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Delibera Autorità energia 25 ottobre 2012 442/2012/E/EEL

Chiusura dell'istruttoria conoscitiva relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica


Testo vigente oggi 19/04/2019

Autorità di regolazione per energia reti e ambiente - Arera (già Aeegsi)
Delibera 25 ottobre 2012 442/2012/E/EEL
(Pubblicata sul sito dell'Autorità il 26 ottobre 2012)

Chiusura dell'istruttoria conoscitiva relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica

L'Autorità per l'energia elettrica e il gas

Nella riunione del 25 ottobre 2012

Visti:

— la legge 14 novembre 1995, n. 481;

— il decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79;

— la legge 23 luglio 2009, n. 99;

— il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, recante il "Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative" (di seguito: decreto legislativo 504/1995);

— il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante "Norme in materia ambientale";

— il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa a rifiuti e che abroga alcune direttive";

— il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante "Attuazione della direttiva 2009/28/Ce sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili" (di seguito: decreto legislativo 28/2011);

— il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e dal mare del 18 dicembre 2008, recante "Incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ai sensi dell'articolo 2, comma 150, della legge 24 dicembre 2007, n. 244" (di seguito: decreto ministeriale 18 dicembre 2008);

— il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare del 5 maggio 2011, recante "Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici";

— il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 5 settembre 2011, recante "Definizione del nuovo regime di sostegno per la cogenerazione ad alto rendimento" (di seguito: decreto ministeriale 5 settembre 2011);

— il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare del 5 luglio 2012, di "Attuazione dell'articolo 25 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici (c.d. Quinto Conto Energia)";

— il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 6 luglio 2012, di "Attuazione dell'articolo 24 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici";

— il provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi 29 aprile 1992, n. 6, come modificato dal decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 4 agosto 1994 (di seguito: provvedimento Cip 6/92);

— la deliberazione dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (di seguito: Autorità) 25 maggio 1997, n. 61/97;

— la deliberazione dell'Autorità 19 marzo 2002, n. 42;

— la deliberazione dell'Autorità 14 dicembre 2004, n. 215;

— la deliberazione dell'Autorità 9 gennaio 2006, n. 6;

— la deliberazione dell'Autorità 28 dicembre 2009, GOP 71/09;

— la deliberazione dell'Autorità 16 luglio 2010, GOP 43/10;

— la deliberazione dell'Autorità 29 dicembre 2011, ARG/elt 199/11;

— la deliberazione dell'Autorità 7 giugno 2012, 240/2012/E/EFR (di seguito: deliberazione 240/2012/E/EFR);

— la deliberazione dell'Autorità 12 luglio 2012, 293/2012/R/EFR (di seguito: deliberazione 293/2012/R/EFR);

— l'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia del 13 luglio 2012, n. 2016/12 (di seguito: ordinanza Tar n. 2016/2012);

— l'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia del 13 settembre 2012, n. 2316/12 (di seguito: ordinanza Tar 2316/2012);

Considerato che:

— l'Autorità, con la deliberazione 240/2012/E/EFR, ha avviato un'istruttoria conoscitiva relativa alla determinazione dei consumi dei servizi ausiliari di centrale nella produzione dell'energia elettrica (di seguito: istruttoria), finalizzata all'acquisizione di dati e informazioni utili alla predisposizione di successivi interventi;

— nel corso dell'istruttoria sono stati effettuati incontri e audizioni con le associazioni e con gli operatori interessati;

— sono stati acquisiti i pareri di 11 associazioni di categoria e di 10 imprese;

— le informazioni acquisite nel corso dell'istruttoria sono riportate nel documento conclusivo "Resoconto dell'istruttoria conoscitiva avviata con deliberazione 240/2012/E/EFR relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica".

Ritenuto opportuno:

— chiudere l'istruttoria conoscitiva avviata con la deliberazione 240/2012/E/EFR mediante l'approvazione del "Resoconto dell'istruttoria conoscitiva avviata con deliberazione 240/2012/E/EFR relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica"

 

Delibera

1. di chiudere l'istruttoria conoscitiva avviata con deliberazione 240/2012/E/EFR;

2. di approvare il "Resoconto dell'istruttoria conoscitiva avviata con deliberazione 240/2012/E/EFR relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica", allegato alla presente deliberazione (allegato A), di cui forma parte integrante e sostanziale;

3. di dare mandato al Direttore della Direzione mercati affinché, nell'ambito del procedimento avviato con deliberazione 293/2012/R/EFR, tra le proposte al Collegio, di cui al punto 2 della medesima deliberazione, ne presenti una, in esito a specifica consultazione, in materia di determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica;

4. di trasmettere il presente provvedimento alla Terza Sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, in ottemperanza alle ordinanze Tar 2016/2012 e 2316/2012, nonché al Ministero dello sviluppo economico, al Gestore dei servizi energetici – Gse Spa e all'Agenzia delle dogane;

5. di pubblicare la presente deliberazione sul sito internet dell'Autorità www.autorita.energia.it.

Allegato A

Resoconto dell'istruttoria conoscitiva avviata con deliberazione 240/2012/E/EFR relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica

1. La definizione dei servizi ausiliari di centrale da un punto di vista tecnico

Un impianto di produzione di energia elettrica comprende numerose apparecchiature (denominate anche utenze) che, per funzionare, utilizzano a loro volta energia elettrica. Esempi di tali apparecchiature sono: le pompe per la circolazione del ciclo termico acqua-vapore e dei lubrificanti, i ventilatori dell'aria comburente o di raffreddamento, i motori di sollevamento, i sistemi per il trattamento e l'adduzione del combustibile, i sistemi di trattamento delle emissioni inquinanti, ecc., ovvero tutto ciò che è connesso al ciclo di produzione e trasformazione dell'energia primaria di un combustibile in energia elettrica.

Le apparecchiature funzionali:

— al mantenimento dell'impianto in esercizio, nel rispetto dei regolamenti tecnici di esercizio (stabiliti dai gestori di rete cui l'impianto risulta interconnesso per la cessione di energia elettrica) e dei decreti di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio (rilasciati dalle competenti autorità preposte al rilascio delle medesime autorizzazioni);

— a riprendere l'esercizio a seguito di una fermata cd. breve1 ;

sono genericamente identificate come "servizi ausiliari di centrale".

La normativa tecnica di settore, inizialmente stabilita dalle norme Unipede (ora Eulectric)2 , è stata successivamente integrata da altre normative, aventi anche natura fiscale3 o connesse alle verifiche per il riconoscimento di incentivi4 .

Costituisce quindi ausiliario di centrale qualunque apparecchiatura, sottosistema o sistema strettamente funzionale al mantenimento di un impianto di produzione di energia elettrica in esercizio o in condizioni di riprendere la produzione. Vengono esclusi dai servizi ausiliari dicentrale i consumi di energia elettrica per i servizi di illuminazione e quelli utilizzati durante iperiodi di manutenzione programmata, straordinaria o di trasformazione, riconversione erifacimento dei gruppi di generazione, essendo tali consumi non strettamente connessi al ciclo digenerazione e trasformazione di energia elettrica.

Per l'individuazione di un'apparecchiatura, sottosistema o sistema di un impianto di produzione di energia elettrica come ausiliario di centrale il criterio fondamentale da seguire è il seguente: può l'impianto di produzione di energia funzionare o meno senza l'apporto di detto ausiliario?

Da un punto di vista tecnico, la determinazione dei consumi di energia elettrica assorbiti dai servizi ausiliari di centrale assume rilevanza innanzitutto per stabilire la differenza tra la cd. produzione lorda e la cd. produzione netta di un impianto di generazione elettrica.

La produzione lorda di un impianto di generazione è la quantità di energia elettrica misurata in uscita dal generatore (ai morsetti di macchina, a monte quindi del punto di immissione in rete).

La produzione netta di un impianto di generazione è la differenza tra la produzione lorda e l'energia consumata dai servizi ausiliari, dalle perdite di trasformazione (del trasformatore elevatore che eleva la tensione prodotta dal generatore al livello richiesto dalla rete) e dalle perdite di linea (nel tratto compreso tra il generatore e il punto di connessione con la rete).

I servizi ausiliari di centrale possono anche essere alimentati, anziché dall'energia prodotta dall'impianto, da energia prelevata dalla rete, per ragioni di convenienza economica o di sicurezza.

In tal caso l'energia prelevata dalla rete deve essere dedotta dall'energia elettrica ammessa ad incentivazione: diversamente si altererebbe la differenza tra energia elettrica lorda e netta prodotta, immettendo in rete più energia di quella che si sarebbe immessa in caso utilizzo dell'energia prodotta direttamente dall'impianto, arrivando – in condizioni limite in cui la totalità dei servizi ausiliari sia alimentata dalla rete – a confondere la produzione netta, o ammessa ad incentivazione, con la produzione lorda, incentivando direttamente la produzione lorda.

Anche al fine di evitare eventuali disparità di trattamento, nella valutazione dei servizi ausiliari di un impianto di produzione di energia elettrica occorre quindi anche tener conto delle modalità di connessione dell'impianto stesso con la rete elettrica.

