progetti preliminari, l’ENEA redige e propone all’approvazione del Ministero dello sviluppo schede standardizzate per la quantificazione dei risparmi (Certificati Bianchi).

Sesto: a decorrere dal 2013, successivamente all’approvazione delle metodologie di cui all’articolo 40, commi 4 e 5, del decreto legislativo n. 28 del 2011, il Ministero dello sviluppo economico provvede, entro il 31 dicembre di ciascuno anno, alla verifica per ciascuna regione e provincia autonoma della quota di consumo finale lordo coperto da fonti rinnovabili, riferita all’anno precedente.

Dlgs 28/2011 art. 40, comma 4: "... entro il 31 dicembre 2011 il Ministro dello sviluppo economico approva la metodologia che, nell'ambito del sistema statistico nazionale in materia di energia, è applicata per rilevare i dati necessari a misurare, ai fini delle comunicazioni alla Commissione europea, il grado di raggiungimento degli obiettivi nazionali".
Comma 5: "... entro il 31 dicembre 2012 il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e, per gli aspetti inerenti le biomasse, di concerto con il Ministro per le politiche agricole ... previa intesa della Conferenza unificata... approva la metodologia ... per rilevare i dati necessari a misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi regionali...".

Settimo: il Ministero dello sviluppo economico istituisce un gruppo di lavoro composto da componenti ministeriali  e regionali che  si avvale degli strumenti statistici sviluppati dal GSE e propone eventuali miglioramenti della metodologia di rilevazione dei dati necessari a misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi.

Ottavo: a decorrere dal 2015, in caso di mancato conseguimento degli obiettivi, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, invia un richiamo all’ente assegnando un termine, non inferiore a sei mesi, per l’adozione dei provvedimenti necessari. Decorso inutilmente il termine, il Consiglio dei ministri “adotta i provvedimenti necessari ovvero nomina un apposito commissario che, entro i successivi sei mesi, consegue la quota di energia da fonti rinnovabili idonea a coprire il deficit riscontrato”. Le Regioni richiedono una riformulazione complessiva di questo punto.

Nono: in caso di aggiornamento degli obiettivi del Piano di azione per le energie rinnovabili, si provvede al conseguente aggiornamento degli obiettivi di ciascuna regione. Le Regioni richiedono che il termine ultimo per l’aggiornamento del Piano di azione nazionale sia fissato al 2016.

Decimo: una tabella riporta la “traiettoria” degli obiettivi (espressi in percentuale) di ogni Regione dall’anno iniziale di riferimento – che però è omesso, forse per un errore tecnico  – e fino al 2020. Inutile commentarla qui, perché i valori definitivi devono scaturire da un dibattito non ancora terminato.


Detrazioni 55% o nuovo incentivo?

Prima di tutto: perché questo tema è importante per gli esperti di macro-economia energetica e non solo per gli operatori del settore, i cittadini e le imprese? Il Piano d’azione nazionale per le rinnovabili varato nel luglio del 2010 fissa un obiettivo particolarmente ambizioso per il settore del riscaldamento e raffreddamento. Infatti la quota di risparmio da rinnovabili “termiche” dovrà superare, al 2020, quello di energia rinnovabile elettrica. E al momento siamo ancora indietro.
 
Adesso tornano insistenti le voci su un rilancio delle detrazioni per gli interventi di risparmio energetico degli edifici. Erano destinati a cessare a fine 2011, sostituiti da non meglio definite premialità “per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni”. Che si ipotizzava dovessero tradursi in una sorta di Conto energia proporzionale all’energia prodotta o risparmiata.

In realtà pochi sono gli “osservatori” che si sono accorti dell’esistenza di questa previsione contenuta nel Dlgs 28/2011, tanto che parlamentari, associazioni di categoria, associazioni ambientaliste e alcuni membri del governo stesso hanno continuato a invocare la prosecuzione del 55%, anziché concentrarsi sul decreto attuativo che doveva sostituirlo.

