Quando si vuole definire il concetto di efficienza energetica, si scopre presto quanti diversi significati si possono attribuire a questa formula, da quelli più strettamente dettati dalla fisica fino a quelli di parola d’ordine per un generale e quasi indistinto impegno al risparmio energetico.
E’ fuori discussione che il primo passo verso l’efficienza energetica, in tutti i settori, è strettamente legato alle tecnologie: e non a quelle sperimentali o futuribili di cui pur tanto si discute, ma di quelle già assolutamente testate, diffuse, disponibili e oggettivamente meno costose delle loro antenate. Si tratta, in altre parole, di sostituire “sistemi” energetici obsoleti con sistemi che funzionano meglio, cioè più efficienti.
E’ evidente che ogni macchina, processo, sistema con migliori prestazioni ci farà risparmiare, dunque che conviene a tutti avere una vettura, un impianto, una casa che consumano meno energia. L’unico problema, spesso, è trovare i soldi necessari a questo investimento, utile al singolo quanto alla collettività.
Per la verità, quello dei costi iniziali di investimento non è l’unico problema. Una difficoltà altrettanto grande è quella dell’informazione o, se la si guarda in un’altra prospettiva, della diffusissima ignoranza che accompagna questo ambito di problemi. Il cittadino medio è in grado, grazie alle martellanti pubblicità, di capire piuttosto bene quando gli conviene cambiare la macchina, ma spesso non ha alcuna informazione sui risparmi che potrebbe effettuare, ad esempio, cambiando il sistema di riscaldamento o l’illuminazione della sua casa. E questo vale anche per molti imprenditori, enti locali, enti pubblici rispetto alle produzioni e ai servizi che sono chiamati a fornire.
Un sistema di incentivi pubblici ben studiato serve proprio a superare questi primi ostacoli: lo stato e gli enti locali intervengono per finanziare l’atto iniziale di sostituzione di un “parco sistemi” obsoleto, e contemporaneamente creano informazione, aiutando il cittadino e l’impresa ad aiutarsi da sé.
Ma se il primo passaggio legato all’efficienza energetica è quello del minore consumo tout-court, pensando più strategicamente il concetto si sposta da elementi quantitativi a elementi qualitativi. La domanda che si pone contemporaneamente all’idea di risparmio è: risolveremo il problema lasciando immutate le fonti di energia che consumiamo? Se negli ultimi dieci anni i consumi energetici sono cresciuti del 40%, sarà sufficiente ottenere un risparmio del 20% nei prossimi dieci anni? Ovviamente no, la domanda crescerà probabilmente ad un ritmo maggiore di quello del risparmio previsto. E le più diffuse previsioni danno il petrolio in esaurimento nel giro di uno/tre decenni. Finché più del 90% della domanda di energia viene soddisfatta dall’uso di combustibili e carburanti di origine fossile, la pura strada del risparmio non è sufficiente.
Ed ecco che il concetto di efficienza energetica, così strettamente legato allo sviluppo tecnologico, assume anche una importante valenza qualitativa: via via che si interviene modificando il “parco sistemi energetici” esistenti o se ne creano di nuovi, è necessario indirizzarsi quanto più possibile verso sistemi che producono la propria energia, sganciandosi dall’utilizzo delle fonti tradizionali.
Sistemi solari termici, fotovoltaici, eolici, geotermici (e altri ancora) intervengono nel processo di razionalizzazione dell’uso dell’energia con un doppio risultato: si smantellano processi obsoleti e si consuma una energia che si rinnova continuamente, perché (direttamente o indirettamente) proviene dal sole.
E’ così che efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili diventano, nei tempi medi, un concetto solo: l’una non può esistere senza l’altro, e viceversa.
** Istituto Sviluppo Sostenibile Italia
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