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29 Marzo 2011
Come definire le energie rinnovabili
(Redazione Nextville)

Non esiste un criterio scientifico e condiviso per definire in maniera univoca ciò che si intende per “energie rinnovabili”.

Da un punto di vista strettamente fisico, le fonti energetiche (rinnovabili e non) hanno la propria origine comune nell'energia solare. Il sole non è soltanto l'ovvia sorgente dell'energia solare, ma è indirettamente il padre anche di tutte le altre forme di energia, ad eccezione di quella geotermica e delle maree.

Il moto dei venti, ad esempio, è innescato dalle differenze di temperatura in atmosfera, così come l'evaporazione delle acque e il ciclo delle pioggie, causate dalla radiazione solare, sono alla base della fonte idroelettrica. Oltre ovviamente a tutto il mondo vegetale (biomassa) che trasforma l'anidride carbonica in sostanze nutritive grazie al processo di fotosintesi, impensabile in assenza di luce solare.    

La principale caratteristica delle fonti rinnovabili è, in linea generale, una disponibilità e una capacità di rigenerazione superiori al consumo.

Anche fonti fossili come gas, petrolio e carbone, che originano da fenomeni naturali di degradazione della biomassa, presentano una certa “rinnovabilità”; il problema è che i loro cicli di rigenerazione non si misurano col calendario umano, bensì in ere geologiche.

Le fonti rinnovabili nella normativa italiana ed europea
 
Proviamo a identificare le “vere” rinnovabili in base all'inquadramento che ne dà la normativa europea (direttive 2003/54/Ce e 2009/28/Ce).

Le direttive europee riconoscono come “fonti energetiche rinnovabili” le seguenti fonti non fossili:

• eolica
• solare
• aerotermica
• geotermica
• idrotermica e oceanica
• idraulica
• biomassa
• gas di discarica
• gas residuati dai processi di depurazione
• biogas

Rispetto alla direttiva del 2003, la più recente direttiva 2009/28/Ce, recepita nel nostro Paese con il Dlgs 3 marzo 2011, n. 28, ha aggiunto e definito due nuovi fonti energetiche:

• energia "aerotermica": l'energia accumulata nell'aria ambiente sotto forma di calore;
• energia "idrotermica": l'energia immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore.

Ma non solo. Il Dlgs n. 28/2011, nel recepire la direttiva 2009/28/Ce, ha ampliato e rivisto la definizione di biomassa:

Per biomassa di intende "la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l'acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".

Nota bene: la precedente definizione di biomassa era molto più limitata, dal momento che includeva solo "la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".

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