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11 Gennaio 2012

Incentivi rinnovabili ed efficienza: a che punto siamo

(Anna Bruno)

All’interno della crisi globale, all’interno della crisi europea, all’interno della feroce crisi italiana, c’è un evidente e specifico problema di mancanza di chiarezza sulla situazione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Difficile incolpare il nuovo governo di non aver ancora predisposto una strategia, giacché le politiche energetiche non si inventano in poche settimane. Ma le contraddizioni accumulate negli ultimi dieci anni si fanno sentire sempre più pesantemente, rischiando di stremare un settore che potrebbe essere un vero traino per la ripresa economica. Ecco il triste elenco dei pezzi di ragionamento (economico e normativo) che continuano a mancare.

Piani d’azione, Burden Sharing

Il Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, del 30 giugno 2010 (conforme alla direttiva 2009/28/Ce) è l’ultimo atto programmatico formale di cui è dotato il paese. Ribadisce, come noto, gli obiettivi al 2020.
Il Secondo Piano d’azione per l’efficienza energetica (obiettivi al 2016) avrebbe dovuto essere presentato entro il 30 giugno. E’ stato approvato in Conferenza Stato Regioni a fine luglio. Non risulta esistere un documento definitivo (è presente solo come bozza, aggiornata a giugno 2011, nel sito del Ministero dello sviluppo economico)
Il Decreto di Burden Sharing (obiettivi energie rinnovabili per le singole regioni) circolava già prima dell’estate sotto forma di bozza, ed era iniziato il confronto con le Regioni. Non risulta più nulla da allora. 

Fotovoltaico e Conto energia

Il Dm sviluppo 5 maggio 2011 ha stabilito, come limite di costo cumulato annuo degli incentivi al 2016, la somma di 6/7 miliardi di euro. Il contatore del GSE calcola attualmente un costo cumulato annuo dei quattro Conti energia intorno ai 5,70 miliardi:

Totale Contatore GSE alla data dell’11 gennaio: € 5.705.146.585, di cui
Quarto C. E.: € 1.684.631.108
Terzo C. E: € 639.999.013
Secondo C. E: € 3.263.231.046
Primo C. E: € 95.396.022

Siamo dunque alla soglia del limite massimo, che è stata raggiunta non intorno al 2016 come previsto, ma all’inizio del 2012. Il Decreto sul IV Conto energia prevede che al raggiungimento dei 6 miliardi (cioè al raggiungimento del minore dei valori di costo indicati tra 6 e 7) il Ministero possa “rivedere le modalità di incentivazione di cui al presente decreto, favorendo in ogni caso l'ulteriore sviluppo del settore”.

E’ una possibilità, non una certezza. Ma è difficile supporre che il programma venga rifinanziato con abbondanza, perché il peso sulle bollette elettriche è già insostenibile. Dunque quest’anno non saranno più ammessi all’incentivazione se non pochi Grandi impianti già in cima alle classifiche nel Registro del GSE, nonché tutti i Piccoli impianti, e cioè quelli sugli edifici, quelli inferiori a 200 kW in regime di Scambio sul posto e quelli degli Enti pubblici.

E a partire dal 2013, le riduzioni tariffarie potranno essere anche superiori a quelle già preventivate, se ciò sarà reso necessario sulla base del costo annuo imputabile agli impianti che entrano in esercizio. Tenendo presente che non si tratterà più di un incentivo puro alla produzione, ma di una tariffa onnicomprensiva che comprende la vendita dell’energia e l’incentivo, tanto più bassa tanti più saranno i soggetti che la richiedono.

Incentivi alle fonti rinnovabili “elettriche”

Il Dlgs 28/2011 ha stabilito il proseguimento degli incentivi esistenti fino a fine 2012, rimandando il compito di mettere a punto le nuove regole – valide dal 2013 – ad un decreto attuativo dei ministeri competenti. Scadenza, settembre 2011. Da mesi circola una bozza e si sa che il governo sta lavorando alla definitiva messa a punto.