Si noti che tra l’una e l’altra soluzione c’è una differenza di fondo: un nuovo “conto energia” per il termico verrebbe finanziato direttamente dalle bollette del gas, mentre le detrazioni d’imposta influiscono sul bilancio dello stato (minore gettito di chi paga l’intervento, ma contemporaneamente maggiore gettito dall'espansione del settore implicato). In altre parole: se i costi stanno in bolletta e aumentano le tasse pagate dal settore, l’erario ci guadagna due volte.

Sembra comunque che gli esperti  incaricati dal ministero abbiano momentaneamente rinunciato a mettere a punto il meccanismo relativo ai piccoli interventi (che già si stentava a prefigurare: come faranno a calcolare una tariffa pluriennale per la sostituzione di una stufa o l’isolamento di un muro?). 
L’Enea, che è responsabile della gestione tecnica del 55%, ritiene che si ricorrerà ad un prolungamento di questa detrazione, probabilmente con percentuali abbassate. Il sottosegretario Saglia inoltre afferma che il Governo sta lavorando per mantenere la detrazione del 55% sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, una misura che ha generato molto lavoro e ha fatto emergere tanto sommerso.

Nota bene: se dal gennaio 2012 le percentuali verranno abbassate, dal settembre 2012 (o forse anche prima, si veda il precedente editoriale) questa diminuzione andrà a sommarsi all’ulteriore taglio delle agevolazioni fiscali previsto dalla recente Manovra. Fossero ad esempio attestate in partenza sul 45%, entro il 2013 si taglierebbero del 20%, diventando detrazioni del 36%....

Rilancio economico e semplificazione

Le informazioni sulle misure allo studio del governo per il rilancio economico sono scarsissime. Staffetta Quotidiana – che ha potuto visionare una bozza del documento – relaziona sulle ipotesi che riguardano il settore energetico. E nota che “scorrendo il testo, la parola d'ordine è ‘semplificazione’. Innanzitutto, si individuano le infrastrutture petrolifere strategiche (raffinerie, depositi costieri, oleodotti e depositi destinati al rifornimento aeroportuale) alle quali si applicano procedure semplificate di rilascio delle autorizzazioni”.

Staffetta riporta la seguente frase del documento: “E' prevista, mediante appositi decreti, la definizione di criteri e le modalità per il rilascio di autorizzazioni con procedure semplificate  per le aziende, sia per quanto riguarda gli aspetti ambientali (prevedendo il tale ambito l'emanazione di un apposito decreto da parte del Ministro dell'ambiente … di concerto con il Ministro dello sviluppo economico), sia altri aspetti operativi.” Sempre la stessa fonte riporta che tra le semplificazioni è contemplato anche lo snellimento dei controlli relativi al divieto di traslazione della Robin Tax.

Da operatori culturali impegnati nelle tematiche ambientali non possiamo che sussultare all’idea che proprio le raffinerie, gli oleodotti e i depositi di petrolio ottengano semplificazioni in materia ambientale. Ma da osservatori ormai inclini ad un certo cinismo, siamo costretti a rilevare ancora una volta che la semplificazione – per come la vede il nostro governo – è una fastidiosa faccenda di cui deve sempre occuparsi qualcun altro, in altri momenti e in altra sede. Dunque forse gli ambientalisti non devono preoccuparsi se le procedure semplificate per esistere avranno bisogno sia di “appositi decreti” per la definizione dei criteri e poi di un successivo “apposito decreto” di due ministeri congiunti (resta la domanda sull’aggettivo: se non è apposito, che decreto è?). Il binario nasce morto, come quasi tutte le ‘semplificazioni’ promesse da decenni.
Si tratta in realtà di pura deregulation che però non riesce nemmeno ad essere attuata e diventa invece complicazione ulteriore, pasticcio, nodo inestricabile.


Chiunque abbia una media esperienza di gestione di una struttura, sa perfettamente che “semplificare” vuol dire affrontare nel merito e profondamente i problemi. Quindi per esempio capirli e poi prendere delle decisioni e poi controllare che vengano attuate. E soprattutto non dettare leggi confusamente contradditorie a giorni alterni. Speriamo che non sia vero, ma davvero a un mese dall’introduzione della Robin Tax ‘revisionata’, oggi si parla già di snellire i controlli relativi al divieto di traslazione sugli utenti finali? Anneghiamo nel ridicolo.

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