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2 Maggio 2009
Mercato dell'energia e Certificati Verdi: gli strumenti di mercato nelle politiche ambientali
(Redazione Nextville)

L’obiettivo del processo di liberalizzazione del mercato dell’energia è quello della creazione di un mercato unico dell'energia elettrica, dove la domanda di tutti i consumatori e l’offerta di tutti i produttori si incontrino in modo da garantire ai clienti finali la massima economicità dell’energia e ai produttori la tutela della concorrenza.
La formazione del prezzo è in realtà assai complessa. Prima di tutto la struttura del prezzo finale dell’energia è determinato da numerose componenti: la generazione elettrica (cioè la produzione vera e propria), il dispacciamento, le perdite lungo la rete, il trasporto, le maggiorazioni, le imposte, la distribuzione. Molti di questi passaggi sono più o meno vincolati dallo stato delle infrastrutture (ad esempio le perdite), dal controllo centralizzato dei flussi (il dispacciamento, il trasporto), dal livello di tassazione. Le componenti che si contrattano sul mercato sono quelle della produzione (o importazione) e della distribuzione e vendita agli utenti finali. Ma in un mercato che fino a pochi anni fa era un monopolio completo, la predominanza di questo operatore (Enel) è ancora indiscussa e la concorrenza troppo fragile per giocare a favore dei clienti finali.
 
Inoltre, i clienti finali con medio-bassi livelli di consumo (impossibilitati a contrattare sul mercato), sono stati a lungo soggetti al cosiddetto “mercato vincolato” che li assoggettava a tariffe decise dall’Autorità per l’Energia. Solo dal 2004 sono state liberate dal questo vincolo le aziende (tutti i detentori di partita IVA), mentre i consumatori privati godono della liberalizzazione solo dal 1° luglio 2007. In pratica è solo da poco che i clienti finali domestici hanno il
 diritto di recedere dal contratto di fornitura del
 mercato vincolato e di scegliere un fornitore diverso dal distributore operante nel proprio ambito territoriale.

Si parla dunque di mercato unico dell’energia in termini teorici, perché esso non ha ancora avuto modo di svilupparsi. Il meccanismo prevede comunque che i produttori si facciano concorrenza tra loro, che la competizione stessa spinga tutti i produttori a migliorare l’offerta, aumentando l’efficienza degli impianti e tagliando i costi superflui. E che quindi i prezzi finali della generazione elettrica tendano ad essere i più bassi possibili.
 
All’interno di questo schema, i Certificati Verdi sono uno strumento tecnico con il quale i produttori da fonti rinnovabili (più deboli in quanto caricati di costi delle tecnologie molto più elevati) dovrebbero riuscire ad essere competitivi sul mercato, in quanto essi ottengono un vantaggio (possono vendere i certificati loro assegnati) mentre ai produttori convenzionali viene assegnato uno svantaggio (devono ottenere o acquistare una certa quantità di certificati).
L’incentivazione attraverso i Certificati Verdi aggiunge in pratica un mercato parallelo a quello della produzione elettrica, che in parte la condiziona.
 
E’ indispensabile però ricordare che i condizionamenti più gravi al mercato dell’energia derivano da fattori strutturali e geopolitici. La prevalenza delle fonti fossili è schiacciante, e le fonti fossili - per le quali dipendiamo quasi completamente dall’estero - sono risorse sempre più scarse e con andamenti di prezzo sempre più discontinui. A fronte di questo vincolo gravissimo, la domanda di energia continua a crescere, facendo lievitare i prezzi quando il petrolio "sale" e non consentendo ribassi proporzionali quando "scende".  In questo quadro difficile, la gestione politica del settore si è dimostrata spesso contradditoria e poco incisiva, facendo subire all’Italia un notevole ritardo nel processo di liberalizzazione.


Mercato e politiche ambientali

Gli strumenti di mercato, cui il sistema dei Certificati Verdi appartiene, offrono ottime possibilità di indirizzare lo sviluppo di un paese senza ricorrere alla fiscalità e alle regolamentazioni rigide. Numerosi problemi ambientali vengono ormai affrontati secondo questa logica (che potremmo definire di libera commercializzazione del problema).
 
