Visione d'insieme
Scenari
18 Gennaio 2012
Il settore del recupero energetico da rifiuti, sarà l’anno della “svolta”?
(Davide Chiaroni, Federico Frattini, Riccardo Terruzzi - per gentile concessione di Agi Energia)

La tecnologia per la valorizzazione energetica dei rifiuti è ormai piuttosto matura, e ben consolidato è anche il periodico (quindicennale per la precisione) processo di rinnovo degli impianti. In Italia sono attualmente presenti 53 impianti per il recupero energetico dei rifiuti con una capacità di trattamento complessiva pari a 6,8 milioni di tonnellate all’anno, in media 125.000 ton/anno ad impianto. La potenza elettrica disponibile è di 770 MW.

Uno "scossone" al settore in Italia l'ha tuttavia dato ancora una volta la normativa con scadenze sempre più "pressanti" relative al passaggio dalla vecchia forma di incentivazione CIP6 ai Certificati Verdi e, a partire dal 2013, a una nuova forma di incentivazione, attraverso aste competitive, che il Decreto Rinnovabili di Marzo 2011 ha solo indicato, ma il cui funzionamento è ad oggi (inizio Gennaio 2012) in fase di definizione.

Tra il 2010 e il 2011 sono stati costretti ad abbandonare il CIP6 ben 11 impianti per un totale di oltre 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti trattati (circa il 25% del totale italiano). Questo processo proseguirà anche nel 2012 con altri 3 impianti che vedranno profondamente modificato il loro sistema di incentivazione. Il passaggio alla "nuova" forma di incentivazione non è indolore: sono necessari interventi di revamping, ossia di "pesante" modifica tecnologica (alle griglie, ai forni, ma anche alla turbina in molti casi) per ottenere dal GSE la nuova qualifica di Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili (IAFR). Questo con investimenti da sostenere in un clima di incertezza normativa con, ad oggi, la difficoltà di non poter stimare esattamente i ritorni attesi.

Per questi motivi, al revamping per la conservazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica si è affiancata in alternativa – guidando la scelta di operatori importanti come ad esempio A2A – la "conversione" dell’impianto verso un maggiore sfruttamento dell’energia termica. Questo è addirittura preferibile dal punto di vista dell’efficienza di trasformazione energetica, ma richiede come necessario pre-requisito l’esistenza di una idonea rete di teleriscaldamento (la cui costruzione ex novo richiede investimenti medi superiori ai 5 mln € per milione di metro cubo di utenze riscaldate).

Il maggior peso della componente termica su quella elettrica è peraltro un trend comune anche a livello europeo, dove il mercato (circa 70 milioni di tonnellate di rifiuti termo valorizzati negli oltre 450 impianti sparsi sul territorio europeo) ha fatto segnare un incremento di poco inferiore al 10% rispetto all’anno precedente, ma dove l’energia termica prodotta (per ora ancora minoritaria) è cresciuta più del doppio rispetto a quella elettrica. Come sempre sono i Paesi del nord Europa (Svezia e Danimarca in testa) a guidare la classifica degli impieghi termici dell’energia prodotta dal trattamento dei rifiuti, ma anche nel resto d’Europa (Germania e Francia, Paesi leader per capacità di trattamento complessiva) questo tipo di impiego sta crescendo di importanza.

Oltre al revamping delle centrali esistenti, in Italia si segnala anche una serie di nuovi impianti in progetto, la cui capacità complessivamente messa a disposizione è di 1.673.000 tonnellate, con un balzo di oltre il 35% rispetto alla capacità attualmente disponibile. Dei progetti appena citati, quello in fase più avanzata e l’unico già in costruzione, è l’impianto di Torino, che sarà un impianto moderno in linea con le caratteristiche e gli standard tecnologici europei.

L’impianto entrerà in funzione per il collaudo nel 2013 e si inserirà in una linea di teleriscaldamento già esistente, ma in fase di ampliamento, molto importante per la città di Torino. Questo a testimonianza di come, nonostante enormi incertezze normative, sia possibile effettuare investimenti importanti: l’impianto di Torino infatti è stato pensato e progettato per il sistema di incentivazione dei Certificati Verdi, ma di fatto, vista la sua entrata in funzione a pieno regime prevista per il Gennaio 2014, dovrà usufruire del nuovo meccanismo attraverso aste competitive.

Nonostante la "ripartenza" delle realizzazioni di nuovi impianti, questi tassi di crescita non sono sufficienti per garantirci un adeguato collocamento in Europa: per allinearsi alla media europea servirebbe ulteriore capacità produttiva per 11,5 milioni di tonnellate e al momento siamo solo al 15% di questo obiettivo. Appare chiaro che fino a quando rimarrà predominante il ruolo "politico" delle utility locali e quindi non si avrà il coraggio di operare secondo una vera logica di business, la filiera italiana del recupero energetico da rifiuti sarà costretta a giocare la propria partita in un mercato comunque "piccolo". In questo le già citate novità del Decreto Rinnovabili e l’imminente definizione del nuovo meccanismo di incentivazione, attraverso aste competitive, possono essere solo d’aiuto a dare una “svolta”.

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