Nel caso di un impianto con un unico punto di connessione con la rete la quantificazione dei servizi ausiliari è immediata: in tal caso, infatti, l'energia assorbita dai servizi ausiliari durante il normale esercizio dell'impianto viene prelevata dalla produzione del generatore e prima dell'immissione nella rete pubblica, e risulta pertanto intrinsecamente quantificata.

Nel caso di impianti la cui finalità è unicamente quella di produrre energia elettrica, installati in siti in cui non vi sono altre attività diverse dalla produzione di energia elettrica, che presentano un unico punto di connessione con la rete e per i quali tutti i servizi ausiliari sono collocati a monte dell'unico punto di connessione, la produzione netta di energia elettrica coincide con l'energia elettrica immessa in rete (eventualmente detratta la quantità di energia elettrica destinata al consumo dei servizi ausiliari prelevata nelle ore in cui l'impianto è fermo).

Nel caso di impianti che percepiscono incentivi pubblici sull'energia elettrica immessa in rete, è necessario detrarre dalla produzione lorda di energia elettrica tutti i consumi dei servizi ausiliari, anche nel caso in cui tale energia elettrica sia prelevata dalla rete pubblica. Diversamente si determinerebbe :

— un indebito vantaggio per il produttore in quanto sui maggiori quantitativi di energia elettrica immessa in rete si percepisce un prezzo incentivante ben maggiore del prezzo di acquisto dell'energia elettrica prelevata dalla rete per alimentare i servizi ausiliari dell'impianto;

— un conseguente danno per il sistema elettrico.

I consumi elettrici dei servizi ausiliari di centrale dipendono innanzi tutto dal tipo di combustibile utilizzato (è più elevata per un impianto alimentato a rifiuti o a biomasse, rispetto ad un impianto, tipo ciclo combinato, alimentato a gas o ad un impianto eolico). A parità di combustibile utilizzato, i consumi elettrici dei servizi ausiliari dipendono dall'efficienza delle tecnologie degli specifici componenti e sottosistemi che costituiscono l'impianto, oltre che dai vincoli al trattamento delle emissioni inquinanti prescritti dalle norme di autorizzazione all'esercizio (es.: il raffreddamento di un ciclo termico in ciclo aperto, con raffreddamento del condensatore delle turbine a vapore con acqua di fiume o di mare, assorbe meno energia elettrica di un ciclo chiuso con condensatori ad aria).

Il contenimento dei consumi elettrici dei servizi ausiliari di centrale è un indice di efficienza dell'impianto, tant'è che la definizione di indici di risparmio energetico quali sono l'Indice energetico Ien (di cui al Titolo I del provvedimento Cip 6/925 per gli impianti cd. assimilati alle fonti rinnovabili) o l'Indice Ire (di cui all'articolo 1, comma 1, lettera t), della deliberazione n. 42/026 per gli impianti di cogenerazione) fanno riferimento all'energia elettrica utile7 o netta8 .

 

2. La definizione dei servizi ausiliari di centrale ai fini della quantificazione dell'energia ammessa ad incentivazione

La differenza tra la produzione lorda e netta di un impianto di produzione di energia elettrica assume rilevanza anche ai fini della determinazione della quantità di energia elettrica ammessa ad incentivazione per gli impianti incentivati. Tale finalità assume particolare rilevanza nella presente istruttoria.

Nell'ambito del provvedimento Cip 6/92 è riconosciuto un prezzo di cessione riferito ad una convenzione di cessione destinata con la quale il produttore si impegna a mettere a disposizione del cessionario pubblico una quota prefissata di potenza dell'impianto. È evidente che il riconoscimento del prezzo di cessione, in quanto tale, non può prescindere dal fatto che l'energia elettrica sia effettivamente ceduta al soggetto cessionario, non prevedendo il provvedimento Cip 6/92 alcuna incentivazione riferita all'energia auto-consumata. La "convenzione tipo" addirittura fa espresso divieto dell'utilizzo a fini propri dell'energia prodotta. Pertanto è evidente che l'energia non ceduta al soggetto cessionario non possa beneficiare dei prezzi di cessione, indipendentemente da qualsiasi considerazione afferente la valutazione dei servizi ausiliari dell'impianto.

Anche il recente Dm 6 luglio 20129 , pur ammettendo la forfetizzazione dei consumi dei servizi ausiliari (articolo 22), ha però stabilito che i prezzi incentivanti verranno riconosciuti alla produzione netta immessa in rete10 .

Nell'ambito dei sistemi incentivanti di cui ai certificati verdi o del c.d. "conto energia" che si applica agli impianti fotovoltaici, viene riconosciuto un titolo incentivante a tutta la produzione, e non solo a quella ceduta al soggetto pubblico.

In linea di principio il contributo incentivante può anche essere riconosciuto alla produzione lorda di energia elettrica11 , con conseguente commisurazione, in riduzione, dell'incentivo alla specifica tecnologia di produzione in misura tale da tener conto delle esigenze di sostegno delle diverse fonti energetiche di produzione e della diversa incidenza dei consumi per i servizi ausiliari.

 

3. I motivi dell'avvio dell'istruttoria conoscitiva

Nell'attuale quadro normativo e regolatorio, i servizi ausiliari assumono rilevanza ai fini:

a) della regolazione tariffaria dell'Autorità;

b) del rispetto delle condizioni tecniche per l'assimilabilità a fonte rinnovabile ai sensi del provvedimento Cip 6/92;

c) del rispetto delle condizioni per il riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore come cogenerazione ai sensi della deliberazione n. 42/02;

d) dell'erogazione di altre tipologie di incentivazione della produzione di energia elettrica;

e) dell'imposizione fiscale.

Le definizioni esistenti dei servizi ausiliari, oltre a essere non sempre coerenti tra loro in relazione alle diverse finalità perseguite dalle norme (tecniche, fiscali, ambientali, di incentivazione di determinate forme di produzione), non riflettono in maniera esaustiva le peculiarità tecniche e impiantistiche di ciascuna tipologia di impianto di produzione di energia elettrica, soprattutto di quegli impianti particolarmente complessi e caratterizzati da una elevata incidenza dei servizi ausiliari come quelli alimentati a biomasse, biogas e rifiuti.

Sin dalle prime verifiche ispettive svolte sugli impianti incentivati di produzione ai sensi della deliberazione n. 60/0412 è emerso il problema di identificare, tra i numerosi sottosistemi di una centrale elettrica, quelli da includere in tutto o in parte tra gli ausiliari: una delle pratiche scorrette più diffuse consisteva nell'attribuire alcuni importanti sottosistemi ad un'altra società in un'area limitrofa alla centrale, acquistandoli come servizi da terzi e non includendoli tra gli ausiliari di centrale, oppure trascurando sistemi particolarmente rilevanti, come quelli legati al trattamento del combustibile o al controllo delle emissioni inquinanti.

Pertanto, nel gennaio 2006, è stata approvata la deliberazione n. 2/06 che ha chiarito i principi generali per la definizione dei servizi ausiliari di centrale per gli impianti oggetto di verifica, cercando di coniugare le disposizioni della normativa fiscale con quelle della normativa sugli incentivi. In realtà le finalità perseguite dai due citati sistemi normativi sono diverse e, in parte, antitetiche: dal punto di vista fiscale, i consumi sono distinti tra "esenti" e "tassati", e, sebbene le pratiche concrete risultino non omogenee, l'interesse erariale è di restringere l'ambito dei consumi esenti, che talvolta si vorrebbe arbitrariamente far coincidere con i servizi ausiliari; viceversa, dal punto di vista degli oneri generali di sistema derivanti dai sistemi di incentivazione, più sono sottostimati gli ausiliari e più alta è l'energia incentivata ed i relativi oneri.

Ma è nel segmento degli impianti alimentati da biomasse e rifiuti che dalle verifiche ispettive sono emerse situazioni di rilevanti difformità di trattamento: a partire dal 2004, per diversi impianti sono state modificate le modalità di cessione e di connessione con la rete (con l'attivazione di nuovi punti di prelievo per l'alimentazione di parte o della totalità dei servizi ausiliari) e, nei casi di determinazione forfetaria del valore dei servizi ausiliari, tali valori sono stati ridotti dal cessionario pubblico, su proposta dei produttori, a valori particolarmente sottostimati rispetto a quelli reali.

Nel 2011, per la prima volta, dopo tante verifiche svolte su impianti assimilati, cogenerativi e a fonti rinnovabili, è emerso che quantitativi rilevanti (rispetto alla produzione) di energia elettrica non immessi in rete o prelevati dalla rete tramite punti di connessione distinti da quello di immissione, venivano ammessi ad incentivazione. Per un impianto si è riscontrato che tutti i servizi ausiliari risultavano alimentati dalla rete, determinando l'ammissione agli incentivi della produzione, anziché della netta.

In particolare, dagli accertamenti svolti è emerso che l'incidenza di servizi ausiliari, rispetto all'energia lorda prodotta, risulta particolarmente elevata per gli impianti alimentati a biomasse e rifiuti, con valori compresi tra il 21 ed il 30% per i rifiuti, e tra il 15 ed il 20% per le biomasse.

