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27 Giugno 2012

Decreto crescita in Gazzetta Ufficiale: le detrazioni 36% e 55% si mixano e diventano 50%

(Anna Bruno)

Il Dl 22 giugno 2012 n. 83, conosciuto come “Decreto crescita”, cambia ancora una volta il meccanismo dell’incentivazione alle ristrutturazioni degli edifici. Con ricadute ambigue sul piano dell’efficienza energetica.

A partire da ieri 26 giugno 2012, data di entrata in vigore del Decreto, la percentuale del 36% per le ristrutturazioni aumenta al 50% e l’importo massimo detraibile per ogni unità abitativa sale da 48.000 euro a 96.000 euro. Il tutto solo fino al 30 giugno del prossimo anno.

E non solo: dal 1° gennaio 2013 scatta una proroga “fantasma” di 6 mesi per il 55%, che viene ridotto al 50%. Ma anche in questo caso, solo fino a 30 giugno 2013.

Effetti pratici immediati dell’aumento dal 36 al 50%

Rispetto ai privati che stanno eseguendo o intendono eseguire gli interventi, distinguiamo i due casi principali:

• chi ha in corso lavori di ristrutturazione che non sono stati ancora fatturati e bonificati con l’indicazione “36%”, potrà beneficiare dell’aumento: fatture e bonifici  seguono i precedenti criteri ma devono essere compilati con la nuova percentuale. Ovviamente tutto ciò è vero anche per chi inizia nuovi lavori dopo l’entrata in vigore del decreto: attenzione però a chiudere gli interventi entro giugno 2013, perché dopo quel momento si torna al 36%;

• chi ha lavori di efficientamento energetico (55%) in corso – o prevede di effettuarli entro fine anno – continua con il vecchio sistema. Ma potrebbe comportarsi diversamente, e potrebbe continuare anche l’anno prossimo, come vediamo di seguito.

Un dubbio mai risolto, che resta tale

Nel dicembre dello scorso anno, il Salva Italia decretò che la misura del 36% diventasse strutturale, cioè senza scadenza. Ai numerosi interventi ammessi si aggiunse, ma solo a partire da gennaio 2013, la ormai nota lettera h), che così recita:

“interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia. Le predette opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia".

Seguì una vivace protesta dei costruttori, che ritenevano si stesse creando un vuoto nel sistema e commentavano: "a differenza di quanto finora stabilito, per il periodo d’imposta 2012, gli interventi di riqualificazione energetica, che non consentono il conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico previsti per il 55%, sono esclusi dal 36%".

Abbiamo dedicato una lunga news a questo tema, confutando l’interpretazione di ANCE (vedi Riferimenti).

Per riassumere il dibattito e la nostra interpretazione: praticamente tutti gli interventi di efficientamento connessi a qualsiasi ristrutturazione edilizia, se non raggiungono gli obiettivi di risparmio richiesti dal 55% sono stati comunque detraibili con le regole del 36%.

Infatti, la manutenzione straordinaria cui si riferisce il 36% comprende, gli interventi necessari a “realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici...". (Definizioni tratte dal comma 1, articolo 3 del Testo Unico Edilizia Dpr 380/2001).

Se ci fossero ulteriori dubbi interpretativi, ecco gli esempi che porta la Guida predisposta dall’Agenzia delle Entrate rispetto agli interventi accettati (vedi Riferimenti): l’installazione di ascensori e scale di sicurezza, la realizzazione e il miglioramento di servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia di infisso, il rifacimento di scale e rampe, gli interventi finalizzati al risparmio energetico, la recinzione dell’area privata, il ripristino e la sostituzione del tetto, la costruzione di scale interne.

Che fine fa il vero risparmio energetico?

Se è sempre stato vero che le opere  non sufficienti a garantire il 55% potevano defluire nel 36%, a maggior ragione converrà oggi “accontentarsi” fin da subito della detrazione 50%, evitando completamente burocrazie e i costi legati ai requisiti di efficienza. Saranno ben pochi i soggetti così rispettosi dell’ambiente da preferire, ad esempio, i più costosi  infissi o apparecchi efficienti quando – a benefici quasi pari – si può optare per il semplicissimo nuovo 50%.

