Ne traccia un quadro contrastato, come merita un paese tra i più soleggiati d'europa. Il paese che promette di essere il primo a raggiungere la "grid parity", ossia la parità di costo tra energia prodotta da fonti rinnovabili e fonti non rinnovabili, non solo si sviluppa a macchia di leopardo, ma sembra proprio avanzare come un leopardo intrappolato in un groviglio di procedure. Le 76 pagine dell'inserto esaminano dettagliatamente tutti gli aspetti del settore: le politiche adottate, il sistema bancario, l'organizzazione della filiera e perfino le strategie di alcune imprese. Ne riportiamo gli elementi più significativi.
Il forte impulso generato dagli incentivi unito al clima di stabilità espresso dal governo attuale - entrambi fattori molto apprezzati dal Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (GIFI) - ha consentito al paese di diventare il quinto mercato mondiale (dopo Germania, Spagna, Stati Uniti e Corea del Sud). Nel 2008 l'installazione di nuovi impianti è aumentato del 200% benché il fotovoltaico contribuisca ancora solo per lo 0,3% alla produzione di elettricità. Tuttavia permangono elementi di preoccupazione di ordine congiunturale e strutturale.
La politica energetica
La stabilizzazione del quadro politico consente al paese di affrontare due questioni pressanti: la dipendenza energetica, che richiede una diversificazione delle fonti, e la riduzione delle emissioni climalteranti che vede il paese in 44esima posizione nella classifica degli sforzi compiuti dai 57 paesi responsabili del 90% delle emissioni di CO2. Entrambi nuociono alla competitività delle imprese italiane che devono far fronte a un maggiore costo dell'energia (16cents/kWh e 20 cents/kWh rispetto ai 10cents/kWh di Spagna, Portogallo e Regno Unito) e al costo dei certificati di CO2 (550 milioni di euro per il 2008, e 840 milioni di euro nel periodo 2009-2012) che si ripercuoteranno sull'insieme dell'economia.
Il duplice obiettivo di produrre elettricità per il 25% da fonte nucleare e per un altro 25% da fonte rinnovabile entro il 2020 riduce le ambizioni cui potrebbero mirare complessivamente i produttori di energie rinnovabili, ma dovrebbe incidere soprattutto sulle prospettive del solare termico più che su quelle del solare fotovoltaico e dell'eolico. Il condizionale è d'obbligo, considerando la capacità del comparto fotovoltaico di incidere sulle politiche energetiche che, cosa difficilmente comprensibile all'estero, è rappresentato da ben due organizzazioni: l'Associazione Nazionale dell'Industria Fotovoltaica (Assolare) e il Gruppo delle Imprese fotovoltaiche Italiane (GIFI).
La politica economica
Malgrado una serie di misure di rilancio tese a potenziare gli investimenti, gli analisti consultati da Sun & Wind Energy, escludono che nel caso italiano si possa parlare di Green Deal. Anzi, la situazione dovrebbe peggiorare, nel senso che la ripresa dell'economia italiana si farà a discapito dell'ambiente e della riduzione dei gas climalteranti. Il grosso degli investimenti sarà dedicato ai lavoro pubblici intesi come infrastrutture di trasporto e impianti di produzione di energia nucleare. Inoltre, mentre è certa la riduzione degli incentivi per l'installazione di nuovi impianti fotovoltaici, non è ancora chiaro il livello sul quale si assesteranno i nuovi incentivi per i quali è ventilata una riduzione del 10%. Soprattutto non esiste una visione d'insieme della filiera che comprenda la produzione del silicio (il 98% del quale è importato), la produzione di film sottile (il primo impianto di produzione sul suolo italiano verrà inaugurato entro la fine del 2009) e la produzione di pannelli (l'87% dei quali sono importati). Nonostante ciò il mercato potrebbe sopperire alla mancanza di una politica industriale, se non fosse per il permanere di forti difficoltà strutturali.
Moltiplicità delle procedure
Il maggiore freno allo sviluppo del fotovoltaico in Italia risiede nelle procedure da portare a termine per costruire un impianto e per collegarlo alla rete. Vi possono essere, infatti, fino a 21 passaggi amministrativi e burocratici. Nella pratica l'autorizzazione unica, che deve essere richiesta prima di costruire un nuovo impianto, è molteplice, tanto che la maggior parte degli investimenti sono stati realizzati nelle regioni dove queste procedure risultano effettivamente più agili: in Puglia, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna e nelle Marche. In particolare, le procedure autorizzative rendono più facile costruire piccoli impianti in Lombardia e grandi impianti in Puglia.
Un altro scoglio è dato dalle procedure di connessione alla rete che, a giudizio degli operatori, vanno a rilento soprattutto a causa dello scarso entusiasmo dei distributori di energia, e in particolar modo dell'ex monopolista Enel, anche se la obsolescenza e inadeguatezza della rete sono sicuramente da annoverare tra le concause principali.
Scarsa propensione al rischio del settore bancario
La crisi finanziaria ha sostanzialmente risparmiato le banche italiane, da sempre abituate ad arricchirsi grazie ai propri correntisti piuttosto che con investimenti a rischio, compresi quelli di tipo speculativo. Con ciò le banche nostrane hanno scoperto il project financing solo da pochi anni, e hanno quindi tardato ad apprezzare il potenziale offerto dallo sviluppo degli impianti fotovoltaici. Solo da poco si stanno attrezzando per acquisire le competenze necessarie per affrontare questo mercato. Dato l'approccio temerario degli istituti del Belpaese non è sorprendente che le banche straniere siano molto più attive in questo senso, in particolar modo quelle tedesche, come la Deutsche Bank oppure la Commerzbank, che hanno finanziato la maggior parte dei grandi impianti pugliesi. In questo modo le banche riescono perfino a influire sulla soluzione tecnologica, imponendo, ad esempio, l'uso d'inverter di fattura tedesca.
Nonostante tutto...
Seppur irto di difficoltà, il mercato italiano degli impianti fotovoltaici rimane e dovrebbe confermarsi tra i mercati più dinamici a livello internazionale, tanto più che offre un valido volano di compensazione alla repentina contrazione del mercato spagnolo. L'insieme di fattori quali: il meccanismo degli incentivi - seppure in una versione aggiornata -, la prospettiva del rapido raggiungimento della "grid parity", la struttura di un mercato composto essenzialmente di distributori-installatori, e, superato il momento più difficile della crisi, il ritrovato ottimismo degli operatori, dovrebbero permettere di stabilire nuovi primati a tutto campo. Se poi il paese risolvesse alcune delle sue difficoltà strutturali, ne avremmo probabilmente la certezza.
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