L'Autorità, nell'affrontare il problema della definizione dei servizi ausiliari si è anche avvalsa, tanto per la loro individuazione con criteri generali che per la puntuale declinazione di tali criteri in casi specifici, del contributo del Comitato di esperti, inizialmente costituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico ai sensi della deliberazione n. 60/04 (composto da rappresentanti della Cassa medesima, del Gse, dell'Università e dei principali organismi tecnici) e successivamente trasferito al Gse ai sensi della deliberazione GOP 43/10.

L'Autorità, anche a seguito di segnalazioni inviate dagli operatori, ha deciso di approfondire l'analisi dei servizi ausiliari di centrale e delle configurazioni di impianto, avviando una istruttoria conoscitiva con la deliberazione 240/2012/E/EFR13 . Ciò allo scopo di pervenire a definizioni più complete ed esaurienti dei servizi ausiliari, oltre che ai fini delle nuove esigenze di regolazione previste dall'articolo 6, comma 5, del Dm 5 luglio 201214 e dell'articolo 22, comma 3, del Dm 6 luglio 2012 per gli impianti di potenza superiore ad 1 MW, ai fini del riconoscimento dei nuovi sistemi incentivanti a partire dal 1° gennaio 2013.

 

4. Svolgimento dell'istruttoria

L'istruttoria si è svolta attraverso incontri e colloqui con le imprese e le associazioni del settore (nel seguito, per brevità: "gli operatori"), nonché mediante l'acquisizione di documenti e memorie scritte.

Inoltre, il giorno 18 luglio 2012, si è tenuta un'audizione comune a cui hanno partecipato circa 45 tra imprese (33) e associazioni (12).

Ulteriori informazioni sono state acquisite direttamente dal Gestore dei servizi energetici (Gse).

I soggetti che hanno presentato osservazioni sono 21, di cui 11 associazioni e 10 imprese attive nel settore della produzione di energia elettrica (allegato 1). 19 soggetti hanno depositato memorie scritte, di cui 11 associazioni e 8 imprese. Altre due imprese ed una associazione hanno presentato osservazioni durante l'audizione senza lasciare documenti scritti.

 

5. Riepilogo delle considerazioni espresse dai soggetti che hanno partecipato all'istruttoria

Gli operatori che hanno partecipato all'istruttoria conoscitiva hanno espresso osservazioni in merito a diverse tematiche direttamente o indirettamente connesse con i servizi ausiliari, principalmente con riferimento agli impianti, come quelli alimentati a biomasse, biogas e rifiuti, caratterizzati da una elevata incidenza dei servizi ausiliari sulla produzione lorda.

Nel presente paragrafo si riportano le osservazioni acquisite raggruppate in tre categorie:

a) considerazioni tecniche e sulla funzionalità e sull'utilizzo delle apparecchiature elettriche presenti negli impianti di generazione;

b) considerazioni sul decreto ministeriale 6 luglio 2012, recante disposizioni per l'incentivazione dell'energia elettrica prodotta e immessa in rete da impianti alimentati da fonti rinnovabili che entrano in esercizio a partire dal 1° gennaio 2013;

c) criticità derivanti da alcune interpretazioni in relazione alla quantificazione dell'energia elettrica incentivata attraverso il sistema dei "certificati verdi".

 

5.1 Considerazioni tecniche sulla funzionalità e sull'utilizzo delle apparecchiature elettriche presenti nei diversi impianti di generazione

Per maggiore chiarezza espositiva, i temi trattati nel presente paragrafo sono articolati per ciascuna tipologia di impianto di produzione con riferimento alle quali sono pervenute osservazioni, vale a dire:

1) termovalorizzatori;

2) impianti alimentati da biomasse (inclusi i bioliquidi);

3) impianti alimentati da biogas;

4) impianti idroelettrici.

Per ciascuna delle sopra elencate tipologie di impianto gli operatori hanno indicato quali utenze, a loro avviso, siano da ritenere ausiliari dell'impianto o meno.

 

5.1.1 Termovalorizzatori

La produzione di energia elettrica di un termovalorizzatore viene considerata una caratteristica positiva di "recupero energetico" annessa all'attività principale di smaltimento dei rifiuti, ed è obbligatoria ai sensi di legge. In effetti, a partire dal 1° gennaio 1999 la realizzazione e la gestione di nuovi impianti di incenerimento sono state autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico, con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile calcolata su base annuale e stabilita con apposite norme tecniche (Dlgs 5 febbraio 1997, n. 22, articolo 5, comma 4, cd decreto Ronchi; Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, articolo 182, comma 4; Direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, allegato II, ecc.). Tale vincolo autorizzativo ad impianti integrati della sezione di incenerimento con quella di recupero energetico è riaffermato dall'articolo 182, comma 4, del Dlgs n. 152/200615 , come modificato dall'articolo 8 del Dlgs n. 205/201016 .

Come riportato nell'ultimo Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia di Enea e Federambiente17 , mentre gli impianti di trattamento termico dei rifiuti urbani senza alcun recupero energetico risultavano 12 su un totale di 34 in esercizio nel 1995, nel 2010 gli stessi erano solo 2 su un totale di 53. Tale tendenza è frutto sia dell'evoluzione della normativa (articolo 182, c. 4, Dlgs n. 152/2006 e, precedentemente, articolo 5, comma 4, del Dlgs n. 22/1997), sia della presenza di specifici incentivi per la produzione di energia elettrica (Cip 6/92 e certificati verdi). Secondo lo stesso Rapporto, a partire dal 2001 tutti gli impianti che effettuano una qualche forma di recupero energetico hanno adottato la produzione di energia elettrica come soluzione primaria.

Molti operatori hanno osservato preliminarmente che gli impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti hanno come finalità principale la gestione del ciclo dei rifiuti – attività strettamente legata alla pianificazione territoriale ed ambientale – e, solo di riflesso, la produzione di energia elettrica e termica.

La realizzazione di un termovalorizzatore è spesso il risultato di un processo decisionale territoriale che ha come obiettivo la risoluzione del problema dello smaltimento dei rifiuti e non una decisione d'investimento nel settore della produzione di energia elettrica.

La priorità della gestione ambientale rispetto alla produzione energetica comporta vincoli operativi non riscontrabili nei tradizionali impianti di produzione di energia elettrica. Ad esempio:

a) obblighi sulle tipologie e sui quantitativi massimi di rifiuti da utilizzabili;

b) obblighi sull'assetto dell'impianto che portano a privilegiare il corretto processo di smaltimento dei rifiuti anziché la massimizzazione del rendimento di conversione.

Inoltre gli stringenti vincoli derivanti dalla gestione ambientale comportano l'obbligo al mantenimento in esercizio della sezione di smaltimento dei rifiuti anche quando la sezione di produzione di energia elettrica o di recupero energetico risulta fuori servizio.

Con riferimento all'individuazione dei consumi per i servizi ausiliari, tutti gli operatori hanno indicato come criterio generale quello di non considerare tra i servizi ausiliari di centrale i consumi di impianto correlati allo svolgimento di attività diverse dalla generazione elettrica; in particolare viene suggerito di non considerare come servizi ausiliari i consumi che avrebbero luogo comunque, anche in assenza della sezione di generazione elettrica.

In applicazione del criterio sopra illustrato, alcuni operatori ipotizzano di suddividere l'impianto di termovalorizzazione in diverse sezioni funzionali:

1. ricezione, trattamento e movimentazione dei rifiuti;

2. camera di combustione e post-combustione;

3. ciclo termico (generatore di vapore a recupero, turbina, alternatore e condensatore);

4. ciclo di trattamento e depurazione dei fumi;

5. illuminazione e servizi comuni.

Partendo dall'assunto che i consumi di energia elettrica delle apparecchiature appartenenti alle sezioni 1, 2, 4 e 5 sarebbero comunque presenti anche in un impianto di trattamento dei rifiuti senza produzione di energia elettrica, alcuni operatori deducono che dovrebbero essere considerati come servizi ausiliari di produzione i consumi delle apparecchiature appartenenti alla sola sezione n. 3.

Altri operatori ritengono, invece, di includere nella parte di impianto strettamente connessa con la produzione di energia elettrica anche la sezione 2, comprendente la camera di combustione. Per essi, dunque, i servizi ausiliari di generazione sarebbero tutte le utenze delle sezioni 2 e 3. A detta dei medesimi operatori, in questa ipotesi la valutazione quantitativa dell'incidenza dei servizi ausiliari per un impianto di 10 MW è pari a circa il 7% della produzione lorda.

Un operatore propone un'interpretazione più restrittiva, includendo tra i servizi ausiliari le sole apparecchiature elettriche a servizio del gruppo turbina-alternatore (escludendo quindi le utenze del circuito termico). L'operatore stima che in quest'ultimo caso l'incidenza dei servizi ausiliari rispetto alla produzione lorda sarebbe dell'ordine dell'1-2%, mentre includendo tutto il ciclo termico salirebbe al 5-7%.

Un altro operatore si sofferma maggiormente sulla sezione dedicata alla selezione e al trattamento dei rifiuti per la produzione di combustibile derivato da rifiuti (Cdr). L'operatore sottolinea come l'attività di trasformazione dei rifiuti tal quali in Cdr non deve essere necessariamente effettuata nelle immediate adiacenze dell'impianto di produzione di energia elettrica, ma può essere svolta in altri siti. Nel caso concreto illustrato, un termovalorizzatore utilizza in parte Cdr di provenienza esterna, e in parte Cdr di provenienza interna allo stabilimento.