Incentivi “termici” e all’efficienza energetica

Il Dlgs 28/2011 ha stabilito che gli strumenti per l’incentivazione alla produzione di energia termica da rinnovabili e al risparmio energetico fossero solo di due tipi: i Certificati Bianchi e i contributi “per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni”.

Rispetto ai Certificati Bianchi, si indicavano 15 nuove schede tecniche, oltre a numerose altre modifiche metodologiche. Non risulta che le schede siano state approntate. Fortunatamente sono arrivati i Certificati Bianchi per la cogenerazione ad alto rendimento, che seguono però una trafila normativa diversa (rimasta bloccata per parecchi anni). 

Intanto va ricordato che l’intero meccanismo dei Certificati Bianchi manca di un tassello importantissimo. Infatti, il Dm Sviluppo economico del 21 dicembre 2007 ha stabilito oneri, benefici e obiettivi fino all’anno 2012, demandando a un successivo decreto (Ministero dello sviluppo + Ministero dell’ambiente, d’intesa con la Conferenza unificata) la definizione degli obiettivi di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili che devono essere conseguiti dalle imprese di distribuzione di gas naturale a partire dall’anno 2013. La scadenza di tale decreto era il 31 dicembre 2011.

Sugli incentivi alle rinnovabili termiche e ai piccoli interventi di efficienza, il pasticcio è più grande perché l’impostazione dettata dal Dlgs 28/2011 era vaga e al contempo netta: si richiedeva una sorta di Conto energia per le rinnovabili termiche, commisurata al risparmio ottenuto. Ipotesi che aveva il grande vantaggio, per le casse dello Stato, di essere spesata sulle bollette del gas (resta ignoto cosa si intendesse fare per gli interventi edilizi di efficientamento, difficilmente assimilabili a una caldaia). Fortunatamente non è stato partorito nulla in tempo utile e, giacché nel frattempo stava scadendo la detrazione 55%, il governo ha prorogato di un anno lo status quo. 

Per la verità, ad un certo punto dell’autunno anche su questo tema è circolata una bozza di decreto, che aveva – ai nostri occhi – il vantaggio di affrontare il problema con grande semplicità e duttilità: i diversi interventi avevano percentuali diverse di detrazione fiscale, riuscendo così a mettere insieme nello stesso dispositivo  i pannelli solari, le caldaie e anche l’isolamento delle pareti. Si trattava, purtroppo, di un incentivo basato su detrazioni fiscali e non sulle bollette dei cittadini, problema che turba infinitamente, ma erroneamente, i decisori pubblici. Sul tema  siamo tornati troppe volte, inutile ribadire.

Fondo rotativo Kyoto

Si tratta di un Fondo per il finanziamento agevolato di interventi che coprono pressoché tutto lo spettro delle tecnologie delle rinnovabili, della cogenerazione e dell’efficienza energetica, con particolare riguardo agli impianti di piccola-media taglia. Beneficiari: le imprese (tra cui le ESCo), i soggetti pubblici e anche i privati cittadini. Possibilità di accesso anche per i condomini con almeno 10 unità abitative.

Il Fondo rotativo ha una storia lunga e travagliata. Istituito dalla Finanziaria 2007, richiedeva entro tre mesi gli attuativi per le modalità di erogazione dei finanziamenti nel triennio 2007-2009 (200 milioni ogni anno). Il primo Dm (Ambiente) è del 25 novembre 2008, pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 21 aprile 2009. Con un ritardo ancora maggiore è uscito il Dm Economia 17 novembre 2009, che ha stabilito il tasso di interesse per i finanziamenti agevolati. Il Decreto direttoriale MinAmbiente 19 luglio 2011 ha apportato alcune modifiche. Al definitivo avvio manca solo la circolare applicativa. I soldi questa volta ci sono (600 milioni, stanziati dal 2007), cosa ribadita recentemente dal Ministro dell’ambiente.

Ci auguriamo che il prossimo editoriale – e il sito tutto – possa trattare di qualcosa di concreto, che aiuti gli operatori a fare programmi e a ritrovare “energia”.

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