La più importante e più nota è certamente l’Emission Trading, cioè il mercato delle quote di emissione di gas climalteranti, ma in molti paesi si ricorre a meccanismi simili anche rispetto agli obblighi di riciclo.
Si tratta, molto schematicamente, di offrire ai produttori che – in senso stretto o in senso lato – maggiormente "inquinano", la scelta tra risolvere il problema da sé, convertendo il proprio processo produttivo, oppure acquistare dei diritti di inquinamento da altri soggetti che hanno risolto il problema più di quanto non fossero tenuti a fare e dunque possono vendere i diritti eccedenti, guadagnandoci. Questo approccio crea dunque dei mercati specifici con funzionamento simile a quello dei mercati delle merci.

In pratica, non solo i prodotti energetici di base, come elettricità, petrolio e gas ma gli stessi Certificati Verdi  potrebbero diventare un’attività sulla base della quale si progettano e si scambiano prodotti finanziari e derivati, i quali potrebbero consentire ad un numero crescente di operatori di mercato un’interazione dinamica secondo logiche di tipo finanziario. I Certificati sono dei veri e propri titoli al portatore, con una scadenza, un mercato e una Borsa dedicati. Man mano che la loro emissione aumenterà, potrebbero essere in grado di costituire una massa sufficiente a esprimere una vera dinamica finanziaria, che a sua volta potrebbe essere in grado di influenzare, almeno in parte, il prezzo corrente dell’energia elettrica.


Il prezzo dei Certificati Verdi

Quando si parla di potenzialità di mercato dei Certificati Verdi, il condizionale è d'obbligo.  Infatti lo schema teorico della domanda - offerta non ha potuto attuarsi nella realtà, perché il meccanismo dei Certificati Verdi è stato continuamente inficiato da altri interventi  paralleli. Prima di tutto è andato a sovrapporsi alla precedente incentivazione del CIP6 (che - ancora a fine 2008 - mantiene aperte deroghe a favore di impianti di incenerimento che poco hanno a che fare con le fonti rinnovabili).
 
In pratica, essendo soggetti ad un altro modello di beneficio, un notevole numero di produttori da fonte rinnovabile non  ha partecipato all’assegnazione dei Certificati Verdi. Dunque al mercato “mancavano” i necessari titoli richiesti dagli obblighi a carico dei produttori da fonte fossile. Per compensare questo squilibrio, sono stati emanati Certificati corrispondenti ai soggetti assenti, ma con un beneficiario improprio, cioè il Gestore stesso. Il quale è diventato innaturalmente l’operatore più potente e dunque in grado di condizionarne il prezzo. Il prezzo “offerto” anno per anno dal Gestore è infatti diventato il punto di riferimento per la contrattazione, e in pratica  è diventato il prezzo dei Certificati.
 
Dall'avvio dei Certificati Verdi - e fino a fine 2008 -  il prezzo di offerta veniva determinato dal Gestore come differenza tra il costo medio dell’energia acquistata dal GSE dagli impianti che godono dell’incentivo CIP6 nell’anno di riferimento e il ricavo derivante dalla cessione della stessa energia nello stesso anno.
Per i primi anni, i Certificati hanno goduto di prezzi crescenti, ma a partire dal 2007 l'eccesso di offerta ha portato ad una brusco rallentamento. Tanto da far ritenere che essi non potessero più costituire un valido incentivo per i nuovi impianti.
 
Il prezzo di riferimento
C'è stato a questo punto un intervento normativo: la Finanziaria 2008, e il Decreto Rinnovabili che ne attua il dettato, ha introdotto  un valore di riferimento  fissato per legge in 180 euro. Il prezzo  al quale il Gestore si impegna a ritirare i Certificati  è pari al valore di riferimento detratto il valore medio annuo del prezzo dell’energia comunicato dall’Autorità.
Il valore di riferimento, come i coefficienti per le diverse fonti, puo’ essere aggiornato ogni tre anni, con decreto del ministro dello sviluppo economico.
Viene quindi introdotto un valore fisso decretato per legge, che poco ha a che fare con le dinamiche di mercato.
 
Si vedrà quanto questa contraddizione peserà su un meccanismo che dovrebbe essere la sintesi delle diverse spinte dei soggetti implicati.
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