In conseguenza di tale fatto, l'operatore ritiene opportuno escludere dai servizi ausiliari di generazione i consumi di energia elettrica per la trasformazione dei rifiuti tal quali in Cdr (ove presenti), al fine di evitare trattamenti differenti ad impianti simili.

Alcuni operatori portano ad esempio la disciplina fiscale che non considera tra i servizi ausiliari le utenze elettriche del magazzino di stoccaggio del Cdr e i nastri trasportatori.

Un ulteriore criterio proposto per la determinazione dei servizi ausiliari che potrebbe trovare applicazione per gli impianti che possono funzionare sia nell'assetto combinato smaltimento+recupero energetico, sia nell'assetto di solo smaltimento dei rifiuti, consiste nell'escludere dai servizi ausiliari i consumi delle apparecchiature che assorbono energia elettrica quando l'impianto funziona in assetto di solo smaltimento.

 

5.1.2 Impianti alimentati da biomasse e bioliquidi

Gli operatori sono tutti concordi nel sostenere che l'energia utilizzata per il pre-trattamento del combustibile – vale a dire per tutte le operazioni necessarie a rendere utilizzabile come combustibile una data biomassa – non deve essere computata tra i consumi dei servizi ausiliari. I motivi principali addotti sono i seguenti:

a) il pre-trattamento può essere effettuato nel sito dove è ubicato l'impianto di produzione o anche altrove; in questa seconda eventualità i relativi consumi non potrebbero essere computati come servizi ausiliari della centrale di generazione;

b) alcune operazioni di pre-trattamento potrebbero essere effettuate con apparecchi non elettrici, e tale scelta sarebbe artificialmente indotta nel caso in cui i consumi elettrici fossero inclusi trai servizi ausiliari.

In applicazione di detto criterio, risulterebbero esclusi dai servizi ausiliari i consumi di energia elettrica per le attività di:

1. cippatura della biomassa, stoccaggio e movimentazione del cippato, con riferimento ad impianti alimentati da biomassa legnosa;

2. stoccaggio e movimentazione dei semi, nonché spremitura, filtraggio e stoccaggio dell'olio, con riferimento agli impianti a olio vegetale.

Un operatore considera corretto escludere dai servizi ausiliari anche i consumi per la movimentazione e il post-trattamento dei combustibili.

 

5.1.3 Impianti alimentati da biogas

Considerazioni analoghe a quelle sui termovalorizzatori circa la finalità principale dell'impianto sono state presentate anche per gli impianti che utilizzano i biogas prodotti da discarica o da depuratori di acque reflue; anch'essi sono ritenuti svolgere innanzitutto un servizio di carattere ambientale, mentre il recupero energetico è considerato attività importante ma accessoria. Per tale motivo gli operatori ritengono che per queste tipologie di impianti i consumi elettrici dei servizi ausiliari devono essere limitati ai soli componenti indispensabili alla produzione elettrica, individuabili per esclusione rispetto ai componenti costituenti l'attività primaria di gestione ambientale, che deve comunque essere garantita anche in caso di fermata della produzione elettrica.

In analogia con quanto proposto per le biomasse, gli operatori ritengono che il reattore di digestione anaerobica e i suoi accessori debbano essere esclusi dal novero dei servizi ausiliari perché costituiscono attività di pre-trattamento del bio-combustibile.

In particolare, dovrebbero essere esclusi dai servizi ausiliari i consumi di energia elettrica per le attività di: stoccaggio e caricamento della biomassa, fermentazione e miscelazione, separazione del digestato e purificazione del biogas.

Alcuni operatori specificano che anche il sistema di aspirazione del biogas non dovrebbe essere incluso tra i servizi ausiliari.

 

5.1.4 Impianti idroelettrici

Un solo soggetto ha presentato osservazioni circa l'individuazione dei servizi ausiliari per gli impianti idroelettrici.

Partendo dal presupposto che negli impianti idroelettrici la caratterizzazione dei servizi ausiliari è sempre chiaramente effettuabile e sempre oggetto di misurazione dal punto di vista fiscale, viene suggerito di utilizzare anche per le altre finalità le misure dei servizi ausiliari richieste dalla normativa fiscale.

 

5.1.5 Ulteriori considerazioni generali relative alla generalità degli impianti

Un operatore propone di utilizzare un approccio diverso per gli impianti esistenti – già qualificati Iafr sulla scorta di basi di valutazione previgenti – e per gli impianti nuovi ancora da qualificare.

Per i primi propone di adottare la forfetizzazione dei consumi dei servizi ausiliari, calcolata come percentuale della potenza nominale dell'impianto.

Il valore del forfait dovrebbe essere calcolato escludendo le utenze non strettamente funzionali al processo di produzione elettrica ma necessarie ad assicurare l'efficienza complessiva dell'unità produttiva quali, ad esempio, quelle relative al trattamento dei fumi e dell'aria, nonché quelle relative al ciclo delle acque ed al trattamento delle acque reflue.

Viceversa, per gli impianti ancora da realizzare, ravvede l'opportunità di prescrivere che tutti gli ausiliari e gli autoconsumi siano prodotti dal sistema di generazione (cioè senza utilizzare altri punti di prelievo dalla rete) e misurati con contatori dedicati e identificabili.

Per quanto riguarda la cogenerazione, tutti gli operatori che hanno presentato osservazioni sono concordi nel sostenere che le apparecchiature necessarie per il recupero del calore cogenerato, come ad esempio gli scambiatori di calore e le pompe di circolazione del fluido termovettore secondario, non dovrebbero essere ricomprese tra i servizi ausiliari per la produzione elettrica.

Al fine di non penalizzare gli impianti cogenerativi più efficienti attribuendo al servizio elettrico tutta l'energia elettrica utilizzata per l'erogazione del servizio "calore", sono presentate due proposte alternative:

1) in caso di valorizzazione forfetaria dei servizi ausiliari, il coefficiente dovrebbe essere determinato con l'impianto in assetto non cogenerativo (cioè di massima produzione elettrica);

2) in caso di misura dei servizi ausiliari, l'energia consumata andrebbe attribuita proporzionalmente ai due vettori energetici (elettrico e termico) sulla base del bilancio annuo rilevato a consuntivo dagli appositi contatori.

In caso di impianto cogenerativo con rete di tele-riscaldamento, gli operatori sono concordi nel sostenere che i consumi afferenti alla rete di tele-riscaldamento (ad esempio le pompe di circolazione) non fanno parte dei servizi ausiliari, come peraltro già previsto dall'articolo 1, comma 1.1, lettera n), della deliberazione n. 42/02.

 

5.2 Osservazioni formulate sul decreto ministeriale 6 luglio 2012

La maggior parte degli operatori ritiene che i valori forfetari dei servizi ausiliari previsti dal decreto ministeriale 6 luglio 2012 siano eccessivi e non giustificati dall'attuale stato della tecnica e dell'innovazione tecnologica.

Un'associazione afferma che il valore effettivo dei servizi ausiliari per gli impianti a biomasse legnose vergini dei propri associati è di circa 5 punti percentuali inferiore a quello previsto nel Dm 6 luglio 2012 (12%-13% contro 17%-19%); anche per gli impianti a biogas il valore del decreto risulta maggiore di 4-5 punti percentuali rispetto ai valori reali.

In proposito occorre però osservare come per impianti alimentati a biomasse o rifiuti di potenza fino a 1 MW intervengono anche rilevanti diseconomie di scala che, almeno per i casi oggetto di verifica ispettiva, hanno evidenziato consumi dei servizi ausiliari con rilevante incidenza sull'energia prodotta.

Molti operatori ritengono opportuno che per gli impianti di potenza superiore a 1 MW incentivati ai sensi del Dm 6 luglio 2012, il produttore possa optare, in alternativa al coefficiente definito in via forfetaria, alla misurazione dei servizi ausiliari effettivi. Tale alternativa incentiverebbe i produttori a ricercare la minimizzazione dei consumi per i servizi ausiliari, mentre con il sistema a forfait non c'è convenienza a ridurre i consumi dei servizi ausiliari sotto la soglia individuata dal forfait.

In realtà ogni impianto di produzione ha le proprie specificità e caratteristiche che determinano valori dei consumi dei servizi ausiliari anche molto diversi a parità di tipologia di combustibile utilizzato: quanto disposto dall'articolo 22, comma 3, lettera b), del Dm 6 luglio 2012, ovvero che per tutti impianti di potenza superiore ad 1 MW, il Gse definisce e aggiorna, per ogni impianto, il valore percentuale da utilizzare, sulla base delle definizioni e dei principi adottati dall'Autorità con proprio provvedimento, dovrebbe consentire una determinazione di valori a forfait che, se supportati anche da misure, siano prossimi al valore reale ed eventualmente rivedibili nel corso della vita utile dell'impianto sulla base di evidenze di effettivo miglioramento e risparmio energetico.

 

5.3 Criticità in relazione alla quantificazione dell'energia elettrica incentivata attraverso il sistema dei "certificati verdi"

Nel corso delle audizioni tenutesi il 18 luglio 2012, molti operatori hanno segnalato un problema emerso negli ultimi anni in relazione alla quantificazione dell'energia elettrica avente diritto all'emissione dei certificati verdi.