Insomma, questa misura farà bene all’economia, ma certamente non sarà utile al consolidamento di una coscienza collettiva sul tema dell’efficienza energetica: tanta fatica a lanciare le detrazioni per gli interventi di risparmio energetico, e poi d’improvviso… arimortis, abbiamo scherzato, premiamo tutto purché si spenda. Con il risultato che tra un anno, terminata questa sorta di liberatoria, riprecipiteremo in un indifferenziato 36%, senza che per il momento si delinei all’orizzonte alcuna misura reale di promozione dell’efficienza. 

Naturalmente, per chi se lo ricorda, ci sarebbe ancora una carta  da giocare. Si tratta del decreto sui contributi “per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni” previsto dal Dlgs 28/2011. Lo si attende dal settembre scorso. Secondo lo spirito del Dlgs, dovrebbe trattarsi di un vero e proprio Conto energia, che premia le rinnovabili termiche e i piccoli interventi di efficienza energetica con un incentivo costante per un periodo fino a dieci anni. Un dispositivo ai nostri occhi difficilmente realizzabile per le difficoltà di misurazione dei risparmi energetici effettivi.
Nulla impedisce d’altra parte che si possa mettere a punto qualcosa di alternativo, le proposte non mancano. Ad esempio Enea suggerisce di riprendere una formula tipo 55%, ma che misuri il miglioramento prestazionale dell’unità abitativa complessiva, indipendentemente dal tipo di intervento che si effettua (infissi, isolamento, riscaldamento, ecc.).

Ma non c’è incentivo all’efficienza che oggi possa sfidare la convenienza del nuovo 50%. La speranza è che almeno si pensi qualcosa per il dopo giugno 2013, magari con qualche mese di preavviso.

Come interviene il nuovo dispositivo in termini normativi

Il nuovo decreto lascia immutata l’impostazione del 36% e tutti i precedenti riferimenti normativi, limitandosi a variare la percentuale e il massimo detraibile fino alla scadenza del giugno 2013.

L’articolo introdotto, però, abroga il rimando a gennaio prossimo della voce introdotta dal SalvaItalia con la sopracitata lettera h). Ciò significa in pratica che fin da subito si può ricorrere al nuovo 50% anche per le opere finalizzate al risparmio energetico e all'installazione di impianti a fonti rinnovabili. Questi interventi sono validi per la detrazione anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo “idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia".

Ma questa abrogazione rimane tutta da capire, o per meglio dire sembra francamente  inutile: se secondo la regola generale è possibile far rientrare nell’ex 36% (ora 50%) le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria “necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti" e a “realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici”, cosa rischia di rimanere fuori dal campo di applicazione?

A nostro avviso, se non viene specificato da ulteriori regolamentazioni che alcuni interventi non possono rientrare sotto l’ombrello generico delle manutenzioni ordinarie e straordinarie e necessitano di documentazione precisamente indicata, nell’ex 36% (ora 50%) rientra tutto, come sempre è stato nella pratica.

Dunque, senza ulteriori specifiche limitazioni, il nuovo 50% si mangerà la residua opzione del 55%, più costosa e ricca di burocrazia. 

La strana aggiunta sul 55%

Ma c’è un’altra cosa che lascia perplessi nel nuovo decreto, e cioè l’aggiunta di un semestre alla naturale scadenza del 55%, fissata al 31 dicembre 2012. 

Recita infatti il punto 2 dell’articolo 11 dedicato alle detrazioni:

“All’articolo 1, comma 48, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 [che si riferisce alla scadenza della misura del 55%, e cioè il 31/12/12, ndr] dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: «Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2013 al 30 giugno 2013, fermi restando i valori massimi, le detrazioni spettano per una quota pari al 50% delle spese stesse»."

Con queste scarne parole viene evidentemente prorogata la scadenza al 30 giugno 2013, ma con la precisazione che in quel semestre la percentuale scende al 50%.  E questo, date le precedenti osservazioni, risulta ancora più difficile da capire. 

Se tutti gli interventi rientrano da subito nel 50%, perché mai aggiungere un semestre alla vecchia disposizione per poi livellare le percentuali? Cosa può spingere un soggetto, anche se dovesse trovarsi a metà di un intervento di efficientamento, a continuare le complesse pratiche del 55% (documentazione energetica, invio dati all’Enea ecc.) anziché aprire una nuova partita di detrazione 50% nel 2013? Per di più restando legato ai precedenti massimi detraibili, assai meno ampi, anziché approfittare del nuovo tetto da 96.000 euro?

Forse ci sfugge qualche elemento importante, e saremo grati se qualcuno ce lo segnalerà.

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