È opportuno premettere che il certificato verde è corrisposto (per gli impianti di nuova costruzione) alla "produzione netta dell'impianto", vale a dire alla produzione lorda diminuita dell'energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari e delle perdite nei trasformatori principali e delle perdite di linea fino al punto di consegna dell'energia alla rete elettrica con obbligo di connessione di terzi; l'energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari, le perdite di linea e le perdite nei trasformatori principali sono valutate dal Gse nell'ambito della qualifica di impianto alimentato da fonte rinnovabile (Iafr) come risultante dalle misure elettriche oppure come quota forfetaria della produzione lorda18 .

Diversamente dal provvedimento Cip 6/92, nel quale il contributo incentivante viene riconosciuto all'energia ceduta al cessionario pubblico e nelle convenzioni di cessione è fatto divieto esplicito al produttore di utilizzare l'energia prodotta per i propri fabbisogni, nel sistema dei certificati verdi è incentivata anche l'energia auto-prodotta e auto-consumata.

A detta di alcuni operatori, il Gse sta disconoscendo le valutazioni approvate in sede di qualifica Iafr e applica – anche con effetti retroattivi – regole per la quantificazione dei servizi ausiliari eccessivamente restrittive e cautelative.

Un operatore ha esposto quanto accaduto in relazione al proprio impianto termovalorizzatore.

L'operatore ha presentato al Gse l'istanza di qualifica Iafr nel 2004; tra la documentazione allegata all'istanza, l'operatore ha consegnato la "Relazione tecnica per la valutazione dei consumi di energia elettrica dei servizi ausiliari".

La relazione tecnica illustra il metodo adottato per la determinazione dei servizi ausiliari e l'elenco puntuale di tutte le utenze di centrale incluse tra i servizi ausiliari. In applicazione del metodo proposto, la medesima relazione tecnica valuta i servizi ausiliari di centrale pari al 21,4% della produzione lorda dell'impianto. Il 30 luglio 2004 il Gse ha accolto l'istanza e rilasciato la qualifica Iafr sulla base della documentazione acquisita. Per i primi sette anni di esercizio dell'impianto il Gse ha riconosciuto i certificati verdi sulla produzione netta dell'impianto, decurtando la produzione lorda del coefficiente forfetario del 21,4%, in accordo al metodo di quantificazione approvato. Dal 2010, il Gse ha unilateralmente deciso di non riconoscere più il valore forfetario riportato nei documenti di qualifica ed ha riconosciuto i certificati verdi sull'energia elettrica immessa in rete (con una decurtazione di circa il 40% dell'energia incentivata).

 

6. Commenti e valutazioni delle osservazioni pervenute

Le informazioni raccolte – anche quelle di contenuto meramente tecnico – sono fortemente condizionate dal fatto che la quantificazione dei servizi ausiliari di centrale determina i quantitativi di energia ammessi ad incentivazione ed incide quindi direttamente sull'ammontare degli incentivi percepiti; e ciò vale per i sistemi di incentivazione passati (Cip 6/92), presenti (certificati verdi) e futuri (Dm 6 luglio 2012).

In tutti i richiamati regimi di incentivazione, quanto minori sono i servizi ausiliari, tanto maggiore è l'energia elettrica incentivata.

Ciò comporta, inevitabilmente, la tendenza, da parte degli operatori interessati, a giustificare qualunque tipo di esclusione dall'ambito dei servizi ausiliari, utilizzando tutte le argomentazioni possibili.

Da qui nasce la principale complessità nell'analisi dei contributi presentati: cercare di distinguere le argomentazioni non strumentali, da quelle dettate dall'interesse a massimizzare l'incentivo. Si è già detto come, nel caso limite i cui tutti i servizi ausiliari risultano alimentati dalla rete, vengono immessi in rete ed incentivati quantitativi di energia elettrica maggiorati dai prelievi effettuati dalla rete, sino ad annullare la differenza tra l'energia elettrica lorda prodotta e l'energia elettrica netta (o utile): ciò avrebbe ancora senso nel caso di sistemi incentivanti commisurati alla produzione lorda, ma si configura come una violazione delle disposizioni che incentivano la produzione netta (lorda dedotti i servizi ausiliari e le perdite di trasformazione e di linea fino al punto di consegna).

D'altra parte, il fatto che la determinazione dei servizi ausiliari abbia un riflesso diretto sull'ammontare dell'incentivo percepito, comporta anche dei vincoli alle variazioni che si possono operare ex post sui regimi di incentivazione esistenti.

Considerazioni analoghe possono essere fatte anche in relazione al nuovo regime di incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili a partire dal 2013, per il quale il Dm 6 luglio 2012 ha:

— fissato il valore degli incentivi unitari (euro/MWh);

— determinato l'energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari, dalle perdite di linea e dalle perdite di rete nei trasformatori per gli impianti di produzione di taglia fino a 1 MW, attraverso l'individuazioni di coefficienti forfetari da moltiplicare per la produzione lorda (cfr. allegato 4 al decreto);

— demandato al Gse il compito di definire e aggiornare, per ogni impianto, il valore percentuale da utilizzare per la determinazione dei servizi ausiliari, sulla base delle definizioni e dei principi adottati dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas con proprio provvedimento (articolo 22, comma 3), ponendo quindi una serie di vincoli alle valutazioni tecniche che dovrebbero portare alla definizione dei servizi ausiliari per gli impianti di taglia maggiore di 1 MW.

Pur tuttavia, alla luce di questa doverosa premessa, dall'istruttoria condotta appare possibile trarre alcune conclusioni, sia in ambito tecnico che in relazione all'impatto sui regimi di incentivazione esistenti.

 

6.1 Impatto sui regimi di incentivazione esistenti

I vincoli dettati dal contesto normativo esistente valgono, in maniera del tutto equivalente, anche per interventi a posteriori che dovessero alterare in maniera significativa gli incentivi.

I regimi di incentivazione attualmente vigenti per i quali assume rilievo la determinazione dei servizi ausiliari di centrale sono:

a) cessione di energia elettrica ai sensi dell'articolo 22, comma 4, della legge n. 9 del 1991, ai prezzi definiti dal provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi n. 6 del 1992 (nel seguito, per brevità: incentivi Cip 6/92);

b) sistema di incentivazione ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 79/1999 e dell'articolo 2, comma 144, della legge n. 244/2007 (di seguito: i certificati verdi).

Il sistema di incentivazione CIP 6/92 prevede, secondo le vigenti modalità attuative stabilite dal Dm 21 novembre 200019 , la cessione di energia elettrica al cessionario pubblico (Gse) ad un prezzo incentivato. La cessione è regolata da una convenzione sottoscritta dal produttore e dal Gse sulla base di una convenzione-tipo approvata con il decreto del Ministro dell'industria del commercio e dell'artigianato del 25 settembre 1992. Rileva richiamare che prima dell'entrata in vigore del decreto sopra citato, l'energia elettrica prodotta ed immessa in rete dalle imprese produttrici — distributrici beneficiava delle medesime incentivazioni20 , senza la stipula delle convenzioni di cessione, in quanto restava nella disponibilità dell'impresa produttrice-distributrice.

Il Cip 6/92 prevede che il produttore metta a disposizione del Gse (all'epoca Enel) un quota prefissata di potenza dell'impianto (potenza convenzionata). Il Dm 25 settembre 1992 quantifica l'energia elettrica oggetto di cessione pari a quella misurata ai morsetti di macchina della sezione e ridotta in proporzione al rapporto tra la quota di potenza messa a disposizione del Gse e la potenza efficiente dell'impianto di produzione; da detto quantitativo devono essere dedotti "i quantitativi di energia assorbiti dai servizi ausiliari, dalla eventuale officina e dalle perdite di trasformazione e nelle linee, fino ai punti di consegna alla rete, quantitativi stabiliti in misura forfettaria pari al ... %". Va comunque osservato che non tutte le convenzioni Cip 6/92, tra cui diverse ancora in vigore, prevedono l'applicazione di un valore a forfait per i servizi ausiliari. Infatti diverse di esse prevedono la seguente formulazione: "il quantitativo di energia mensile ceduta al Grtn dovrà risultare pari a quella misurata ai morsetti di macchina, al netto dei quantitativi di energia assorbiti dai servizi ausiliari, dalla eventuale officina e delle perdite di trasformazione e nelle linee fino al punto di consegna alla rete". Tale formulazione definisce in maniera perfettamente coerente con le regole di buona tecnica la quantificazione dei servizi ausiliari e dell'energia elettrica netta da ammettere al trattamento incentivante.

Tuttavia, la stessa convenzione stabilisce che "il quantitativo di energia consegnata al Gse come sopra determinato, viene verificato, a livello orario, a mezzo di contatori installati nei punti di consegna", vale a dire i contatori che misurano l'energia elettrica immessa in rete. Ciò comporta, inevitabilmente, una differenza tra l'energia calcolata secondo la formula del forfait e l'energia misurata sul punto di immissione. Per questo lo schema di convenzione prevede che: "le eventuali differenze positive tra i quantitativi di energia corrispondenti alla quota di potenza messa a disposizione e i quantitativi di energia consegnati sono oggetto di separati accordi commerciali di fornitura, soccorso, ecc.".

Due sono i punti rilevanti da mettere in evidenza:

1) l'incentivo è corrisposto attraverso un prezzo di cessione dell'energia elettrica, cioè l'energia elettrica incentivata viene venduta e non resta nella disponibilità del produttore21 ;

2) il produttore deve consegnare al Gse tutta l'energia elettrica incentivata, direttamente sul punto di consegna o compensando l'energia non consegnata attraverso un separato accordo commerciale.

A dimostrazione della correlazione tra livello degli incentivi riconosciuti e modalità di determinazione del quantitativo di energia ammesso ad incentivazione, va osservato che il provvedimento Cip 6/92 stabilisce per gli impianti alimentati a rifiuti il livello di prezzo di cessione incentivante particolarmente elevato (lettera d) della tabella 1, Titolo I, punto 3: es. 226 euro/MWh nel 2008) in quanto correlato ai costi di investimento tipici di un impianto completo, a partire dal rifiuto fino al kWh immesso in rete, inclusivo della sezione di stoccaggio e incenerimento dei rifiuti, fino al ciclo di produzione e trasformazione dell'energia elettrica, inclusi tutti i sistemi ed i servizi ausiliari necessari al compimento di tale ciclo di trasformazione, compresi quelli di trattamento ambientale prescritti dai relativi decreti di autorizzazione alla costruzione ed all'esercizio. Basti pensare che il Titolo V del provvedimento Cip 6/92 riconosce all'impianto di riferimento (ciclo combinato a gas di Trino Vercellese) un costo evitato di impianto R stabilito in 1,4 milioni di lire a kW, soggetto ad aggiornamento in base criterio di cui al Titolo II, punto 7, lettera a) (inflazione), mentre agli impianti alimentati a biomasse e Rsu riconosce un costo convenzionale C pari al prodotto del costo dell'impianto di riferimento R per un coefficiente pari a 4,4: ciò equivale ad un costo di impianto pari a 6,16 milioni di lire a kW nel 1992, che aggiornato ai valori 2003, ammonta a 8,83 milioni di lire a kW (4.559 euro a kW), rappresentativo del costo completo di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti.

A rafforzare il principio che l'accesso ad un livello di incentivazioni così elevato sia da riconoscere solo ad impianti di particolare complessità strutturale e gestionale va evidenziato che il Dm 4 agosto 199422 di modifica ed integrazione del provvedimento Cip 6/92, ha previsto la modifica del titolo II, lettera d) della tabella 1 del provvedimento Cip 6/92, in cui la dizione impianti a Rsu è stata integrata in modo da consentire l'accesso alle medesime incentivazioni anche ad impianti utilizzanti rifiuti differenti dagli Rsu, ma con problematiche impiantistiche— economiche analoghe a quelle degli Rsu. Il presupposto per l'incentivazione è dunque non l'enucleazione di una sezione di produzione di energia elettrica distinta da una sezione di incenerimento, ma al contrario l'integrazione delle due sezioni in un'unica unità produttiva particolarmente complessa e di costosa realizzazione: tali complessità ed onerosità sono dipendenti ovviamente dal tipo di combustibile utilizzato. L'unitarietà dell'impianto comporta evidentemente che anche l'energia elettrica da questo assorbita sia da attribuire ai suoi ausiliari, indipendentemente dal fatto che sia prelevata dal montante del generatore, prima del punto di immissione in rete, o dalla rete esterna.

A differenza del sistema di incentivi Cip 6/92, il meccanismo dei certificati verdi non prevede la cessione dell'energia elettrica incentivata. Il certificato verde è un incentivo corrisposto sulla produzione netta dell'impianto, ma l'energia prodotta resta nella disponibilità del produttore, che può venderla o utilizzarla per i propri fabbisogni.

Pertanto, nel sistema di incentivazione Cip 6/92 si evidenzia un vincolo ulteriore rispetto al sistema dei certificati verdi: l'energia elettrica incentivata deve essere anche consegnata al Gse, il quale, a sua volta, la cede al mercato23 . Con i certificati verdi tale vincolo non è presente.

I decreti ministeriali attuativi del sistema di incentivazione dei certificati verdi definiscono "produzione netta di un impianto" la produzione lorda diminuita dell'energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari e delle perdite nei trasformatori principali24 .

I decreti stabiliscono altresì che l'energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari e le perdite nei trasformatori principali siano definite dal Gse nell'ambito della qualifica Iafr, come quota risultante dalle misure elettriche oppure come quota forfetaria della produzione lorda25 .

In entrambi i regimi di incentivazione la quantificazione dei servizi ausiliari è frutto di una valutazione caso per caso, approvata dal Gse in sede di sottoscrizione della convenzione Cip 6/92 o del rilascio della qualifica Iafr.

Sulla base del quadro sopra descritto, appare evidente che modifiche ex post del perimetro dei servizi ausiliari non possano essere disposte con un atto di portata generale, ma solo attraverso procedimenti individuali che definiscano il perimetro dei servizi ausiliari di ciascun singolo impianto sulla base di verifiche puntuali: la presente indagine conoscitiva potrà contribuire a specificare meglio i principi generali finora applicati, rendendo così più efficiente ed efficace l'attività di controllo relativa alla correttezza delle erogazioni di incentivazioni pubbliche.

 

6.2 Proposte di intervento nella determinazione dei servizi ausiliari di centrale per alcune particolari tipologie di impianti

La regola generale che è possibile applicare a tutti gli impianti realizzati ed autorizzati con la finalità esclusiva di produrre energia elettrica e che sono installati in siti in cui non vi sono altre attività diverse dalla produzione di energia elettrica, è quella di ricondurre tutti i consumi interni (con l'esclusione dei soli servizi di illuminazione) ai servizi ausiliari. Per tali impianti non è necessario sezionare l'impianto in sotto-insiemi al fine di individuare una parte dei consumi interni attribuibile ai servizi ausiliari.

Nelle osservazioni proposte in sede di audizione con riferimento alle utenze o consumi connessi al funzionamento di un impianto di produzione di energia elettrica, spesso viene proposta una distinzione tra "autoconsumi" e "servizi ausiliari" veri e propri. Giova ricordare che il termine "autoconsumi" o "energia autoconsumata" normalmente è associato alle attività di Autoproduzione26 ed autoconsumo (in sito o presso altri siti produttivi appartenenti allo stesso produttore), dove tutta o in gran parte (almeno il 70%) l'energia elettrica prodotta dall'impianto viene destinata a processi produttivi industriali diversi dalla produzione di energia elettrica (industria cartaria, chimica, raffinazione, ecc).

Il termine autoconsumo non è previsto dalla normativa fiscale in materia di assoggettamento ad accise dell'energia elettrica, dove al più si distingue tra consumi propri assoggettati od esenti da accise27 .

Una ulteriore casistica riguarda gli impianti che sono inseriti all'interno di siti in cui sono esercite attività diverse dalla produzione di energia elettrica, come, ad esempio, gli impianti di produzione (spesso cogenerativi) annessi a processi produttivi diversi dalla produzione di energia elettrica: in tali casi è opportuno che i consumi delle utenze connesse ai processi produttivi diversi dalla produzione elettrica (produzione di beni, servizi, processi industriali) siano misurati separatamente dai servizi ausiliari connessi al ciclo di produzione e trasformazione dell'energia elettrica dell'impianto di produzione.

Meritano invece una regolazione particolare tutti gli impianti che nascono anche con finalità ambientali, oltre che di generazione elettrica: tutti i termovalorizzatori e gli impianti che utilizzano biomasse o biogas prodotti da discarica o da depuratori di acque reflue ricadono in questa categoria.

Per tali impianti è necessario procedere ad un'analisi selettiva delle apparecchiature al fine di distinguere quelle appartenenti ai servizi ausiliari dalle altre.

A tal fine, alcuni dei criteri di selezione emersi nel corso dell'indagine appaiono condivisibili. In particolare:

1. l'inclusione nei servizi ausiliari delle utenze associate al ciclo termico, tra cui almeno: il generatore di vapore a recupero, il gruppo turbina-alternatore, condensatore, pompe di alimentazione caldaia e relativo circuito idraulico, trattamento acqua di alimentazione della caldaia, pompe di circolazione dell'acqua di raffreddamento o i ventilatori del circuito di raffreddamento in ciclo chiuso, ecc.;

2. l'esclusione dai servizi ausiliari dei consumi per la trasformazione di materiali diversi in combustibili (il c.d. "pre-trattamento" del combustibile) quando l'attività di trasformazione può essere effettuata anche in luoghi diversi rispetto a quello in cui si trova l'impianto: ad esempio, le operazioni di cippatura delle biomasse legnose, la trasformazione dei rifiuti tal quali in Cdr o Css, la produzione di biogas dal trattamento dei fanghi di depurazione, ecc.. Ciò anche al fine di evitare di indurre gli operatori ad utilizzare apparecchiature non elettriche laddove è possibile farne uso28 ;

3. per gli stessi motivi di cui al punto 2, sono da escludere dai servizi ausiliari i consumi per alcuni particolari attività di post-trattamento del Cdr, come l'evacuazione e la movimentazione delle scorie.

L'esclusione dai servizi ausiliari di centrale dei consumi legati, ad esempio, alle operazioni di cippatura delle biomasse vergini, appare coerente anche con quanto previsto dall'allegato X, parte II, sezione 4, del decreto legislativo n. 152/2006 che, nell'individuare le caratteristiche delle biomasse combustibili, considera come combustibile il materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di coltivazioni agricole non dedicate, legno vergine, prodotti agricoli, ecc. La lavorazione meccanica viene quindi intesa come un pre-trattamento per trasformare il prodotto naturale in combustibile.

Tale principio non sembra del tutto estendibile ai consumi dei digestori per la produzione del biogas, che dovrebbero essere considerati a tutti gli effetti parte dell'impianto di produzione, non essendo generalmente scindibili da esso.

Un discorso a parte meritano le considerazioni relative alla duplice finalità degli impianti che trattano i rifiuti (termovalorizzatori e impianti che utilizzano i biogas da discarica e da processi di depurazione), e alla loro funzione prioritaria legata alla pianificazione territoriale e all'ambiente.

Tali considerazioni, senz'altro condivisibili in linea di principio, porterebbero all'applicazione del criterio di esclusione, dall'ambito dei servizi ausiliari, di tutti i consumi che in ogni caso avrebbero luogo nell'impianto di smaltimento, anche in assenza della produzione di energia elettrica.

In un contesto non vincolato dagli elementi relativi ai sistemi di incentivazione precedentemente illustrati, tale criterio potrebbe avere un suo fondamento logico e trovare applicazione. Se, per ipotesi, ci trovassimo in una fase di valutazione dell'entità dell'incentivo da riconoscere a tali impianti, il principio in parola potrebbe essere utilizzato e l'incentivo essere determinato di conseguenza (inferiore all'attuale), senza che sorgessero particolari criticità. Agli effetti pratici, in termini di ricavo percepito, è del tutto equivalente avere un incentivo di 100 euro/MWh su un'energia incentivabile di 20 MWh o un incentivo di 80 euro/MWh su un'energia incentivabile di 25 MWh.

Ma poiché, come detto in precedenza, nell'attuale contesto il livello degli incentivi è già stato fissato dal Legislatore, l'applicazione di un criterio così innovatore come quello che prevede di escludere dai servizi ausiliari tutti i consumi che in ogni caso avrebbero luogo nell'impianto di smaltimento, anche in assenza della produzione di energia elettrica, comporterebbe un incremento sensibile e non previsto del livello degli incentivi già fissati, con conseguente aumento degli oneri di sistema.

Per tale motivo, non sembra condivisibile l'ipotesi fatta da taluni operatori di limitare i servizi ausiliari al solo ciclo termico dell'impianto, escludendo, ad esempio il ciclo di trattamento e depurazione dei fumi.

In ogni caso i criteri di determinazione di un valore a forfait per i servizi ausiliari di centrale dovrebbero ispirarsi ai seguenti criteri.

La determinazione di un valore a forfait per i consumi dei servizi ausiliari da dedurre dalla produzione lorda per il riconoscimento dei contributi incentivanti, in luogo della energia netta immessa in rete, al netto degli eventuali prelievi dalla rete esterna per alimentare tutti o in parte i servizi ausiliari, risponde a criteri di semplificazione amministrativa purché detta determinazione avvenga con riferimento a valori dei consumi annui per l'alimentazione di detti servizi prossimi al vero.

Diversamente, ogni qualvolta detti servizi ausiliari vengono sotto stimati rispetto ai valori reali, si determina un danno per il sistema elettrico e un conseguente indebito vantaggio per il produttore, tanto più elevati quanto maggiore è la sotto stima.

In questo senso la proposta di alcuni operatori di determinare i servizi ausiliari sulla base dei valori effettivamente misurati può comunque risultare utile anche in un regime di applicazione del forfait come quello previsto dal Dm 6 luglio 2012; infatti, le misure possono risultare utili ai fini della fissazione di un forfait realistico. Se il produttore fosse addirittura in grado di attuare interventi di risparmio energetico e di efficienza sul lato dei servizi ausiliari, sarebbe altresì auspicabile che detto forfait possa essere rivisto anche alcune volte nel corso della vita utile dell'impianto, previa istruttoria che coinvolga entrambe le parti (soggetto cedente e cessionario).

Allegato 1

Elenco degli operatori che hanno presentato osservazioni

Associazioni

1) Aper — Associazione dei produttori di energia da fonte rinnovabile

2) Assoelettrica

3) Cti — Comitato termotecnico italiano

4) Consorzio Italiano biogas

5) Federambiente — Federazione italiana servizi pubblici igiene ambientale

6) Federutility — Federazione delle imprese energetiche e idriche

7) Federpern — Federazione produttori idroelettrici

8) Fiper — Federazione italiana produttori di energia da fonte rinnovabile

9) Fise Assoambiente — Associazione imprese servizi ambientali

10) Italian Biomass Association – Itabia

11) Italcogen/Anima — Associazione dei costruttori e distributori di impianti di cogenerazionev

 

Imprese

12) A2A Spa

13) Accam Spa

14) Acea Spa

15) Acegas-Aps Spa

16) Cofely Italia Spa (*)

17) Euro Energy Group Srl

18) Hera Ambiente Spa

19) Lomellina Energia Srl

20) Sices Automazione Srl

21) Tambini Servizi energetici Srl (*)

(*) Solo osservazioni orali in sede di audizione.

Allegato 2

Riepilogo delle osservazioni presentate

Le percentuali rappresentano quanti operatori ritengono che sia corretto includere o meno una data utenza tra i servizi ausiliari rispetto al totale degli operatori che hanno espresso un parere in merito.

 

Termovalorizzatori

 

Servizi ausiliari
Utenze afferenti a: SI NO
ricezione, trattamento e movimentazione dei rifiuti 0% 100%
camera di combustione e post-combustione 67% 33%
generatore di vapore a recupero 100% 0%
gruppo turbo-alternatore 100% 0%
condensatore 100% 0%
demineralizzatore 100% 0%
ciclo di trattamento e depurazione dei fumi 0% 100%
evacuazione e movimentazione delle scorie 0% 100%
illuminazione e servizi comuni 0% 100%
eliminazione dei microinquinanti organici presenti nei rifiuti tramite postcombustione 0% 100%

 

Impianti a biogas da discarica

 

Servizi ausiliari
Utenze afferenti a: SI NO
captazione del biogas 0% 100%
Soffianti 0% 100%
Trattamento biogas (deumidificazione, desolforazione, compressione) 100% 0%

 

Impianti a biogas da depuratori

 

Servizi ausiliari
Utenze afferenti a: SI NO
Digestore dei fanghi 0% 100%
Trattamento biogas (deumidificazione, desolforazione, compressione) 100% 0%

 

Impianti a biogas da digestori biomasse

 

Servizi ausiliari
Utenze afferenti a: SI NO
stoccaggio e caricamento biomassa 0% 100%
reattore di digestione 0% 100%
separatore digestato 0% 100%
purificazione biogas 0% 100%
gruppo turbo-alternatore 100% 0%

 

Impianti a biomasse

 

Servizi ausiliari
Utenze afferenti a: SI NO
cippatura 0% 100%
essiccazione 0% 100%
stoccaggio e movimentazione cippato 0% 100%
caricamento cippato 100% 0%
caldaia 100% 0%
ventilatori 100% 0%
compressori 100% 0%
pompe 100% 0%
generatore 100% 0%
scarico ceneri 100% 0%
circuito acqua 100% 0%

 

Impianti a bioliquidi

 

Servizi ausiliari
Utenze afferenti a: SI NO
stoccaggio e movimentazione semi 0% 100%
spremitura 0% 100%
filtraggio 0% 100%
stoccaggio olio 0% 100%
gruppo turbo-alternatore 100% 0%

 

Note ufficiali

1

(1) Nel settore della produzione di energia elettrica si distingue tra fermate:

- "brevi", connesse a decisioni volontarie del produttore di non produrre in un determinato periodo o fascia oraria per esigenze di mercato, o involontarie, per guasti tecnici limitati;
- "lunghe", connesse a periodi di manutenzione programmata, straordinaria o di trasformazione, riconversione e rifacimento dei gruppi di generazione.

2

Unipede - Unione internazionale dei produttori e distributori di energia elettrica, ora Eurelectric, Terminologia impiegata nelle statistiche dell'industria elettrica, par. 3.1.1.2: "potenza elettrica assorbita dai servizi ausiliari", come la potenza elettrica consumata dai servizi ausiliari della centrale direttamente connessi con la produzione di energia elettrica, comprendente quella utilizzata – sia durante l'esercizio che durante la fermata della centrale – per gli impianti di movimentazione del combustibile, per l'impianto dell'acqua di raffreddamento, per i servizi di centrale, il riscaldamento, l'illuminazione, per le officine e gli uffici direttamente connessi con l'esercizio della centrale. La "potenza elettrica assorbita dai servizi ausiliari" deve essere riferita ai morsetti di ingresso di tutti i trasformatori ausiliari o ai morsetti di uscita degli eventuali generatori elettrici ausiliari.

3

Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, recante "Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative".

4

Deliberazione dell'Autorità 3 agosto 2006, n. 2/06, recante Proroga dell'incarico ai componenti del Comitato di Esperti costituito ai sensi dell'articolo 2, comma 2.4, della deliberazione dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas 22 aprile 2004, n. 60/04. Definizione di energia assorbita dai servizi ausiliari di centrale ai fini delle verifiche di cui alla medesima deliberazione n. 60/04.

5

Provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi 29 aprile 1992, n. 6, come modificato dal decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 4 agosto 1994.

6

Deliberazione dell'Autorità 19 marzo 2002 n. 42/02 recante Condizioni per il riconoscimento della produzione combinata di energia elettrica e calore come cogenerazione ai sensi dell'articolo 2, comma 8, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.

7

Energia elettrica utile prodotta annualmente dall'impianto, al netto dell'energia assorbita dai servizi ausiliari.
L'articolo 2 delle convenzioni di cessione destinata, che regolano il contratto di cessione tra produttore e soggetto cessionario (Enel prima, Grtn dal 2001, ora Gse), in alcuni casi prevede una definizione rigorosa dei servizi ausiliari, inclusiva anche delle perdite di trasformazione e di linea "Il quantitativo di energia mensile ceduta all'Enel dovrà risultare pari a quella misurata ai morsetti di macchina della sezione, dedotti i quantitativi di energia assorbiti dai servizi ausiliari, dalla eventuale officina e dalle perdite di trasformazione e nelle linee, fino ai punti di consegna alla rete Enel".
In altri casi il medesimo articolo 2 prevede l'applicazione della cd. quantificazione forfetaria per i servizi ausiliari, in una percentuale fissa della produzione lorda, come peraltro previsto dalla convenzione tipo approvata con decreto del Mica 25 settembre 1992, all'articolo 2.
Nel medesimo articolo 2, quando viene applicato il forfait viene solitamente previsto che "le Parti si riservano di verificare tale valore percentuale e sulla base delle risultanze, definire eventualmente un nuovo valore".

8

Produzione di energia elettrica netta di una sezione di produzione combinata di energia elettrica e calore Ee è la quantità di energia elettrica lorda prodotta dalla sezione nell'anno solare, diminuita dell'energia elettrica destinata ai servizi ausiliari della sezione e delle perdite nei trasformatori principali.

9

Decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, 6 luglio 2012 di Attuazione dell'articolo 24 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici.

10

Il Dm 6 luglio 2012 definisce:
- produzione lorda di un impianto, espressa in MWh: è la somma delle quantità di energia elettrica prodotte da tutti i gruppi generatori dell'impianto, misurate ai morsetti di macchina (articolo 2, lettera i);
- produzione netta di un impianto, espressa in MWh: è la produzione lorda diminuita dell'energia elettrica assorbita dai servizi ausiliari di centrale, delle perdite nei trasformatori principali e delle perdite di linea fino al punto di consegna dell'energia alla rete elettrica (articolo 2, lettera l);
- incentivo: è l'integrazione economica al ricavo connesso alla valorizzazione dell'energia prodotta idonea ad assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio e corrisposta dal Gse al produttore in riferimento alla produzione netta immessa in rete (articolo 2, lettera ab).
Nelle procedure applicative del Dm 6 luglio 2012 contenenti i regolamenti operativi per le procedure d'asta e per le procedure di iscrizione ai registri, pubblicate il 24 agosto 2012 dal Gse ai sensi dell'articolo 24, comma 1, del medesimo Dm, il Gse ha ulteriormente precisato che l'incentivazione sia riconosciuta in riferimento all'energia prodotta netta, ovvero al minor valore fra la produzione netta e l'energia effettivamente immessa in rete.

11

Nel parere dell'Autorità in merito allo schema di decreto per l'incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, di cui alla deliberazione 8 maggio 2012, n. 182/2012/I/EFR, è stato infatti proposto, ai fini di eliminare il problema della definizione e della misura dei servizi ausiliari, di incentivare la produzione lorda. Naturalmente, qualora l'incentivo dovesse essere erogato all'energia elettrica prodotta lorda, occorrerebbe ridefinire, in riduzione, i valori unitari dell'incentivo, affinché la redditività dell'investimento prevista in fase di definizione dell'attuale schema di decreto si mantenga costante (allegato A alla delibera n. 182/2012, pagg. 12 e 13).

12

Deliberazione dell'Autorità 22 aprile n. 60/04, recante Avvalimento della Cassa conguaglio per il settore elettrico per intensificare ed estendere le verifiche e i sopralluoghi sugli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, fonti assimilate a quelle rinnovabili e sugli impianti di cogenerazione.

13

Deliberazione dell'Autorità 7 giugno 2012, 240/2012/E/efr, recante Avvio di istruttoria conoscitiva relativa alla determinazione dei consumi per i servizi ausiliari di centrale nella produzione di energia elettrica.

14

Decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, 5 luglio 2012 di Attuazione dell'articolo 25 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, recante incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici (c.d. Quinto Conto Energia).

15

Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante Norme in materia ambientale, pubblicato nella Gazzetta ufficiale 14 aprile 2006 n. 88, So, il cui articolo 182, comma 4, prevede che "Nel rispetto delle prescrizioni contenute nei decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con apposite norme tecniche approvate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio (532) di concerto con il Ministro delle attività produttive, tenendo conto di eventuali norme tecniche di settore esistenti, anche a livello comunitario."

16

Decreto legislativo 3 dicembre 2010 n. 205, recante Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa a rifiuti e che abroga alcune direttive. L'articolo 8 modifica l'articolo 182 del Dlgs n. 152/2006: in particolare il comma 4 di cui alla precedente nota, è sostituito dal seguente: "4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisca un elevato livello di recupero energetico."

17

Enea, Federambiente, Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia, 3a edizione, marzo 2012.

18

Cfr. articolo 2, comma 1, lettera f) del decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2008 recante "Incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ai sensi dell'articolo 2, comma 150, della legge 24 dicembre 2007, n. 244".

19

Decreto del Ministero dell'industria, del Commercio e dell'artigianato 21 novembre 2000, integrato e modificato dal decreto del Ministero delle attività produttive del 15 dicembre 2001, recante Cessione dei diritti e delle obbligazioni relativi all'acquisto di energia elettrica prodotta da altri operatori nazionali, da parte dell'Enel Spa al Gestore della rete di trasmissione nazionale Spa.

20

A meno dei costi evitati di impianto e di esercizio e manutenzione (Titolo IV, lettera B) del provvedimento Cip n. 6/92.

21

In proposito il Dm 25 settembre 1992 precisa che l'energia oggetto di incentivazione "non potrà essere utilizzata dal produttore per i propri fabbisogni".

22

Decreto del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato 4 agosto 1994 recante Modificazioni ed integrazioni al provvedimento Cip n. 6/1992 in materia di prezzi di cessione dell'energia elettrica.

23

Cfr. articolo 3, comma 13, del decreto legislativo n. 79/1999.

24

Il computo delle perdite di linea fino al punto di consegna dell'energia alla rete elettrica è stato introdotto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2008. Fino ad allora la definizione non le includeva.

25

La possibilità di determinare l'energia assorbita dai servizi ausiliari "come quota risultante dalle misure elettriche" è stata introdotta dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2008. Fino ad allora la definizione non includeva tale possibilità.

26

Termine derivato alla definizione di autoproduttore di cui all'articolo 2, comma 2, del Dlgs 16 marzo 1999, n. 79/1999.

27

Si ritiene utile richiamare la normativa fiscale, citata anche nella deliberazione n. 2/06. Il primo riferimento in proposito è il Dlgs 26 ottobre1995, n. 504, recante Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative. Tale decreto, all'articolo 52, comma 3, lettera a) prevede attualmente che è esente dall'accisa l'energia elettrica utilizzata per l'attività di produzione di elettricità e per mantenere la capacità di produrre elettricità.
Il citato Testo unico, all'articolo 52, lettera f), come vigente nella Gazzetta ufficiale 29 dicembre 2005, n. 302, Supplemento ordinario, ossia alla data di adozione della deliberazione n. 2/06, prevedeva altresì che fosse esente l'energia elettrica impiegata, in usi diversi dalla illuminazione, esclusivamente per la generazione o per la trasformazione in altra energia elettrica, compresa quella utilizzata per forza motrice nelle centrali elettriche per servizi ausiliari strettamente connessi al compimento del ciclo di generazione o di trasformazione dell'energia elettrica, nonché quella impiegata nelle centrali idroelettriche per il sollevamento delle acque nelle vasche di carico per la successiva immissione nelle condotte forzate.
Con riferimento al testo unico vigente, ma in sostanziale continuità con il regime precedente, la circolare n. 37/D dell'Agenzia delle dogane, del 28 dicembre 2007, individua chiaramente cosa debba intendersi per consumi di elettricità per uso proprio finalizzati all'attività di produzione e per mantenere la capacità di produrre elettricità, indipendentemente dal fatto che siano prelevati dalla produzione della centrale o da fonti esterne, facendo riferimento a tutti i consumi dell'azienda produttrice.

 

28

In applicazione di detto criterio, tuttavia, rientrerebbe tra i consumi per servizi ausiliari l'energia elettrica assorbita per la captazione del biogas negli impianti da discarica.